Saggi

L’eroe della coscienza? Astolfo e lo sguardo sul mondo nell’Orlando furioso

Paolo Gervasi

Abstract


Le vicende narrate nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto assorbono la riflessione umanistica e rinascimentale sulla formazione dell’individuo, sulla sua interazione con l’ambiente naturale e sociale, sulle strategie di contenimento dell’azione disgregante delle passioni. Il saggio propone di leggere nel discorso psicologico contenuto nel Furioso la rappresentazione di un processo del sé che oltrepassa il contesto storico e il dibattito contemporaneo, per intercettare alcune costanti antropologiche e biologiche. In particolare, l’opera sembra stilizzare e dare forma ai processi di emersione della coscienza non in quanto dispositivo etico-morale, ma in quanto consciousness, costruzione del sé a partire da uno stadio istintuale e pulsionale. Nella complessità dell’intreccio ariostesco si manifesta infatti la tensione tra stati di esistenza puntiformi e discontinui e una percezione del sé coerente e stabile. Il faticoso districarsi dei personaggi dalla selva di desideri ricorsivi che li imprigionano può essere messo in relazione con le condizioni biologiche dalle quali si origina la coscienza, con la genesi corporea e sensoriale del sé. Sullo sfondo di questa analogia, il saggio analizza il modo in cui nell’economia narrativa del poema Astolfo diventa testimone e strumento di un’ipotesi di continuità della coscienza. Trasformato dalla maga Alcina in mirto, Astolfo entra nel poema emergendo da un’esperienza di degradazione morale e biologica. Riconquistata la forma umana, affronta e sconfigge diverse manifestazioni della dismisura, del mostruoso, dell’informe, della mutevolezza e dell’instabilità. È chiamato a dissolvere il palazzo di Atlante, e a recuperare il senno di Orlando: liberando i cavalieri dalle loro ossessioni ripetitive e dando la possibilità alle loro storie di dispiegarsi, Astolfo, l’eroe tradizionalmente incosciente, diventa funzione del prodursi della coscienza. Che non dipende, come dimostrano le sue avventure «fortunose», determinate dal caso e modellate dalle circostanze, da un atto supremo della volontà, ma da un’elaborazione contingente e flessibile dell’esperienza. Lo statuto anomalo del personaggio ariostesco, il suo sguardo sul mondo sempre dislocato, il suo percorso dalla profondità della materia alla rarefazione del pensiero, testimonia del tentativo, percepito in tutta la sua precarietà, di sollevarsi dalle emergenze nucleari per approdare a una dimensione compiuta della coscienza.

 

The Hero of Consciousness? Astolfo and the viewpoint over the world in the Orlando furioso

The events narrated within Ludovico Ariosto’s Orlando furioso assimilate the humanistic debate on the formation of the individual, his interactions with natural and social environment, his strategies of containment of the disrupting action of passions. The present essay reads in the psychological discourse developed within the Furioso the representation of a process of the self overstepping the historical context and its debate, to intercept some anthropological and biological constant. Particularly, Ariosto’s work stylizes and gives shape to the emergence of consciousness, not as an ethic and moral entity but as a building process of the self moving from an instinctual and pulsional dimension. Indeed, in the complexity of the plot is represented the tension between punctual and discontinuous stage of beeing and a stable and coherent self-perception. The laborious disentanglement of characters from the wood of their recoursive desires relies to the biological conditions originating consciousness, the bodily and sensory origin of the self. Grounding on this analogy, the essay analyzes how in the poem Astolfo becomes both a witness and an instrument of an hypothesis of persistence of consciousness. Changed in myrtle by the sorceress Alcina, Astolfo enters the poem emerging from an experience of moral and biological degradation. Reconqured the human shape, Astolfo faces and defeats different expressions of disproportion, monstruosity, shapelessness, varability and instability. He has to dissolve Atlante’s palace, and to recover Orlando’s wits: releasing knights from their recurring obsessions and giving deployment to their stories, Astolfo, the traditionally thoughtless hero, becomes a function of the generation of consciousness. Which, as revealed by Astolfo’s «aventurose» escapades, shaped by chance and circumstances, doesn’t depend on a strong act of his will, but on a flexible and incidental elaboration of the experience. The anomalous status of the character, his displaced gaze on the world, his path from the depth of matter to the height of thought, witnesses the precarious attempt to raise from the nuclear emergences of life, thus achieving the fulfillment of consciousness.

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DOI: https://doi.org/10.13130/2037-2426/7939

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