Dissertation Nursing https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing <p><em><strong>Dissertation Nursing</strong></em> è una rivista open access, double blind e peer reviewed che pubblica lavori di ricerca originali o revisioni effettuate prevalentemente dagli studenti delle discipline infermieristiche a qualunque livello (Laurea Triennale, Master, Laurea Magistrale, Dottorato, etc).</p> <p>Vengono accettati anche lavori di ricerca concernenti le scienze infermieristiche effettuati da professionisti del settore. </p> Milano University Press it-IT Dissertation Nursing 2785-7263 L'effetto della realtà virtuale sul dolore procedurale e sull'ansia anticipatoria nei bambini ricoverati al pronto soccorso: revisione sistematica e meta-analisi. https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20520 <p><strong>BACKGROUND:</strong> <br />Negli ultimi anni si sta diffondendo l’utilizzo della realtà virtuale (RV) come tecnica di distrazione per il controllo del dolore in ambito pediatrico. Nonostante la presenza in letteratura di diverse revisioni sistematiche dedicate, nessuna si focalizza sull’efficacia dell’intervento in pronto soccorso, setting che per i bambini e i caregivers è motivo di grande stress.</p> <p><strong>OBIETTIVO:<br /></strong><span style="font-size: 0.875rem;">Valutare l’effetto della RV sul dolore dei bambini sottoposti a procedure mediche in Pronto Soccorso.</span></p> <p><strong>METODI:</strong> <br />Revisione sistematica con meta-analisi di trial clinici controllati randomizzati a gruppi paralleli. Il reperimento degli studi è avvenuto tramite interrogazione di database biomedici, risorse online e registri di trial. La RV è stata posta a confronto con lo standard of care. L'esito primario è stato il dolore a seguito della procedura. Il rischio di bias è stato valutato con RoB 2. La dimensione d'effetto complessiva è stata calcolata con un modello a effetti casuali. La certezza/qualità dei risultati è stata valutata con l’approccio GRADE.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />Sei studi con 433 pazienti sono stati inclusi. Il rischio di bias è alto per quattro studi e solleva alcune preoccupazioni per due. Rispetto allo standard of care, l’uso della RV ha avuto un effetto piccolo ma statisticamente significativo sul dolore (SMD: -0.32, IC 95%: -0.56, -0.09). L'eterogeneità tra gli studi è bassa.</p> <p><strong>CONCLUSIONE:</strong> <br />La realtà virtuale per il dolore nei bambini sottoposti a procedure mediche in pronto soccorso sembra efficace, ma occorrono ulteriori studi a conferma dei risultati.</p> Luca Giuseppe Re Viviana Fusetti Silvia Cilluffo Laura Zoppini Copyright (c) 2024 Luca Giuseppe Re, Viviana Fusetti, Silvia Cilluffo, Laura Zoppini https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/20520 Il livello di Health Literacy negli studenti Bergamaschi: uno studio osservazionale https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20570 <p><strong>INTRODUZIONE:</strong> <br />Recenti studi hanno evidenziato come l’Health Literacy (HL) rappresenti uno dei determinanti della salute fondamentali per il benessere delle persone. Nonostante questo concetto sia ampiamente approvato dalla comunità scientifica, il trend di ricerca verte su outcomes quali disinformazione e carenza di HL nel soggetto con problematiche legate alla dimensione della salute mentale, delle malattie croniche, utilizzo e abuso di droghe, piuttosto che valutarne l’effettivo livello nella popolazione. È quindi necessaria un’analisi più ampia e generalizzata, che appoggi la comunità Europea nella valutazione dei livelli di HL nella popolazione, così da dimostrare quanto un suo incremento, permetta un miglioramento sia della salute degli individui, che del Sistema Sanitario.</p> <p><strong>OBIETTIVO</strong>: <br />Misurare le competenze di HL in un campione di studenti delle classi quinte frequentanti istituti superiori, con un’età compresa tra i 17 ed i 19 anni.</p> <p><strong>MATERIALI E METODI:</strong> <br />Questo studio monocentrico, descrittivo, si è svolto nel periodo tra il 15 ed il 30 settembre 2021, ed ha utilizzato il questionario HLS Q-16 (European Health Literacy Survey Questionnaire) validato da Lorini et al. (2019), per valutare il livello di HL.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> i risultati sono in accordo con quanto ottenuto da Lorini et al. (2019) e consentono di affermare che più della metà del campione, risulta avere un livello di HL problematico o inadeguato.</p> <p><strong>CONCLUSIONI</strong>: risulta fondamentale continuare la ricerca in questo ambito fortemente inesplorato sul territorio italiano ed analizzare in modo oggettivo e dimostrabile, dei potenziali correttivi che possano rimediare alla carenza di HL nel cittadino.</p> Luca Ongis Giulia Barcella Copyright (c) 2024 Luca Ongis, Giulia Barcella https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-02-01 2024-02-01 3 1 10.54103/dn/20570 La sessualità dell'assistito sottoposto a chirurgia bariatrica: revisione della letteratura https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/19957 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>INTRODUZIONE</strong>: <br />La chirurgia bariatrica è in grado di comportare un considerevole calo ponderale e, soprattutto, di mantenerlo per un lungo periodo di tempo, comportando un miglioramento dell’autostima, dell’immagine corporea e di conseguenza della sessualità.</p> <p><strong>SCOPO</strong>: <br />Indagare, attraverso una revisione della letteratura, come il modello di sessualità e riproduzione si modifichi tra il pre ed il post-intervento di chirurgia bariatrica, al fine di individuare aree di interventi assistenziali specifiche e migliorare il benessere psicosociale di questi assistiti.</p> <p><strong>MATERIALI E METODI</strong>: <br />Per sviluppare il seguente elaborato è stato formulato il quesito di ricerca utilizzando la metodologia PICO. A partire da settembre a ottobre 2022, è stata effettuata una revisione della letteratura consultando le principali banche dati biomediche internazionali (Pubmed, Cinahl, PsycINFO) che ha portato alla selezione di 14 articoli.</p> <p><strong>DISCUSSIONE E</strong> <strong>CONCLUSIONI</strong>: <br />La revisione ha dimostrato che la compromissione della funzione sessuale in maschi e femmine obese prima dell’intervento di chirurgia bariatrica tende a migliorare significativamente dopo l’intervento. Dagli studi emerge anche la necessità di portare in primo piano queste problematiche nei confronti delle quali, l’infermiere potrebbe avere un ruolo cruciale demandando alla valutazione specialistica solamente i casi più complessi.</p> </td> </tr> </tbody> </table> Martina Finistrella Eugenia Polvani Monica Petralito Copyright (c) 2024 Martina Finistrella, Eugenia Polvani, Monica Petralito https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/19957 Prelievo di campioni ematici da catetere venoso periferico: uno studio osservazionale prospettico https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20549 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>INTRODUZIONE</strong>: <br />Il catetere venoso periferico è un dispositivo inserito per la somministrazione di liquidi nel torrente ematico. I pazienti spesso si trovano ad affrontare ripetuti esami al fine di monitorare lo stato di salute e l’andamento della terapia e tra questi vi rientrano le numerose venipunture ai fini della raccolta di campioni ematici, che arrecano loro dolore e <em>discomfort</em>. Al fine di ridurre il discomfort è possibile sostituire alla procedura standard con ago <em>butterfly</em> quella con prelievo da catetere venoso periferico.</p> <p><strong>MATERIALI E METODI</strong>: <br />è stato condotto uno studio osservazionale prospettico nel quale sono stati inclusi 207 pazienti nei quali era necessaria l’esecuzione di un prelievo venoso. I dati raccolti sono stati analizzati attraverso la statistica descrittiva.</p> <p><strong>RISULTATI</strong>: <br />L’esecuzione della procedura sperimentata risulta di buon successo con alcune difficoltà come l’esecuzione dello scarto iniziale mentre in caso di procedura non riuscita quella che si ripete per frequenza rispetto alle altre è l’aspirazione dello scarto iniziale assente. L'emolisi è risultata poco frequente ed è più diffusa nella chimica clinica.</p> </td> </tr> </tbody> </table> <p><strong style="font-size: 0.875rem;">CONCLUSIONI</strong><span style="font-size: 0.875rem;">: Da questo studio sono emersi nuovi quesiti inerenti allo svolgimento della tecnica del prelievo venoso da cannula periferica ma anche dati inerenti al tasso di emolisi, e quindi al successo della procedura stessa. Questo apre a nuovi spunti in futuro per un’analisi più approfondita sulle determinanti che conducono a questo fenomeno. Ciò nonostante, la procedura è una buona alternativa alla tecnica standard con ago butterfly per diminuire il dolore nei contesti d’urgenza.</span></p> Laura Cartello Matteo Dacasto Gianluca Ghiselli Copyright (c) 2024 Laura Cartello, Matteo Dacasto, Gianluca Ghiselli https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/20549 Analisi dei fattori incidenti sull’opposizione della popolazione alla donazione d’organo: una revisione integrativa della letteratura https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20223 <p><strong>BACKGROUND:</strong> <br />Fonti istituzionali mostrano ad oggi un cospicuo numero di opposizioni alla donazione, una lenta crescita di iscrizioni al registro dei donatori e un gap tra donatori disponibili e riceventi in lista di attesa.</p> <p><strong>OBIETTIVI:</strong> <br />Valutare i fattori che portano la popolazione nazionale ed internazionale a non acconsentire alla donazione degli organi.</p> <p><strong>METODI:</strong> <br />È stata condotta una revisione integrativa secondo la metodologia Whittemore &amp; Knafl durante il mese di Agosto 2022 presso PubMed. Gli articoli sono stati successivamente selezionati secondo criteri di inclusione ed esclusione precedentemente stabiliti.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />Al termine del processo di selezione sono stati inclusi 16 studi. Alla base della decisione di acconsentire alla donazione degli organi sia in vita sia in caso di morte di un familiare vi è l’influenza di diversi fattori, in particolare il sistema di consenso, la cultura, la religione, l’attività dei professionisti sanitari in particolare l’infermiere e la conoscenza del singolo in materia di trapianto e donazione.</p> <p><strong>CONCLUSIONI:</strong> <br />Per acquisire consenso nei confronti della donazione d’organo dovrebbe essere previsto un intervento olistico rivolto sia alla popolazione generale che ai professionisti sanitari, pianificando interventi educativi centrati sul target preso in considerazione. </p> Valentina Cartechini Chiara Gatti Simona Bacaloni Sabrina Carpano Claudio Grillo Rita Fiorentini Copyright (c) 2024 Valentina Cartechini, Chiara Gatti , Simona Bacaloni , Sabrina Carpano , Claudio Grillo , Rita Fiorentini https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/20223 Il Clinical Risk Management e le segnalazioni di errori di terapia farmacologica https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/19941 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>BACKGROUND:</strong> <br />Gli Infermieri hanno la responsabilità della somministrazione della terapia. La prevenzione degli errori rappresenta un momento fondamentale del processo di cura. Il Risk Management ha sviluppato un sistema di procedure per prevenire gli eventi avversi. La segnalazione spontanea degli eventi non è capillare in ambito sanitario nonché l’utilizzo degli strumenti di rischio clinico. </p> <p><strong>OBIETTIVI:</strong> <br />L’obiettivo dello studio è stato quello di rilevare quali sono i gap o le difficoltà nella segnalazione degli eventi avversi, durante la gestione della terapia farmacologica.</p> <p><strong>MATERIALI E METODI:</strong> <br />Studio quantitativo monocentrico nei dipartimenti medico e chirurgico. È stato utilizzato un questionario.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />Sono stati considerati 103 questionari. La quasi totalità del campione conosce l’ambito del Clinical Risk Management, fornendone una giusta definizione. Più della metà (n=67, 65%) dichiara di essere incorso in un errore o quasi-errore di terapia durante la carriera lavorativa. Trentanove Infermieri (38%) utilizzano la scheda di Incident Reporting, mentre sessantaquattro (62%) comunicano oralmente eventi occorsi al Coordinatore Infermieristico, medico o collega; coloro che non utilizzano lo strumento di Incident Reporting dichiarano di non aver mai segnalato errori.</p> <p><strong>CONCLUSIONI:</strong> <br />Gli Infermieri nel contesto d’indagine riconoscono l’importanza della gestione del rischio clinico attraverso l’utilizzo delle procedure e della Incident Reporting Form. Tuttavia, più della metà del campione dichiara di non utilizzarla per le segnalazioni degli errori e quasi errori di terapia farmacologica. Le barriere alla segnalazione suggeriscono la necessità di rinforzare le conoscenze dello strumento e di promuovere il miglioramento del clima organizzativo attraverso la promozione della non colpevolizzazione versus trasparenza tra professionisti.</p> </td> </tr> </tbody> </table> Stefania Tinti Valentina Oliverio Simona Cassioli Sonia Lomuscio Lorenzo Furcieri John Tremamondo Martino Trapani Ida Ramponi Annalisa Alberti Copyright (c) 2024 Stefania Tinti, Valentina Oliverio , Simona Cassioli , Sonia Lomuscio , Lorenzo Furcieri, John Tremamondo, Martino Trapani , Ida Ramponi , Annalisa Alberti https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-02-01 2024-02-01 3 1 10.54103/dn/19941 La conoscenza dell'autoesame al seno: studio osservazione descrittivo tra le studentesse del corso di laurea in infermieristica https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/21649 <p><strong>INTRODUZIONE:</strong> <br />In Italia nel 2020 sono state stimate circa 55.000 nuove diagnosi di carcinoma della mammella. L’autoesame al seno (Breast Self Examination-BSE) rappresenta un primo strumento di prevenzione rivolto alle donne di qualsiasi età inducendole, in caso di alterazioni sospette, ad effettuare indagini diagnostiche più approfondite. Nonostante l’enorme potenzialità di questa pratica, essa non è ancora abbastanza diffusa e correttamente utilizzata. Per poter educare le donne alla corretta esecuzione della BSE è opportuno che anche l’infermiere in formazione acquisisca specifiche conoscenze in questo ambito. Lo studio si pone l’obiettivo di costruire e validare uno strumento per indagare le conoscenze riguardo l’autoesame al seno tra le studentesse del Corso di Laurea in Infermieristica (CLI) dell’Università degli Studi di Milano.</p> <p><strong>MATERIALI: <br /></strong>Studio osservazionale descrittivo su campionamento di convenienza costituito dalle studentesse del CLI dell’UniMi. Somministrazione di un questionario creato ed elaborato in base alla letteratura. Successiva proposta di un video informativo.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />Dei 155 questionari somministrati si evince che l’81.9% conosce la pratica dell’autoesame al seno, ma solo il 51.6% la esegue con un aumento delle conoscenze con punteggi significativamente superiori a partire dal secondo anno (p=0,001). Una minoranza delle studentesse si sente sicura nella tecnica di esecuzione. Il 48.4% non pratica l’autoesame al seno.</p> <p style="font-weight: 400;"><strong>CONCLUSIONI:</strong> <br />Lo studio condotto evidenzia una buona conoscenza della BSE, ma una scarsa pratica della stessa. Implementare la formazione alla BSE dello studente infermiere può consentire un’educazione corretta nei confronti della popolazione femminile. </p> Francesca Grassi Roberta Lodini Beatrice De Angelis Laura Di Prisco Giancarlo Celeri Belotti Elena Sala Agostino D'Antuono Mauro Parozzi Stefano Terzoni Paolo Ferrara Lara Carelli Copyright (c) 2024 Francesca Grassi, Roberta Lodini, Beatrice De Angelis, Laura Di Prisco, Giancarlo Celeri Belotti, Elena Sala, Agostino D'Antuono, Mauro Parozzi, Stefano Terzoni, Paolo Ferrara, Lara Carelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/21649 Livelli di burden e rischio di depressione nel caregiver: uno studio osservazionale https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20926 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>INTRODUZIONE:</strong> <br />negli ultimi anni ha preso sempre più piede la figura del caregiver nell’assistenza dei pazienti cronici a domicilio. Elevati livelli di burden nei caregivers possono avere conseguenze negative sulla qualità di vita oltre al potenziale rischio di sviluppare sintomi psichiatrici o patologie cardiovascolari.</p> <p><strong>OBIETTIVI:</strong> <br />valutare i livelli di burden nel caregiver e misurare il rischio di sviluppare depressione.<strong> </strong></p> <p><strong>MATERIALI E METODI: <br /></strong>studio trasversale condotto nel periodo di Dicembre 2022 in un campione di caregivers dell’ASL BT. Il questionario somministrato consisteva in una sezione con i dati sociodemografici e una sezione con la Zarit Burden Interview che indaga i livelli di burden nel caregiver.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />hanno partecipato allo studio 92 caregivers (92%). Di questi 62 (67.4%) erano donne mentre il 55.4% conviveva con l’assistito. Livelli di burden moderato sono stati evidenziati nel 50% degli esaminati, in particolare, nelle donne (58.1%), nei caregivers di età compresa tra i 46 e 50 anni (86.6%) e nel 49% dei caregivers che vivono insieme al paziente. L’88.1% ha un rischio alto di sviluppare depressione principalmente le donne (RR: 1.55; p=.166) e i caregivers con età compresa tra i 61 e i 65 anni (RR=3.46; p=.286); il rischio di sviluppare depressione è stato significativamente osservato nei caregivers che convivono con l’assistito (RR=2.17; p=.045) contrariamente nei soggetti con meno di 45 anni (RR=0.14; p&lt;.001).</p> </td> </tr> </tbody> </table> <p><strong>CONCLUSIONI:</strong> <br />gli intervistati hanno presentato un burden moderato e un alto rischio di sviluppare depressione. Urge sperimentare interventi preventivi e curativi da parte dei professionisti sanitari e sociali a favore del caregiver.</p> Vito Muschitiello Sabina Borraccino Nicolina Tanzi Claudia Teta Noemi Chiumarulo Carmela Marseglia Copyright (c) 2024 Vito Muschitiello, Sabina Borraccino, Nicolina Tanzi, Claudia Teta, Noemi Chiumarolo, Carmela Marseglia https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-02-01 2024-02-01 3 1 10.54103/dn/20926 Studio osservazionale sui livelli di soddisfazione, responsabilità e competenza in una coorte di infermieri italiani di salute mentale durante la pandemia da Covid-19 https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20019 <p><strong>OBIETTIVO: <br /></strong>Indagare la soddisfazione professionale e il benessere percepito dagli Infermieri che lavorano in Salute Mentale, focalizzandosi sugli “stressors” ai quali, gli stessi, sono esposti quotidianamente: il processo decisionale, la responsabilità infermieristica, la competenza professionale, il lavoro d’équipe e il rapporto di leadership.</p> <p><strong>METODI:<br /></strong>Sono stati reclutati infermieri che lavorano nelle strutture psichiatriche e più precisamente nei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) sia a livello ospedaliero, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) sia a livello territoriale nei Centri di Salute Mentale (CSM), nelle Strutture Residenziali (SRTR, SRSR) e nelle strutture semiresidenziali quali i Centri Diurni (CD). Sono stati raccolti dati sociodemografici, quali: sesso, età, stato civile, titolo di studio, luogo di lavoro e area geografica di servizio. E’ stato utilizzato il “Questionario di Copenaghen (COPSOQ): questionario sulle condizioni di lavoro psicosociale, salute e benessere”.</p> <p><strong>RISULTATI: <br /></strong>In totale 58 Infermieri di Salute Mentale hanno partecipato allo studio. Dalla valutazione delle associazioni esistenti tra le caratteristiche socio-demografiche e le tre dimensioni del questionario di Copenaghen non si evidenza alcuna associazione lineare, tranne per i livelli di soddisfazione rilevati: gli Infermieri che lavorano presso i Centri di Salute Mentale (CSM) o nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), registrano un livello significativamente più alto di soddisfazione nel proprio lavoro (p=.016), rispetto ai colleghi che lavorano nelle strutture di riabilitazione psichiatrica.</p> <p><strong>CONCLUSIONI:<br /></strong>Dai risultati ottenuti è emerso come la Responsabilità, la Competenza e la Professione incidano sulla soddisfazione del personale infermieristico e di quanto, la stessa, influenzi questi fattori. </p> Teresa De Paola De Paola Maddalena Di Napoli Di Napoli Elsa Vitale Copyright (c) 2024 Teresa, Maddalena, Elsa Vitale https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-02-02 2024-02-02 3 1 10.54103/dn/20019 Il trattamento osteopatico nel paziente pediatrico cardiochirurgico: uno studio osservazionale retrospettivo https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/21845 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>BACKGROUND: <br /></strong>L’osteopatia è una modalità di terapia manuale che, attraverso valutazioni dell’equilibrio neurovegetativo e trattamenti di tipo manipolativo, è in grado di individuare le rigidità presenti nel corpo e rimuoverle, in condizioni di salute e malattia.</p> <p><strong>OBIETTIVI: </strong> <br />Valutare l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico, in base ai cambiamenti osservati nei parametri vitali, pianto e alimentazione, nel paziente pediatrico affetto da cardiopatia congenita, sottoposto a procedure cardiochirurgiche, aritmologiche ed emodinamiche.</p> <p><strong>METODI: <br /></strong>È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo, in cui sono stati inclusi i pazienti sottoposti a procedure cardiochirurgiche, emodinamiche ed aritmologiche, con età compresa tra 0 e 18 anni. I dati sono stati raccolti attraverso la consultazione della documentazione clinica ed infermieristica, per un totale di 120 pazienti, suddivisi in due gruppi: gruppo non trattato (N= 67), sottoposto a nessun trattamento; gruppo trattato (N= 53), che ha ricevuto le cure osteopatiche. I dati sono stati elaborati tramite il programma Excel, i software SPSS versione 24.0 ed R<sup>© </sup>3.6.3.</p> <p><strong>RISULTATI: <br /></strong>L’analisi dei dati ha evidenziato una variazione assoluta Pre-Post trattamento in due dei parametri vitali considerati, quali la frequenza respiratoria (variazione assoluta di -4,43) e la frequenza cardiaca (variazione assoluta di -6,7), statisticamente significativa in entrambi i casi (p ≤0,002).</p> <p><strong>CONCLUSIONI: <br /></strong>Lo studio descritto documenta come la co-terapia osteopatica è associata ad un cambiamento delle condizioni del bambino cardiochirurgico in termini di frequenza respiratoria e cardiaca. Considerando questi risultati, l’osteopatia sembrerebbe essere un supporto efficace della medicina convenzionale nella cura del bambino nel periodo post operatorio.</p> </td> </tr> </tbody> </table> Alessia Trani Alessandro D'Antonio Adriano Zenobi Annalisa Cannarozzo Valentina Felici Monica Baldoni Maurizio Mercuri Chiara Gatti Copyright (c) 2024 Alessia Trani, Alessandro D'Antonio, Adriano Zenobi, Annalisa Cannarozzo, Valentina Felici, Monica Baldoni, Maurizio Mercuri, Chiara Gatti https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/21845 Il valore della comunicazione come tempo di cura nella presa in carico del paziente a domicilio: revisione della letteratura https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/21887 <table> <tbody> <tr> <td> <p><strong>BACKGROUND:</strong> <br />La comunicazione riveste un ruolo fondamentale nell'ambito dell'assistenza infermieristica. L’OMS sottolinea l’importanza dell’utilizzo delle competenze comunicative da parte dell’infermiere nel garantire un elevato standard di assistenza. La comunicazione terapeutica mira a promuovere il benessere della persona con le sue esigenze, facilitare l'adesione al percorso di assistenza e instaurare una relazione di fiducia e rispetto reciproco tra l'infermiere e la persona. Questa forma di comunicazione rappresenta il fondamento cruciale su cui si basa un'assistenza domiciliare efficace.</p> <p><strong>OBIETTIVI:</strong> <br />L’obiettivo di questo progetto è analizzare le modalità con cui l’assistenza infermieristica domiciliare concorre nell’instaurare una relazione terapeutica con la persona assistita, la famiglia e il caregiver.</p> <p><strong>METODI:</strong> <br />Sono stati identificati l’ambito e il quesito di ricerca, quindi è stato formulato il PIO. Successivamente, è stata condotta una ricerca bibliografica attraverso la consultazione delle banche dati biomediche di CINAHL, EMBASE, Ovid MEDLINE(R) e SCOPUS per la ricerca degli articoli.</p> <p><strong>RISULTATI:</strong> <br />Sono stati inclusi 10 articoli. In ciascuno di essi, sono state individuate e messe in luce le varie modalità comunicative da parte dell’infermiere domiciliare nel contesto di assistenza domiciliare.</p> <p><strong>CONCLUSIONI:</strong> <br />Dai risultati emerge l'importanza della comunicazione terapeutica nel contesto dell'assistenza domiciliare; sono stati evidenziati i potenziali ostacoli che gli infermieri possono incontrare nell’attuare la comunicazione. Si viene a sottolineare la necessità di studi qualitativi in Italia per esplorare le tematiche emerse e approfondire la comprensione dell'effetto della comunicazione terapeutica sul benessere delle persone assistite.</p> </td> </tr> </tbody> </table> Andrea Sveva Bulfon Claudio Bassi Paola Ripa Rita Biscotti Stefano Romano Capatti Ilaria Milani Elisa Rimoldi Filippo Ingrosso Copyright (c) 2024 Andrea Sveva Bulfon, Claudio Bassi, Paola Ripa, Rita Biscotti, Stefano Romano Capatti, Ilaria Milani, Elisa Rimoldi, Filippo Ingrosso https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-01-31 2024-01-31 3 1 10.54103/dn/21887 L'importanza di un team multidisciplinare per incrementare la donazione di cornee https://riviste.unimi.it/index.php/dissertationnursing/article/view/20905 <table> <tbody> <tr> <td> <p>La donazione delle cornee rappresenta l’unico trattamento terapeutico in grado di fornire il recupero visivo ed un miglioramento della sintomatologia dolorosa ad individui con un danno alla vista causato da patologie corneali, determinando un miglioramento della qualità di vita. Oltre ad essere un intervento terapeutico per il ricevente, la donazione rappresenta anche un importante strumento di conforto per le famiglie in lutto e la possibilità di autodeterminazione del defunto. Tuttavia, vi è una discrepanza tra la necessità e la disponibilità di innesti. Le cause di questo importante <em>gap</em> sono dovute soprattutto ad una mancanza di informazione della popolazione e di formazione dei professionisti della salute.</p> <p>L’introduzione di un modello integrato di <em>Procurement</em> è efficace nel migliorare l’intero processo di donazione attraverso l’interazione di un gruppo multidisciplinare formato da medici, infermieri, il team di direzione ospedaliera e la figura, formalmente riconosciuta, di un infermiere esperto in donazione di organi e tessuti.</p> </td> </tr> </tbody> </table> Greta Palena Finiguerra Ivana Alberta Fratemali Fabio Passet Copyright (c) 2024 Greta Palena, Finiguerra Ivana, Alberta Fratemali, Fabio Passet https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 2024-02-01 2024-02-01 3 1 10.54103/dn/20905