L’articolo intende proporre alcune osservazioni sulla raccolta più recente di Fabio Pusterla, Fiumi, nefrite, vortici (2025), soffermandosi sul suo rapporto con due referenti importanti, quali Vasilij Grossman (l’autore del romanzo Stalingrado) e soprattutto Arthur Rimbaud. Si valorizzano, in particolare, alcune tracce di materiale inconscio che riaffiorano soprattutto in due testi, Le acque sotterranee e Ultimo fiume. L’analisi è incentrata sulla presenza dell’elemento equoreo e del simbolo del fiume, che in Pusterla è centrale almeno da una raccolta come Cenere, o terra (2018). Un altro Rimbaud infine – quello di L’Éternité – riappare anche nell’ultima poesia di Fiumi, nefrite, vortici.