Abstract
Valorizzato dalla critica più recente per lo più come esempio di riscrittura, ora di Virgilio, ora di Omero, l’Achille ed Enea è un poema in ottave di Lodovico Dolce, edito postumo da Giolito nel 1570, che ambisce a riunire in un’unica narrazione le vicende di Achille ed Enea tra Achilleide, Iliade ed Eneide, ricorrendo anche ad altra tradizione classica e medievale per fornire al lettore una versione più completa, dettagliata e attendibile dei fatti. In questa sede si propone di impostarne lo studio non tanto, o non solo, nella prospettiva dei modelli, ma soprattutto come di un testo autonomo, che è anche punto di arrivo della collaborazione Dolce-Giolito, nonché del percorso di Dolce come teorico e praticante del poema cavalleresco ed eroico, e di Dolce traduttore e volgarizzatore dei classici.

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