Editoriale

Editorial

Non è certo una novità che nel mondo AFAM – Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica – si faccia ricerca, e che questa ricerca si concreti in convegni, incontri, libri, riviste accademiche: accade da sempre, anche se dagli anni 2000 ad oggi (la legge 508/99, che disegna le istituzioni AFAM come il secondo e terzo livello degli studi artistici, fu approvata il 21 dicembre 1999) il processo ha subito un’accelerazione spontanea nonostante la mancanza di riconoscimenti economici o di carriera per coloro che vi si dedicassero, e persino in mancanza di fondi per la ricerca, da poco finalmente arrivati (PNRR e PRIN, fondi MUR per i dottorati) seppure con limiti evidenti. Ciò che oggi si presenta come realmente nuovo, in un panorama ricco di iniziative editoriali e di crescente vivacità culturale, è invece una rivista accademica come quella che state leggendo: uno spazio pensato per dare voce alla ricerca scientifica e artistica in tutte le sue forme, con una particolare attenzione alla dimensione transdisciplinare. L’intento è quello di raccogliere contributi provenienti da studiosi e ricercatori formatisi nei Conservatori, nelle Accademie di Belle Arti, negli Istituti di Design, all’Accademia Nazionale di Danza, all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, e — più in generale — di accogliere saggi e riflessioni di qualità sui temi dell’arte, nel rispetto dei criteri che la ricerca accademica richiede, a prescindere dalla formazione o dalla provenienza degli autori. In questo modo, la rivista si colloca dentro un contesto editoriale ormai dinamico e plurale, distinguendosi per la volontà esplicita di rappresentare tutte le anime dell’AFAM in un dialogo unitario. Muse nasce in seno all’ANDA, l’Associazione Docenti AFAM, che dal 2022 si è costituita per riflettere sul ruolo che le istituzioni AFAM svolgono nel sistema dell’istruzione e della ricerca italiano e internazionale, e per fungerne da coscienza critica e da stimolo di crescita: la rivista è dunque una conseguenza strutturale dell’associazione stessa. Il nome non poteva che essere Muse, richiamandosi alle divinità dell’Elicona cantate per la prima volta da Esiodo alle quali ancora oggi, a millenni di distanza, gli artisti e gli studiosi delle arti non possono fare a meno di guardare come a modelli eterni di bellezza e di senso.

La nascita di Muse è stato uno sforzo meditato e non indifferente di tutti, Comitato editoriale e Comitato di redazione in primis, ma la risposta alle sue prime manifestazioni di vita è stata massiccia, segno evidente che un’iniziativa come questa era tacitamente attesa da tempo. Ringraziamo quindi gli autori che ora debuttano con noi e quelli i cui contributi usciranno in seguito, come ringraziamo di vero cuore i silenziosi revisori senza volto, che si sono prestati a passare al crivello delle loro competenze i contributi suddetti.

E veniamo alle pagine che leggerete: dalla musica, letteratura e danza medievale così come sono testimoniate nel manoscritto cosiddetto ‘Dante estense’ (Di Pierro), alla restituzione di una frazione gloriosa ma dimenticata di storia del teatro – musicale e non solo – italiano (Martinelli), alla riflessione sul linguaggio museale (Izzolino), alla proposta di un concetto, l’attantività, che abbraccia praticamente ogni arte performativa (Maglio), alla riflessione sul tempo nel teatro musicale di Gian Carlo Menotti (Forasacco), alle più recenti concezioni del design (Bucci), alla ricerca storiografica e musicologica più propriamente detta, che getta luce su porzioni di vita rimaste in ombra di personaggi di prima grandezza (Patalini). Non dimentichiamo poi gli interventi, da quello fondamentale di Antonio Caroccia, presidente dell’ANDA e condirettore di questa rivista, sull’importanza e il valore del sistema AFAM, a quello di Silvio Pascucci su delicate questioni relative al diritto d’autore, a due contributi che dalla storia sconfinano felicemente nella letteratura: quello di Alberto Rizzuti che immagina, reinventa e restituisce i pensieri, la vita e la musica di Anna Magdalena Bach sullo sfondo della vita e delle musiche del suo celeberrimo consorte, e quello di Marcello Nardis che, ripercorrendone il passato, trasporta nella contemporaneità la satira sulle lezioni di canto. Concludono il numero le quattro recensioni firmate da Marica Bottaro, Lilia Flavia Fidenti e Davide De Lillis.

Restano alcuni doverosi ringraziamenti. A UniMi che accoglie e pubblica Muse sulla sua piattaforma; al Comitato scientifico, i cui componenti si sono prestati di slancio a sostenere la nascita di questo progetto ambizioso e, speriamo, longevo; al Comitato editoriale, per l’apporto continuo alla vita del progetto medesimo; e infine, ultimo ma tutt’altro che ultimo, al Comitato di redazione, composto esclusivamente di giovani studiosi provenienti da ogni ambito dell’AFAM e alcuni dall’Università, che si sono prodigati nella confezione materiale della rivista, dal progetto grafico alla revisione redazionale di ciascuna pagina presente in questo primo numero, dall’impaginazione al caricamento online. A loro, che sono il nostro presente e il nostro futuro, il mio più sentito e personale grazie. A voi l’augurio di buona lettura: che Muse inauguri oggi un appuntamento annuale atteso e irrinunciabile.

La direttrice

Emilia Pantini

Conservatorio di Musica Nicola Sala, Benevento

https://orcid.org/0000-0002-5096-2772