LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici - Università degli Studi di Milano https://riviste.unimi.it/index.php/lanx <p>Rivista annuale di archeologia con articoli, atti di convegni, notizie degli scavi e recensioni dei Docenti e dei Collaboratori della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici</p> <p>ISSN: 2035-4797</p> Università degli Studi di Milano it-IT LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici - Università degli Studi di Milano 2035-4797 Una tazza di Aristeas il cipriota da Villa Bartolomea (Verona) https://riviste.unimi.it/index.php/lanx/article/view/13509 <p>In questo breve contributo viene proposto il riesame e una nuova attribuzione per una coppa in vetro soffiato in stampo di età romana, rinvenuta nel 1958 a Villa Bartolomea (VR) e già pubblicata nel Corpus delle Collezioni Archeologiche del Vetro nel Veneto come il generico prodotto di officine siro-palestinesi o nord-italiche. Il motivo decorativo della coppa di Villa Bartolomea viene confrontato con quello di una coppa rinvenuta in Croazia, presso l’<em>Augusteum</em> di <em>Narona</em>, e bollata dal vetraio Aristeas il Cipriota. Attraverso il confronto con l’esemplare bollato, la coppa di Villa Bartolomea viene quindi attribuita alla produzione di Aristeas, datata agli inizi del I sec. d.C. Insieme ad Ennion, Aristeas è considerato uno dei vetrai più abili nella soffiatura in stampo, ed è uno dei pochi vetrai del mondo antico ad essere noto per nome.</p> Luca Arioli Copyright (c) 2020 LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano 2020-05-20 2020-05-20 28 1 15 10.13130/2035-4797/13509 Il riuso delle fondazioni dei templi pagani nella costruzione di chiese cristiane nella Palestina bizantina https://riviste.unimi.it/index.php/lanx/article/view/14184 <p>Durante l’età bizantina, alcuni templi pagani vennero convertiti in chiese cristiane; tale modalità di riuso dei templi si riscontra in tutte le province cristianizzate, sebbene non fu molto diffusa. Essa si attuò con una notevole varietà sia regionale sia a livello dei singoli centri urbani. Nel Levante, la conversione templare fu un fenomeno piuttosto raro e, a fronte dei numerosi templi romani presenti, solo pochi di questi vennero convertiti in chiese. Tuttavia, nell’area su cui si estendevano le province bizantine di <em>Palaestina I</em>, <em>Palaestina II</em> e <em>Arabia</em> si nota un’intensificazione delle conversioni. In questo articolo verranno considerati sei casi studio in altrettanti centri urbani di questo territorio, indagandone i fattori comuni col fine di valutare la presenza di schemi urbanistici condivisi.</p> Jacopo Dolci Copyright (c) 2020 LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano 2020-09-02 2020-09-02 28 16 37 10.13130/2035-4797/14184 Le vie del lusso. Un raro diadema con zaffiri da Colonna (Roma) https://riviste.unimi.it/index.php/lanx/article/view/14907 <p>Un gioiello costituito da venticinque maglie d’oro in forma di nodi erculei disposti verticalmente è stato rinvenuto nel 2011 a Colonna (Roma) all’interno del sarcofago di una complessa sepoltura femminile – una tomba con camera ipogea inaccessibile, datata alla fine del II secolo d.C. L’oggetto è lungo 29 cm e tutte le maglie sono state predisposte per ricevere un secondo elemento, che si conserva in soli sette casi: sette zaffiri, per un totale di 46,20 carati. La completa scomparsa degli altri diciotto elementi e il loro sistema di montaggio indicano con elevata probabilità che si trattasse di perle. A oggi, il monile rappresenta un <em>unicum</em> tra i gioielli rinvenuti nei territori dell’impero romano. Collane a catena con maglie in forma di nodi erculei semplici – disposti orizzontalmente – che si alternano a <em>fixing-links</em> su cui sono infilate gemme (per lo più prismi di smeraldo) sono noti nella gioielleria romana grazie al loro rinvenimento in tesori, datati al III secolo d.C. La lunghezza dell’oggetto da Colonna e la sua posizione all’interno del sarcofago, vicino sia alla testa sia al collo, fanno supporre che il monile sia uno dei rari gioielli per il capo, attestati nel II/III secolo d.C. nelle province occidentali dell’impero romano in sepolture femminili di rango, consistenti in un diadema che passa sulla fronte o sopra di essa, da orecchio a orecchio. Lo stile del diadema da Colonna, che si adatta in modo particolare alle pettinature di età antonina, lascia ipotizzare che il gioiello sia stato creato tra i primi anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta del II secolo d.C. Alcune osservazioni sono infine riservate a una possibile lettura simbolica della forma, già altamente decorativa in sé, del nodo erculeo.</p> Elisabetta Gagetti Copyright (c) 2020 LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano 2020-12-30 2020-12-30 28 38 113 10.13130/2035-4797/14907 Il mosaico romano di Iunius dell’Ermitage: nuovi dati sulla scoperta https://riviste.unimi.it/index.php/lanx/article/view/15140 <p>La rilettura delle notizie contenute in alcune opere del XVIII secolo consente di ricostruire la data e il luogo di ritrovamento di un pannello in mosaico romano, raffigurante la personificazione del mese di Giugno, conservato presso il Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo, del quale era ignota la provenienza. L’<em>emblema</em> fu rinvenuto nel 1735 nel suburbio di Roma, presso la Torre di Mezzavia di Albano, lungo la Via Appia Nuova, e entrò nella collezione del cardinale Pietro Ottoboni. Nell’area della scoperta vi erano i resti di una villa di età imperiale, che ha restituito anche alcune sculture.</p> Fabrizio Slavazzi Copyright (c) 2021 LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano 2021-02-08 2021-02-08 28 114 127 10.13130/2035-4797/15140 Recensione: GIOVANNI MARGINESU, Il costo del Partenone. Appalti e affari dell’arte greca, Salerno Editrice, 2020 https://riviste.unimi.it/index.php/lanx/article/view/13849 <p>Il saggio di Giovanni Marginesu segna una novità nella ricerca relativa all’economia dell’antica Grecia. L’autore fonde nel testo la storia dell’arte, i più recenti studi economici, le prospettive epigrafiche e le testimonianze degli scrittori antichi. Il libro sintetizza la storia dell’arte antica, dall’età arcaica fino alla caduta dell’Impero romano, con un occhio di riguardo alla fase classica. Il <em>focus</em> principale è infatti indirizzato verso Atene. Il cantiere dell’Acropoli nell’età di Pericle è fase paradigmatica e ricca di testimonianze. I costi e le quotazioni relative ai principali edifici sacri della rocca, al Partenone, alla statua della <em>Parthenos </em>e ai Propilei non restano semplici dati e cifre. L’indagine si amplia, infatti, ai retroscena dei rapporti tra committenti e artisti, all’importanza del mercato dell’arte nel mondo antico, alle dinamiche di impiego e tesaurizzazione dei fondi delle <em>poleis</em> nei complessi architettonici, statue e quadri, alle conseguenze della conquista romana della Grecia sulla percezione e sul valore dei capolavori dell’arte e dell’artigianato ellenici.</p> Domenico D'Aco Copyright (c) 2020 LANX. Rivista della Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università degli Studi di Milano 2020-07-07 2020-07-07 28 I III 10.13130/2035-4797/13849