Aristonothos. Rivista di Studi sul Mediterraneo Antico
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Ledizioniit-ITAristonothos. Rivista di Studi sul Mediterraneo Antico2037-4488<span>Gli autori che pubblicano su questa rivista accettano le seguenti condizioni:</span><br /><br /><ol type="a"><ol type="a"><li>Gli autori mantengono i diritti sulla loro opera e cedono alla rivista il diritto di prima pubblicazione dell'opera, contemporaneamente licenziata sotto una <a href="http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/" target="_new">Licenza Creative Commons - Attribuzione</a> che permette ad altri di condividere l'opera indicando la paternità intellettuale e la prima pubblicazione su questa rivista.</li><li>Gli autori possono aderire ad altri accordi di licenza non esclusiva per la distribuzione della versione dell'opera pubblicata (es. depositarla in un archivio istituzionale o pubblicarla in una monografia), a patto di indicare che la prima pubblicazione è avvenuta su questa rivista.</li><li>Gli autori possono diffondere la loro opera online (es. in repository istituzionali o nel loro sito web) prima e durante il processo di submission, poiché può portare a scambi produttivi e aumentare le citazioni dell'opera pubblicata (Vedi <a href="http://opcit.eprints.org/oacitation-biblio.html" target="_new">The Effect of Open Access</a>).</li></ol></ol>L’iconographie navale en Italie tyrrhénienne. (Âge du Bronze final – Époque archaïque)
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<p>Cet article s’attache à dresser un inventaire des images navales en Italie tyrrhénienne, entre le Bronze final et l’époque archaïque, et entreprend d’établir une typologie de leur iconographie et de leurs supports. Il met en exergue la polysémie de l’imagerie navale, en particulier en contexte mortuaire, mais tend également à en montrer la rareté. En effet, l’iconographie navale revient systématiquement dans les travaux portant sur la navigation antique, les ports et le commerce maritime, malgré le fait que ces images représentent un corpus restreint, provenant essentiellement de sépultures, et dont certaines ont été découvertes loin du rivage. Cette analyse entend donc reconsidérer la place des images navales dans les études d’archéologie maritime et vise à tempérer une perception essentiellement marine des sociétés tyrrhéniennes.</p>Solène Chevalier
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2020-06-222020-06-22167710.13130/2037-4488/13703Laminette plumbee iscritte da Himera
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<p>Un cospicuo gruppo di cinquantaquattro defixiones, che si collocano tra la fine del VI e il V sec. a.C., è stato rinvenuto nella necropoli occidentale di Himera. Dato lo stato di conservazione assai precario, delle laminette vengono presentati i contesti di rinvenimento e alcune osservazioni preliminari sulle caratteristiche materiali, che consentono di cogliere la molteplicità di azioni rituali connesse alla pratica defissoria. Vengono, inoltre, prese in esame due laminette, che un primo intervento di restauro ha permesso di decifrare, particolarmente interessanti sotto variaspetti.</p>Antonietta BrugnoneAlba Maria Gabriella CalascibettaStefano Vassallo
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2020-06-222020-06-2216474710.13130/2037-4488/13704Dischi in lamina nella prima età del Ferro: il caso della necropoli di Chiavari
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<p>La necropoli a incinerazione di Chiavari risale all’VIII-VII secolo a.C. Si analizzano in questo lavoro ventuno dischi in lamina con foro centrale, tre in argento e diciotto in bronzo, rinvenuti in diciannove contesti, di cui si da conto. I dischi meglio conservati rientrano nel ‘tipo Chiavari’, caratterizzato da una decorazione a ruota raggiata. Delle due varietà di decorazione individuata si propongono confronti morfologici e funzionali con altri dischi in lamina dell’Italia settentrionale.</p>Selene Busnelli
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2020-06-302020-06-301610910910.13130/2037-4488/13808Ceppi in ferro da sepolture e da santuari (VIII-I sec. a.C.). Problemi di interpretazione
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<p>Ceppi in ferro da sepolture e da santuari (VIII-I secolo a.C.): problemi di interpretazione. Si raccolgono le documentazioni relative provenienti da un’area delimitata dalla Gallia meridionale ad Ovest e dalla penisola Calcidica ad Est. I ceppi dai santuari alludono alla liberazione dalla schiavitù: pur ponendo problemi in quanto sono per lo più ancora chiusi. Dal santuario di Vigna Nuova di Crotone non sono noti ceppi, ma solamente catene ed attrezzi in ferro: ne deriva che la titolarità di Hera Eleutheria è da sostituirsi con quella di Demetra. Nelle sepolture, tranne il caso della 950 di Pithecusa, si tratta di schiavi sepolti con ceppi alle caviglie. Poiché la schiavitù è accettata nel mondo antico, tombe del genere non possono essere definite ‘devianti’.</p>Pier Giovanni Guzzo
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2020-06-232020-06-231612712710.13130/2037-4488/13723Uova di Struzzo decorate: il motivo Gouraya
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<p>Il segno triangolare con apici ricurvi dipinto sull’uovo di struzzo conservato a Tarquinia, analizzato alla luce di nuovi confronti con la ceramica tardo-geometrica e il motivo del menanderbaum, pare avere alcune connessioni cronologiche e stilistiche con le decorazioni rinvenute su uova di struzzo ritrovate in area fenicia. In particolare lo studio di tale segno solleva rilevanti questioni riguardo il ‘segno di Gouraya’ che potrebbe avere collegamenti morfologici e di significato.</p>Eleonora Mina
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2020-06-232020-06-231620320310.13130/2037-4488/13724International Etruscan Sigla Project: premesse, sviluppi, lineamenti teorici
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<p>Nel contributo si presenta il processo che ha portato a realizzare l’International Etruscan sigla project (IESP) dal punto di vista della ricerca svolta dall’Università degli Studi di Milano. Iniziata al ‘complesso monumentale’ di Tarquinia nel 1986, ha incontrato nei metodi quanto realizzato in quegli anni sui materiali del ripostiglio di San Francesco (Bologna). Una prima applicazione pratica a ampio raggio di questo taglio di studi è data dal progetto DIVORI (2009) volto allo studio della rappresentazione grafica dello spazio sacro etrusco. L’anno successivo questo progetto è stato seguito da quello congiunto IESP (Università di Milano e Florida State University).</p>Giovanna Bagnasco Gianni
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2020-06-222020-06-221624524510.13130/2037-4488/13709La questione della resa grafica dei numerali etruschi: appunti e considerazioni
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13725
<p>Il contributo prende in esame lo stato dell’arte inerente alle ricerche sui numerali etruschi a partire dalla bibliografia ottocentesca di computo. Si propone inoltre di passare in rassegna il corpus disponibile dal punto di vista delle fasi cronologiche. In questo quadro viene esplorata in particolare la questione dei rapporti tra esigenze di rappresentazione dei numerali in quanto definizione di quantità numeriche e quella delle tacche utili ai sistemi di computo.</p>Jennifer Alvino
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2020-06-232020-06-231626726710.13130/2037-4488/13725Sigla da Pyrgi. Segni, marchi e contrassegni dal complesso santuariale e dal quartiere ‘pubblico-cerimoniale’
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13726
<p>Il sito di Pyrgi (S. Severa, RM) ha restituito un cospicuo numero di reperti contrassegnati da sigla di cui il presente studio offre una panoramica sulle diverse tipologie rinvenute dal 1957 ad oggi e relative sia alla zona santuariale che al Quartiere ‘pubblico-cerimoniale’. Il catalogo del materiale edito e inedito è organizzato per tipologia di sigla e favorisce l’analisi quantitativa e qualitativa delle diverse attestazioni, offrendo inoltre una panoramica sui diversi supporti fittili e litici su cui il segno era apposto. Grazie allo studio statistico dei reperti, in relazione alle aree indagate (Santuario Monumentale, Santuario Meridionale e Quartiere ‘pubblicocerimoniale’), si presenta una prima analisi sulla distribuzione spaziale dei sigla favorendo sia un confronto fra le attestazioni rinvenute nelle diverse aree che alcune peculiarità locali. Lo studio si conclude con una prima analisi paleografica e un’ipotesi interpretativa di parte dei dati analizzati in relazione ai contesti di rinvenimento.</p>Laura Maria MichettiElisa AbbondanzieriVeronica Bartolomei
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2020-06-232020-06-231629129110.13130/2037-4488/13726Le anforette a doppia spirale iscritte con sigla: i casi da contesti tombali di area etrusca e falisca
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13727
<p>L’anfora a doppia spirale è considerata indicatore rilevante per l’età orientalizzante nell’area etrusca, laziale e falisca. In questo vasto repertorio da contesti funebri si contano alcuni esemplari che hanno restituito sigla. Nel contributo si offre un catalogo degli esemplari e uno studio dei sigla apposti secondo il protocollo dell’International Etruscan Sigla Project (IESP), analizzandone anche l’impaginato e le associazioni di motivi ricorrenti.</p>Jennifer AlvinoChiara Mottolese
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2020-06-232020-06-231637137110.13130/2037-4488/13727Graffiti alfabetici e non alfabetici dai contesti abitativi e funerari della città etrusca di Adria
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13728
<p>Il presente contributo si concentra sul segno a croce nella documentazione epigrafica della città etrusca di Adria, che interessa un ampio arco cronologico (VI - II sec. a.C.). L’obiettivo dell’indagine, tenuta il più possibile distaccata da interpretazioni legate al valore del segno, è quello di sondare le dinamiche che hanno regolato le scelte sottese alla sua redazione e il loro rapporto con il contesto e il periodo storico di pertinenza.</p>Andrea Gaucci
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2020-06-232020-06-231641341310.13130/2037-4488/13728I sigla nella cultura di Golasecca: il caso del comprensorio proto-urbano di Castelletto Ticino-Sesto Calende-Golasecca
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13729
<p>Il presente studio è volto a indagare e catalogare i numerosi segni grafici che ricorrono sulle superfici esterne, o meno frequentemente interne, dei manufatti ceramici della cultura di Golasecca, in particolare del comprensorio proto-urbano di Castelletto Ticino – Sesto Calende – Golasecca. I tipi di segni sono in parte presenti nel repertorio raccolto nel quadro del Progetto IESP. I sigla, che sono incisi, impressi, graffiti o a stralucido, sono presenti in tutte i periodi di Golasecca, specialmente nel IIB e testimoniano un diretto influsso etrusco.</p>Elena Barbieri
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2020-06-232020-06-231645145110.13130/2037-4488/13729Gli ossi retici e l’Etruria: un breve excursus sulle fonti
https://riviste.unimi.it/index.php/aristonothos/article/view/13730
<p>Nell’ambito del progetto IESP, il presente contributo indaga i supporti epigrafici di tipo faunistico, confrontando i resti etruschi, apparentemente non iscritti, con quelli retici, iscritti. I contesti di rinvenimento, la presenza di fori e il probabile uso di inchiostri sulle ossa etrusche consentono di avanzare l’ipotesi di un contatto tra le due culture, nella sfera divinatorio-oracolare. Ciò potrebbe essere legato al movimento di singoli individui avanzato in letteratura sulla base dell’iscrizione sull’astragalo da Monte Ozol.</p>Erica Abate
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2020-06-232020-06-231649149110.13130/2037-4488/13730