Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis <p>Rivista di storia della filosofia medievale.<br>A cura delle cattedre di Storia della filosofia medievale della Università degli studi di Milano.</p> <p>ISSN 2035-7362</p> it-IT <h3>Gli autori che pubblicano su questa rivista accettano le seguenti condizioni:</h3> <p>a. Gli autori mantengono i diritti sulla loro opera e cedono alla rivista il diritto di prima pubblicazione dell'opera, contemporaneamente licenziata sotto una Licenza Creative Commons - Attribuzione che permette ad altri di condividere l'opera indicando la paternità intellettuale e la prima pubblicazione su questa rivista.</p> <p>b. Gli autori possono aderire ad altri accordi di licenza non esclusiva per la distribuzione della versione dell'opera pubblicata (es. depositarla in un archivio istituzionale o pubblicarla in una monografia), a patto di indicare che la prima pubblicazione è avvenuta su questa rivista.</p> <p>c. 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Il testo del maestro catalano, in confronto anche con testi simili precedenti o coevi, si presenta come un testimone interessante della temperie culturale dei primi decenni del Trecento, dal momento che analizza la stimmatizzazione di Francesco non tanto per uno scopo apologetico, quanto piuttosto come come locus philosophicus grazie al quale elaborare alcune riflessioni sul rapporto tra natura e soprannatura e in merito alla potentia Dei absoluta.</p><p> </p><p>The Christian experience of Francis of Assisi not only inspired the religious literature of his time but also constituted a reference point for the philosophical and theological elaboration of the Franciscan masters, as it can be deduced from the analysis of a quodlibetal question of Petrus Thomae about the phenomenon of the Poverello's stigmata. The text of the Catalan master, in comparison also with similar previous or coeval texts, arises as an interesting witness of the cultural age of the fourteenth century early decades, since it analyzes the stigmatization of Francis not so much for an apologetic purpose, but rather as locus philosophicus thanks to which it is possible to elaborate some reflections on the relationship between nature and supernature and on the potentia Dei absoluta.</p> Ernesto Dezza Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10354 Tue, 03 Jul 2018 11:11:31 +0000 L’eredità agostiniana dalla tradizione monastica alle filosofie francescane https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10355 <p>Il XII secolo rappresenta per il mondo monastico un periodo di grande splendore dal punto di vista culturale e filosofico, in particolare grazie a figure come Bernardo di Chiaravalle e Guglielmo di Saint-Thierry, la cui riflessione rappresenta da una parte la maturità della tradizione monastica altomedievale, dall’altra il coronamento e la chiusura di un periodo, più che l’apertura di uno nuovo.<br />Paradossalmente il XII secolo segna anche un periodo di crisi profonda, in cui i monaci, che per secoli sono stati al centro dei dibattiti teologici e filosofici, sembrano lasciare il posto agli ordini mendicanti. Nel secolo successivo i francescani raccolgono in un certo senso l’eredità monastica, riprendendola in modo originale, come Guglielmo ha fatto con Agostino, riuscendo così a renderla capace di partecipare ai nuovi dibattiti filosofici e a trovare posto all’interno degli ambienti universitari. <br />Un esempio chiaro è offerto da Bonaventura da Bagnoregio, uno dei più grandi rappresentanti nel XIII secolo della tradizione agostiniana rivista alla luce dell’ispirazione francescana. Bonaventura riprende dalla tradizione monastica alcuni temi: la superiorità dell’amore, della volontà e del bene sull’intelletto, la centralità della relazione e dell’analogia nel rapporto tra uomo e Dio. Il linguaggio del filosofo francescano è in un certo senso simile a quello usato da Guglielmo: non è semplicemente evocativo, letterario e platonico, in quanto condivide le forti esigenze logiche e la nuova terminologia caratteristica dell’aristotelismo diffuso nell’università parigina.<br />Prendendo in esame la riflessione di Bonaventura, con particolare riferimento a Legenda maior e a Itinerarium mentis in Deum, e prestando attenzione ai temi riconducibili alla tradizione agostiniana e monastica, si può cercare di chiarire fino a che punto esista un legame con tale tradizione e quanto ci sia invece di originale e tipicamente francescano.</p><p> </p><p>The twelfth century is a period of great splendor for the monastic world from the cultural and philosophical point of view, thanks to philosophers like Bernard of Clairvaux and William of Saint-Thierry in particular. Their philosophical thought represents not only the maturity of the early medieval monastic tradition and its crowning achievement, but also the closing of a period, rather than the opening of a new one.<br />Paradoxically, the twelfth century is also a period of profound crisis, in which the monks, who for centuries have been at the center of theological and philosophical debates, seem to leave their place to mendicant religious orders. In a sense, during the following century the Franciscans collect the monastic legacy, recovering it in an original way, as William of Saint-Thierry did with Augustine’s philosophy. The Franciscans also succeed in making this inheritance capable of participating in the new philosophical debates, also in university environments. <br />A clear example is Bonaventure from Bagnoregio, one of the most important philosopher in the thirteenth century that recovered the Augustinian tradition reconsidering it thanks to his Franciscan inspiration. Bonaventure picks up from the monastic tradition some themes: the superiority of love, of will and of good over the intellect, the importance of relationship and of analogy in the link between man and God. In a sense we can say that the language of the Franciscan philosopher is similar to William’s language: it isn’t simply evocative, literary and platonic, because it shares the strong logical requirements and the new terminology of Aristotelianism spread in Parisian university.<br />Considering Bonaventure’s philosophy, focusing on Legenda maior and Itinerarium mentis in Deum, and paying attention to the themes related to the Augustinian and monastic tradition, we can try to clarify the link with this tradition and what on the contrary is original and “typically Franciscan”.</p> Francesca Pullano Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10355 Tue, 03 Jul 2018 11:11:32 +0000 <i>Agere obiectum</i>. La finalità pratica della teologia come <i>dilectio Dei</i> in Pietro Aureolo https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10356 <p>Nel contesto della discussione medievale sulla scientificità della teologia, uno dei temi particolarmente studiati dall’epistemologia teologica (o metateologia) è quello della qualità speculativa o pratica della teologia. Su questo aspetto, la tradizione francescana ha sviluppato la tendenza ad assegnare alla teologia un carattere, se non assolutamente pratico, quantomeno intermedio tra speculativo e pratico, ma certamente caratterizzato da un’indole affettiva. L’iniziatore di questa specificazione pratica dell’abito teologico quale «scientia movens affectionem ad bonitatem» può essere certamente identificato in Alessandro di Hales. Il mio intento consiste qui nel documentare tale attribuzione in una delle sue forme, accostando i testi di uno tra i più autorevoli maestri francescani del xiv secolo: Pietro Aureolo († 1322). Ne sarà esaminata la proposta studiando i passaggi relativi al tema rintracciabili nello Scriptum e nella Reportatio.</p><p> </p><p>In the Medieval debate on the scientificity of Theology, one of the themes particularly studied by theological Epistemology (or Metatheology) is its speculative or practical quality. On this issue the Franciscan Tradition has developed an aptitude to give Theology a character, if not absolutely practical, at least intermediate between speculative and practical, but certainly marked by an affective peculiarity. Of course the author who started this practical specification of the theological habit as «scientia movens affectionem ad bonitatem» can be identified as Alexander of Hales. My purpose here is to document a model of this attribution approaching some texts of one of the most influential Franciscan Masters of the Fourteenth Century: Pietro Aureolo († 1322). I am going to examine his proposal by studying excerpts related to the theme in the Scriptum and Reportatio.</p> Davide Riserbato Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10356 Tue, 03 Jul 2018 11:11:32 +0000 Francescanesimo controverso. Aspetti conoscitivi agostiniani tra francescani e Nicola d’Autrecourt https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10357 <p>Negli studi sul pensiero medievale la questione delle filosofie francescane si presenta come controversa a proposito della definizione di una essenza del pensiero francescano – in relazione alla figura di Francesco d’Assisi –, di temi di riflessione specifici e del rapporto con le tradizioni filosofiche precedenti.<br />Si tratta di un francescanesimo controverso pure all’interno di una stessa tradizione storiografica, come quella Neoscolastica, in cui studiosi come Gilson, Vignaux e Boehner ne hanno sottolineato il carattere prevalentemente agostiniano o aristotelico.<br />Partendo dalla consapevolezza della problematicità della questione, il saggio si sofferma sui possibili caratteri comuni delle teorie della conoscenza in alcuni pensatori francescani tra XIII e XIV secolo, come Pietro Giovanni Olivi e Pietro Aureolo, a partire dai concetti di conversio, intentio e reflexio e dal loro rapporto con la tradizione agostiniana.<br />Si delineano così teorie della conoscenza che privilegiano l’attività e l’immediatezza del conoscere, sia per la conoscenza diretta sia per quella riflessa.<br />Infine, tali caratteri si possono cogliere pure in un autore non francescano ma secolare come Nicola di Autrecourt, la cui teoria della conoscenza ha fatto parlare di un internalismo vicino a quello delle correnti francescane del XIV secolo (Grelllard). In conclusione, se da una parte non si può ipostatizzare l’idea di caratteri comuni del pensiero francescano, dall’altra si può forse parlare di un comune universo discorsivo in cui la figura di Francesco d’Assisi mostra la propria portata filosofica nella storia.</p><p> </p><p>In the History of Medieval Philosophy’s studies, the question of Franciscan philosophies has been the subject of controversy concerning the definition of an essence of Franciscan thought, about the relationship with Francesco d’Assisi, of specific topics of reflection and relationship with the previous philosophical traditions.<br />It is a controversial Franciscanism even within the same historiographical tradition, such as the Neo-Scholastic one, in which scholars such as Gilson, Vignaux and Boehner have emphasised its predominantly Augustinian or Aristotelian character.<br />Starting from the awareness of the problematic nature of the issue, the essay focuses on the possible common peculiarities of the theories of knowledge in some Franciscan thinkers between the 13th and 14th centuries, such as Pietro Giovanni Olivi and Pietro Aureolo, starting from the concepts of conversio, intentio, reflexio and their relationship with the Augustinian tradition.<br />Thus the theories of knowledge are delineated which privilege the activity and the immediacy of knowing, both for direct and reflected knowledge.<br />Finally, these features can also be grasped in a non-Franciscan but secular author like Nicola di Autrecourt, whose theory of knowledge has made mention of a type of internalism close to that of the 14th century Franciscan movement (Grelllard). Therefore, in conclusion, while on the one hand the idea of common particularities of Franciscan thought can not be hypostatised, on the other hand we can perhaps speak of a common discursive universe in which the figure of Francesco d’Assisi shows his philosophical significance in history.</p> Amalia Salvestrini Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10357 Tue, 03 Jul 2018 11:11:33 +0000 Un mito moderno. Nota su san Francesco nella lettura di Francesco Novati https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10358 <p>Il saggio discute la lettura proposta da Francesco Novati della figura di san Francesco d’Assisi, a partire dalla interpretazione di quelle di Dante e Giotto. Alla luce dei rapporti con Gabriele d’Annunzio, la lettura novatiana di Francesco rivela una prospettiva che tende a offrire una visione estetizzante, dannunziana e decadente, immagine della modernità e non sempre aderente al messaggio originario. In questo modo Francesco diviene sostenitore di un progetto di riforma interno alla Chiesa che, con spirito dannunziano, supera il dualismo tra materia e spirito per arrivare quasi a un elogio dell’immanenza. Attraverso una sorta di mitizzazione della figura di Francesco, Novati parla del proprio tempo più che di un personaggio vissuto nel passato.</p><p> </p><p>The essay discusses Francesco Novati’s reading of the figure of St. Francis of Assisi, starting from the interpretation of those of Dante and Giotto. In the light of the relationship with Gabriele d’Annunzio, the Novati’s reading of St. Francis reveals a perspective that tends to offer an aestheticising view, which is “dannuntian” and decadent, image of modernity that not always adheres to the original message. In this way, St. Francis purposes an inside reform project of the Church, which, with a “dannuntian” spirit, goes beyond the matter-spirit dualism in order to arrive almost to a praise of the immanence. Through such a mythologisation of the figure of St. Francis, Novati talks about his own time more than about a man who lived in the past.</p> Elio Franzini Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10358 Tue, 03 Jul 2018 11:11:33 +0000 <i>Francescanesimo wittgensteiniano</i>. Un’indicazione storiografica tra provocazione e proposta https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10362 <p>Anthony Kenny e Orlando Todisco, in due diversi contesti, hanno proposto un originale accostamento tra Wittgenstein e alcuni filosofi francescani. Alla luce di questi studi è possibile chiedersi quale valore possa avere la nozione di francescanesimo wittgensteiniano e quale utilità essa ricopra nell’identificare i caratteri di una filosofia francescana. Nella prima parte considererò l’atteggiamento di Kenny nei confronti di Duns Scoto, le cui tesi, dapprima frettolosamente associate a quelle del neopositivismo, vengono poi adeguatamente contestualizzate all’interno della contrapposizione tra la tradizione neoplatonica-agostiniana e l’aristotelismo radicale nell’Università di Parigi. Nella seconda parte, analizzerò il parallelo suggerito da Todisco tra Wittgenstein e Occam, con particolare attenzione alla filosofia del linguaggio, alla critica alla metafisica e alla nozione di ineffabilità. Dopo aver evidenziato i limiti storiografici di entrambe queste proposte, concluderò sostenendo che il francescanesimo wittgensteiniano non può essere considerato un progetto di ricerca autonomo capace di stabilire delle tesi comuni. Esso comunque non è una mera provocazione, in quanto offre interessanti considerazioni circa una affine modalità di porsi gli interrogativi filosofici da parte di Wittgenstein e dei filosofi francescani. Questo esito permette di identificare alcune condizioni necessarie perché si possa parlare di una filosofia francescana all’interno della storia della filosofia.</p><p> </p><p>In two very different contexts, Anthony Kenny and Orlando Todisco have proposed an original combination between Wittgenstein and some Franciscan thinkers. Thanks to their studies it is possible to question the value and the usability of the expression Wittgensteinian Franciscanism in order to identify the features of a Franciscan philosophy. In the first paragraph, I will take the approach of Kenny about Duns Scotus into consideration. At the beginning of his career, Kenny hastily associates Scotus’ theses to the Neo-Positivistic ones, but in his mature works, Kenny adequately contextualizes them within the contrast between, on the one hand, the Neoplatonic-Augustinian tradition and, on the other, the radical Aristotelism held at the Paris University. In the second paragraph, I will study in depth the parallelism suggested by Todisco between Wittgenstein and Occam, paying particular attention to the philosophy of language, to the criticism toward some types of metaphysics, and to the notion of ineffability. After having underlined the historiographic limits of both of these proposals, I will conclude arguing that Wittgensteinian Franciscanism cannot be appreciated as an autonomous research project able to establish common theses. All the same, it is not a mere provocation, in fact it presents interesting considerations about analogous modalities to submit philosophical questions shared between Wittgenstein and Franciscan thinkers. This outcome allows to distinguish some necessary conditions in order to identify a Franciscan philosophy in the history of Western thought.</p> Marco Damonte Copyright (c) 2018 Doctor Virtualis https://riviste.unimi.it/index.php/DoctorVirtualis/article/view/10362 Tue, 03 Jul 2018 11:11:33 +0000