A mo’ di introduzione
Nel panorama dell’istruzione superiore italiana, il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM) occupa una posizione peculiare e, in un certo senso, ancora irrisolta. Riconosciuto come presidio di eccellenza per la formazione nelle arti e nella musica, esso rimane tuttavia privo di un pieno statuto accademico compiuto, sia sul piano normativo sia su quello epistemologico. La sua collocazione istituzionale, frutto di stratificazioni storiche e di riforme parziali, riflette una tensione costante tra riconoscimento formale e marginalità sostanziale: una condizione che ne limita il potenziale, pur in presenza di risultati formativi e artistici di altissimo livello.
L’AFAM costituisce a pieno titolo un segmento fondamentale del sistema dell’istruzione superiore italiano, come riconosciuto anche dalla legge n. 508 del 21 dicembre 1999,1 in cui la trasmissione del sapere si configura come un equilibrio originale tra prassi, riflessione teorica e ricerca applicata. In questo modello, il laboratorio, la pratica performativa e la dimensione progettuale non rappresentano un semplice supporto alla teoria, ma un luogo epistemico in cui il sapere si produce e si rigenera.2 In tale prospettiva, l’AFAM si distingue dalla tradizione universitaria non per minore rigore, bensì per la diversa natura della sua epistemologia: un sapere che integra dimensione embodied, competenza tecnica, riflessione critica e capacità creativa.3
Il valore dell’AFAM risiede non soltanto nella qualità delle sue istituzioni – Conservatori di Musica, Accademie di Belle Arti, Accademie Nazionali di Danza e di Arte drammatica, Istituti Superiori per le Industrie Artistiche (ISIA) – ma anche nella specificità del suo approccio formativo, fondato sull’interazione diretta tra docente e discente, sulla centralità del rapporto maestro-allievo e sulla coesistenza di trasmissione verticale delle competenze e sperimentazione orizzontale dei linguaggi. La formazione artistica, in questa prospettiva, non si riduce a un addestramento tecnico, ma diventa costruzione di un’identità culturale e professionale attraverso l’esperienza, in un processo che unisce tradizione e innovazione.4
4 Bisaccia, Antonio. Fabbriche di bello. Per un’università delle arti come infrastruttura della creatività. Luca Sossella editore, 2024.
In un Paese come l’Italia, la cui storia e immagine internazionale sono profondamente intrecciate alla produzione artistica e musicale, l’AFAM non può essere considerato un comparto marginale o specialistico. Esso rappresenta uno degli strumenti principali per la costruzione di una cittadinanza culturale attiva e consapevole, capace di coniugare radicamento territoriale e apertura globale, conservazione del patrimonio e creazione di nuovi linguaggi. Ciò implica una lettura dell’AFAM non solo come settore formativo, ma come dispositivo culturale e politico, in grado di influenzare le politiche di coesione sociale, lo sviluppo delle industrie culturali e creative e le strategie di diplomazia culturale internazionale.
A livello comparativo, l’Italia si colloca in una posizione ambigua rispetto ai modelli europei: mentre in Paesi come Germania, Austria, Paesi Bassi e Scandinavia i conservatori e le accademie artistiche sono pienamente integrati nelle università o in sistemi equivalenti, godendo di finanziamenti e percorsi di ricerca dedicati, l’AFAM italiano resta ancorato a una dimensione autonoma ma priva di piena equiparazione giuridica, economica e ‘scientifica’. Questa condizione rischia di penalizzare sia la competitività internazionale delle istituzioni sia la possibilità di attrarre talenti, in un momento storico in cui la mobilità studentesca e la cooperazione accademica sono fattori determinanti per la reputazione e la sostenibilità dei sistemi formativi.5
5 Gaunt, Helena, e Heidi Westerlund, cur. (eds.). Collaborative Learning in Higher Music Education. Routledge, 2013.
Il ‘valore’ dell’AFAM va compreso in una prospettiva plurale: è valore formativo, culturale, sociale, economico e simbolico. È un valore che si misura nella qualità delle competenze trasmesse, nell’impatto sui territori, nella capacità di dialogare con le sfide contemporanee dell’arte e della società. Ma è anche un valore politico, nella misura in cui la piena valorizzazione dell’AFAM richiede scelte strategiche di investimento, di riforma istituzionale e di riconoscimento del ruolo della creatività come fattore strutturale di sviluppo.
Breve storia dell’AFAM: un sistema in evoluzione
Le radici storiche del sistema AFAM sono profonde e complesse e affondano in un contesto in cui la formazione artistica si sviluppava in istituzioni autonome rispetto all’università, pur mantenendo stretti legami con la vita culturale, sociale e politica del Paese. Sin dall’età moderna, i Conservatori di musica hanno rappresentato luoghi di istruzione avanzata, dove l’apprendimento tecnico si intrecciava alla formazione umanistica e alla pratica professionale. Parallelamente, le Accademie di Belle Arti, le scuole di scenografia e le istituzioni per la formazione coreutica hanno svolto un ruolo essenziale nella trasmissione dei saperi tecnico-artistici, formando generazioni di professionisti in grado di operare nei teatri, nelle corti e nei centri di produzione culturale di tutta Europa.
Questo modello formativo, caratterizzato da una forte integrazione tra didattica e produzione artistica, si è mantenuto per secoli in una condizione di relativa autonomia, pur rispondendo, di volta in volta, a regolamentazioni statali o municipali. Durante l’Ottocento e il primo Novecento, le riforme ministeriali hanno progressivamente inquadrato tali istituzioni in ordinamenti nazionali, senza tuttavia collocarle pienamente nell’ambito dell’istruzione superiore.
Il primo riconoscimento organico della specificità e della dignità accademica dell’AFAM è giunto solo con la legge 508 del 1999, che ha riformato le Accademie di Belle Arti, l’Accademia Nazionale di Danza, l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica, gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche e i Conservatori di musica, includendoli nel sistema di ‘alta formazione’ e definendone il ‘valore universitario’. Tale legge ha introdotto un ordinamento didattico articolato su tre cicli (Diploma accademico di primo livello, Diploma accademico di secondo livello e Dottorato di ricerca), in analogia con la struttura undergraduate/postgraduate promossa dal Processo di Bologna.6
6 "Processo di Bologna / Bologna Process". Ultima cons. 15 luglio 2025. https://www.mur.gov.it/it/aree-tematiche/afam/politiche-internazionali/processo-di-bologna-bologna-process
Nonostante il carattere innovativo della riforma, essa ha lasciato irrisolte questioni decisive, come: la mancata e piena equiparazione economica-giuridica con il sistema universitario; l’assenza di criteri specifici per la qualità artistica e scientifica e le difficoltà di riconoscere e finanziare la ricerca come attività.
Un passo decisivo verso la riconoscibilità internazionale è stato l’inserimento dei titoli AFAM nel Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF),7 che ne certifica la piena corrispondenza formale ai livelli dell’istruzione superiore in ambito europeo. Tuttavia, il riconoscimento sostanziale resta incompleto: la persistenza della dicitura “diploma accademico di I o II livello”, invece delle più diffuse denominazioni “laurea” e “laurea magistrale” – pur in presenza di decreti di equipollenza – continua a generare discriminazioni, ambiguità e, in alcuni Paesi, la mancata validità legale dei titoli.
7 "The European Qualifications Framework". Ultima cons. 15 luglio 2025. https://europass.europa.eu/en/europass-digital-tools/european-qualifications-framework
Il confronto con i modelli internazionali evidenzia questa condizione di ‘incompiutezza’ del sistema – basti solo pensare al riconoscimento economico-giuridico dei professori o al riconoscimento e ai fondi per la ricerca – e ancora oggi l’AFAM conserva una posizione ibrida, che ne rafforza la specificità ma ne indebolisce l’efficacia istituzionale e la competitività globale.
Il valore formativo e sociale dell’AFAM
L’AFAM rappresenta un settore strategico per lo sviluppo culturale e umano del Paese, non soltanto per la trasmissione di competenze tecniche ed estetiche, ma per la formazione di soggettività critiche, consapevoli e creative. La peculiarità del sistema risiede nella sua capacità di coniugare la dimensione formativa con quella produttiva, in un contesto in cui il sapere non è separabile dal fare e in cui l’apprendimento si realizza attraverso pratiche corporee, sonore, visuali e performative.8
8 Cahnmann, Melisa, Richard Taylor, cur. Arts-Based Research in Education: Foundations for Practice. Routledge, 2018.
Dal punto di vista epistemologico, l’AFAM si colloca in un paradigma di practical knowledge in cui l’esperienza diretta, la sperimentazione e il laboratorio costituiscono luoghi di produzione di conoscenza al pari delle forme di ricerca teorica.9 In questo senso, l’approccio didattico e metodologico delle istituzioni AFAM si distingue dalla formazione universitaria tradizionale per il peso attribuito all’apprendimento situato, al rapporto maestro-allievo e alla dimensione comunitaria della pratica artistica.10 La ‘prassi’ non è dunque semplice applicazione di saperi predefiniti, ma diventa luogo generativo di nuove forme di sapere, in linea con le teorie dell’artistic research e della practice as research.
9 Bresler, Liora, cur. International Handbook of Research in Arts Education. Springer, 2007.
10 Borgdorff, The Conflict of the Faculties.
Le istituzioni AFAM formano un ampio spettro di professionalità: artisti, musicisti, musicologi, designer, coreografi, attori, registi, scenografi, tecnici del suono e dell’immagine, che operano in contesti produttivi differenziati, dal teatro alla televisione, dalla musica dal vivo al cinema, dalle arti visive alla moda. Queste figure contribuiscono in modo diretto alla vitalità del sistema culturale nazionale e internazionale, costituendo un segmento dinamico dell’economia della conoscenza e dell’industria culturale e creativa,11 contribuendo al PIL nazionale valore aggiunto, pari al 5,6%, con una quota significativa di occupazione giovanile:12 un contributo a cui la filiera formativa dell’AFAM partecipa in maniera rilevante.
11 CULT committee. EU culture and creative sectors policy. 2024. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2024/752453/IPOL_STU(2024)752453_EN.pdf
12 Symbola, e Unioncamere. Io sono Cultura 2023 - L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. 2023. https://symbola.net/wp-content/uploads/2023/07/Io-Sono-Cultura-2023-DEF-1.pdf
Accanto alla funzione formativa e professionale, l’AFAM svolge un ruolo sociale di primaria importanza. Le istituzioni del comparto sono distribuite capillarmente sul territorio nazionale e, in numerosi contesti, rappresentano l’unico presidio di alta cultura in aree periferiche o svantaggiate. Tale radicamento territoriale consente di attivare processi di coesione sociale, inclusione e partecipazione culturale che vanno ben oltre la cerchia degli studenti e dei professionisti del settore. Le attività di produzione e diffusione culturale – concerti, spettacoli, mostre, rassegne, festival – svolte dalle istituzioni AFAM incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, favorendo l’incontro tra generazioni e culture diverse.13
13 Bisaccia, Fabbriche di bello.
In questa prospettiva, l’AFAM va considerato non soltanto come un sistema di formazione specialistica, ma come un ‘attore sociale e culturale’ capace di incidere sui processi di sviluppo territoriale, sulle politiche giovanili e sull’internazionalizzazione della cultura italiana. Il suo valore formativo e sociale è dunque duplice: da un lato, produce capitale umano altamente qualificato; dall’altro, genera capitale sociale, rafforzando il tessuto relazionale e culturale delle comunità in cui opera.14
14 Per il concetto di capitale sociale applicato alla cultura, Bordieu, Pierre. Le strutture sociali dell’economia. Traduzione di Rita Tomadin. Asterios editore, 2004. Il volume è consultabile presso il sito https://www.asterios.it/sites/default/files/Pierre%20Bourdieu%20Le%20strutture%20sociali%20pagine%203-80.pdf
Il valore scientifico: ricerca artistica e produzione culturale
Uno degli aspetti più complessi e, al contempo, più controversi del sistema AFAM riguarda il riconoscimento della dimensione scientifico-artistica della sua attività. A partire dalla legge n. 508, il termine ‘ricerca’ compare nei testi programmatici e normativi del comparto, ma la sua definizione rimane, a tutt’oggi, ambigua e incompiuta, sia sul piano epistemologico sia su quello operativo. La specificità della ricerca artistica (artistic research) risiede nella natura ibrida e processuale della conoscenza che essa produce: si tratta di un sapere generato nel e attraverso il processo creativo, in cui l’atto artistico non è mera applicazione di teorie preesistenti, ma contesto generativo di nuove forme di conoscenza.15 In questa prospettiva, la prassi artistica diventa metodo di indagine, integrando riflessione teorica, pratica performativa, sperimentazione tecnica e innovazione linguistica. Tale approccio differisce dai paradigmi dominanti della ricerca accademico-scientifica tradizionale, fondati prevalentemente sulla separazione tra oggetto e soggetto, tra metodo e risultato.16 Il dibattito internazionale ha da tempo affrontato la questione del riconoscimento della ricerca artistica come attività accademica a pieno titolo.17 In ambito europeo, a partire dagli anni Duemila, il concetto di artistic research ha acquisito crescente centralità: i dottorati in pratica artistica attivati nei Paesi scandinavi, il Research Catalogue dell’European Artistic Research Network (EARN)18 e riviste scientifiche peer-review come il Journal for Artistic Research19 o Studies in Theatre and Performance20 testimoniano l’esistenza di comunità di ricerca consolidate e di standard metodologici condivisi. In Italia, invece, la mancanza di un quadro normativo chiaro e di strumenti finanziari dedicati limita fortemente lo sviluppo della ricerca artistica; si pensi ad esempio alla mancanza di una lista accreditata dei ‘prodotti della ricerca artistica’ e all’assenza di parametri valutativi dell’ANVUR, costringendo spesso a utilizzare, o per meglio dire mutuare elementi derivanti dalle scienze umane o sociali, inadatti a coglierne la natura processuale e performativa; basti pensare che l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), requisito per la docenza universitaria, non riconosce pienamente la produzione artistica come contributo scientifico. Questa situazione si traduce in una marginalizzazione sistemica della dimensione di ricerca dell’AFAM, nonostante il suo potenziale innovativo e la capacità di incidere sull’evoluzione dei linguaggi artistici contemporanei. Appare dunque urgente una ridefinizione istituzionale e scientifica del concetto di ricerca all’interno del comparto AFAM, che consenta di legittimare le pratiche artistiche come forme autonome di produzione di conoscenza. Ciò comporta: l’elaborazione di criteri di valutazione specifici, calibrati sulla natura processuale, contestuale e riflessiva della ricerca artistica; la creazione di fondi competitivi dedicati esclusivamente alla ricerca artistica, sul modello dei Research Councils britannici21 o del Fonds National de la Recherche Scientifique belga.22 In assenza di questi interventi strutturali, il rischio è quello di mantenere l’AFAM in una posizione subordinata, in cui la ricerca artistica venga percepita come accessoria rispetto alla produzione artistica, e non come la sua naturale estensione epistemica.23 Al contrario, il riconoscimento pieno del suo valore scientifico costituirebbe un passo decisivo verso una piena integrazione dell’AFAM nel sistema della conoscenza, al pari degli altri settori dell’istruzione superiore.
15 Smith, Hazel, e Roger T. Dean, cur. Practice-led Research, Research-led Practice in the Creative Arts. University Press, 2009.
16 Borgdorff, The Conflict of the Faculties.
17 Biggs, Michael, e Henrik Karlsson, cur. The Routledge Companion to Research in the Arts. Routledge, 2011.
18 Ultima cons, 15 luglio 2025. http://www.artresearch.eu
19 Ultima cons. 15 luglio 2025. https://www.jar-online.net/it
20 Ultima cons. 15 luglio 2025. https://www.tandfonline.com/toc/rstp20/current
21 Ultima cons. 15 luglio 2025. https://www.ukri.org/councils/ahrc/
22 Ultima cons. 15 luglio 2025. https://www.frs-fnrs.be/fr/
23 Barrett, Estelle, e Barbara Bolt, cur. Practice as Research: Approaches to Creative Arts Enquiry. I.B. Tauris, 2010.
Il valore economico e internazionale dell’AFAM
Oltre alla sua funzione formativa e culturale, l’AFAM rappresenta una risorsa strategica anche dal punto di vista economico. Le istituzioni che ne fanno parte formano professionisti destinati a operare in settori a elevata intensità di creatività e contenuto culturale, contribuendo direttamente alla crescita delle cosiddette industrie culturali e creative (ICC). Secondo i dati più recenti, questo comparto incide per oltre il 5% del PIL nazionale e genera occupazione per più di 1,5 milioni di lavoratori, con un’incidenza significativa tra i giovani sotto i 35 anni.24
24 Symbola, e Unioncamere. "Io sono Cultura 2023". https://symbola.net/wp-content/uploads/2023/07/Io-Sono-Cultura-2023-DEF-1.pdf
Le ICC comprendono attività che spaziano dal design alla musica, dalle arti visive al teatro, dalla danza alla produzione audiovisiva, fino alle tecnologie applicate alla fruizione culturale. La formazione AFAM alimenta questo ecosistema, fornendo figure professionali dotate di competenze artistiche avanzate, capacità progettuale, attitudine interdisciplinare e sensibilità per l’innovazione linguistica e tecnologica. In tal senso, il sistema AFAM non è soltanto un vettore di formazione specialistica, ma si configura come un agente di sviluppo locale e nazionale: le sue produzioni – concerti, convegni, mostre, performance, festival, progetti interdisciplinari – contribuiscono a generare valore economico diretto (attraverso biglietteria, turismo culturale, collaborazioni con imprese) e indiretto (attraverso la reputazione e l’attrattività culturale dei territori).25
25 Sacco, Pier Luigi, Guido Ferilli, Giorgio Tavano Blessi, cur. Cultura e sviluppo locale. Verso il distretto culturale evoluto. Il Mulino, 2015.
Particolarmente rilevante è l’impatto nelle aree periferiche o economicamente fragili, dove le istituzioni AFAM possono costituire un volano per il rilancio dell’economia locale, stimolando forme di cultural planning e favorendo l’insediamento di imprese creative e start-up legate al design, alla produzione musicale e agli eventi performativi.26 Studi recenti dimostrano che la presenza di un’istituzione AFAM in un territorio è correlata a un aumento dell’offerta culturale, alla diversificazione economica e alla crescita di competenze specialistiche.27
26 "Cultural Planning for Urban Regeneration: A Handbook for Local Authorities". Ultima cons. 15 luglio 2025. https://it.scribd.com/document/267119063/Bianchini
27 Turri, Matteo, e Deloitte. Istruzione terziaria e sistema economico: il quarto Rapporto MHEO. 2025. https://lastatalenews.unimi.it/istruzione-terziaria-sistema-economico-quarto-rapporto-mheo. Si veda anche Corte dei Conti. https://ageei.eu/wp-content/uploads/2025/06/Referto_sul_Sistema_Universitario_2025_ssrrco.pdf
Il valore dell’AFAM si estende anche alla dimensione internazionale. Le istituzioni del comparto partecipano attivamente a programmi di mobilità per studenti e docenti, come Erasmus+, o a sistemi europei come il Creative Europe,28 e il programma CEEPUS,29 oltre a stabilire partenariati strategici con università e centri artistici in Europa, Asia e Americhe. Tale proiezione internazionale non è soltanto quantitativa (numero di studenti in mobilità, accordi firmati), ma qualitativa: le produzioni artistiche realizzate da studenti e docenti AFAM ottengono riconoscimenti in festival, concorsi e rassegne di alto profilo, contribuendo alla brand reputation culturale dell’Italia.30
28 Ultima cons. 15 luglio 2025. https://culture.ec.europa.eu/it/creative-europe/about-the-creative-europe-programme
29 Ultima cons. 25 luglio 2025. https://www.ceepus.info
30 MUR - Ministero dell'Università e della Ricerca. Focus “IL SISTEMA AFAM” Anno Accademico 2023-2024. 2024. https://ustat.mur.gov.it/media/1299/focus_afam_2023-2024.pdf
Questa dimensione transnazionale rende l’AFAM anche un attore della diplomazia culturale. Concerti in sedi istituzionali, mostre itineranti, produzioni teatrali in coproduzione con istituzioni estere, progetti Erasmus di cooperazione strategica e residenze artistiche internazionali fungono da veicolo per la promozione del patrimonio artistico italiano e per la costruzione di reti interculturali durature. In linea con le strategie di soft power adottate da diversi Paesi, il sistema AFAM può contribuire in modo significativo a rafforzare l’immagine internazionale dell’Italia, unendo l’eredità storica delle arti alla capacità di innovazione contemporanea.
L’AFAM, dunque, non è soltanto un pilastro formativo e culturale, ma anche un motore economico e uno strumento di proiezione internazionale. Investire in questo settore significa non solo sostenere la creatività e la qualità artistica, ma anche valorizzare un asset strategico per la competitività del Paese nella geoeconomia e nella geopolitica della cultura.
Le criticità strutturali del sistema
Nonostante l’elevato potenziale formativo, culturale ed economico, il sistema dell’AFAM continua a essere segnato da una serie di criticità strutturali che ne ostacolano il pieno sviluppo e la valorizzazione. Tali problematiche, radicate storicamente e aggravate dalla lentezza dei processi riformatori.
A un quarto di secolo dall’entrata in vigore della legge 508, il comparto si trova ancora privo di un assetto pienamente coerente in materia di autonomia statutaria, organizzativa e gestionale, assimilabile a quello riconosciuto alle università statali. Nonostante l’intenzione riformatrice espressa dal legislatore all’alba del nuovo millennio – e ribadita in più occasioni da successivi atti normativi e indirizzi ministeriali – l’AFAM continua a operare all’interno di un quadro regolativo ibrido, in cui elementi di autonomia coesistono con forme persistenti di controllo e indirizzo da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca. Tale configurazione normativa, lungi dal favorire una compiuta responsabilizzazione degli organi di governo delle istituzioni, ha determinato negli anni una situazione di incertezza istituzionale e di asimmetria funzionale rispetto al sistema universitario. In assenza di una cornice giuridica chiara e compiuta in tema di autonomia strategica, gestionale e finanziaria, le istituzioni AFAM faticano a sviluppare una propria capacità di programmazione e valutazione, sia in termini di missione culturale e formativa sia in riferimento all’allocazione efficiente delle risorse. In questo scenario, appare sempre più urgente promuovere una revisione complessiva del quadro di governance dell’AFAM, in grado di assicurare una reale autonomia istituzionale nel rispetto della funzione pubblica e del valore strategico che la formazione artistica riveste nel sistema della conoscenza e nella progettazione culturale del Paese.
Il tema del reclutamento e dello sviluppo di carriera del personale docente costituisce una delle criticità più rilevanti e persistenti del comparto AFAM, ponendo in luce il mancato completamento del processo riformatore avviato con la legge 508. A venticinque anni dalla sua entrata in vigore – e nonostante il recente Regolamento recante le procedure e le modalità per la programmazione e il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico approvato con il d.P.R. n. 83 del 24 aprile 2024 – il sistema non ha ancora avviato concretamente le procedure previste per l’Abilitazione Artistica Nazionale, né ha dato attuazione piena e uniforme alle assunzioni previste dai precedenti provvedimenti straordinari (DM 180/2023 e concorsi riservati). Le istituzioni, infatti, si trovano ancora oggi a confrontarsi con vincoli assunzionali rigidi, fondi insufficienti e una cronica mancanza di pianificazione a lungo termine. Dobbiamo anche considerare come negli ultimi anni la strategia del Ministero si è orientata verso un progressivo riordino delle procedure di reclutamento, con l’obiettivo di superare il tradizionale sistema delle graduatorie nazionali a favore di concorsi pubblici, in linea con i principi generali fissati dal d.lgs. n. 165/2001 e con l’adozione del d.P.R. n. 83. Difatti, il regolamento, che dovrebbe entrare in vigore a partire dall’anno accademico 2025/2026, stabilisce che le commissioni di valutazione saranno costituite sulla base di criteri definiti da un successivo decreto ministeriale. Nelle more dell’applicazione del nuovo quadro regolamentare, per gli anni accademici 2023/2024 e 2024/2025 il reclutamento ha continuato a svolgersi secondo modalità transitorie. Da un lato sono state utilizzate le residue graduatorie nazionali, molte delle quali ormai esaurite, istituite da precedenti disposizioni normative o legate al processo di statizzazione delle istituzioni non statali. Dall’altro lato, sono state attivate procedure concorsuali selettive di sede (d.m. n. 180/2023), introdotte dall’art. 6, comma 4-ter, del d.l. n. 198/2022 in combinato disposto con l’art. 59, comma 9-ter, del d.l. n. 73/2021, come modificato dal d.l. n. 69/2023. Tali procedure hanno avuto la funzione di avviare, seppur in forma ancora parziale, la transizione verso un sistema di reclutamento basato su concorsi locali, in grado di rispondere meglio alle esigenze delle singole istituzioni. Un elemento centrale della nuova disciplina è la volontà di ridurre l’abuso dei contratti a termine, oggetto di una procedura d’infrazione europea (n. 4231/2014). Per i docenti, le norme prevedono una corsia preferenziale di stabilizzazione per coloro che abbiano maturato almeno tre anni di servizio a tempo determinato o di collaborazione presso le istituzioni AFAM. Per il personale tecnico-amministrativo, invece, i requisiti variano: 24 mesi di servizio per il personale di area I e II, e 36 mesi per il personale di area III ed EQ. Le istituzioni sono tenute, entro dicembre di ogni anno, a comunicare al Ministero l’elenco del personale che ha raggiunto i requisiti, sulla base del quale viene predisposta una graduatoria nazionale. Le facoltà assunzionali, determinate annualmente con dPCM, sono destinate prioritariamente alla stabilizzazione di questo personale, e solo in subordine distribuite ad altre finalità.
In questo quadro di transizione, il sistema di reclutamento AFAM si trova quindi a vivere una fase complessa: da un lato si utilizzano ancora strumenti di natura straordinaria o transitoria, dall’altro si pongono le basi per un modello più strutturato e omogeneo rispetto al resto della pubblica amministrazione. L’introduzione dell’Abilitazione Artistica Nazionale, in particolare, segna un punto di svolta nella prospettiva di una maggiore comparabilità con il settore universitario, pur nel rispetto delle peculiarità che caratterizzano l’alta formazione artistica, musicale e coreutica.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’assenza di un sistema di fasce di docenza strutturate, comparabili ai ruoli previsti nel sistema universitario (ricercatori, professori associati, professori ordinari). Il riconoscimento della figura del “ricercatore” nel comparto AFAM, pur previsto nei documenti programmatici e regolamentari – come, ad esempio, il d.P.R. n. 83/2024 – , rimane a oggi puramente teorico, poiché nessuna procedura concorsuale è stata attivata e nessuna posizione è stata finanziata. La mancanza di risorse specificamente dedicate alla ricerca e al reclutamento secondo queste nuove figure rende inattuabile nei fatti ogni percorso di carriera articolato, aggravando ulteriormente il divario con il sistema universitario. Tale sperequazione strutturale con il mondo accademico universitario riguarda anche lo status giuridico ed economico del personale docente AFAM, che – a differenza dei colleghi universitari – non gode né di uno status pubblicistico, né di forme retribuzione commisurate alle responsabilità didattiche, artistiche e istituzionali. A ciò si aggiunge l’assenza di fondi strutturali per la ricerca, che non solo impedisce ai docenti AFAM di accedere a risorse adeguate allo sviluppo di attività progettuali e performative, ma nega nei fatti il riconoscimento della ricerca come componente essenziale della missione istituzionale. Il personale docente, infatti, opera sotto un regime contrattuale, che non prevede forme di finanziamento dedicate né tutele per l’attività di ricerca, con la conseguenza paradossale che i docenti AFAM sono chiamati a fare ricerca ‘clandestinamente’ senza che questa sia formalmente riconosciuta, valutata, né sostenuta da meccanismi di finanziamento da assegnare ai singoli docenti.
Un ulteriore elemento di criticità all’interno del sistema è rappresentato dalle profonde disomogeneità che contraddistinguono le diverse tipologie di istituzioni che lo compongono. Ad esempio, alcuni settori specifici e strategici – come quello del design o delle tecnologie per le arti – sono concentrati in pochissime sedi (come gli ISIA), determinando una distribuzione diseguale dell’offerta formativa sul territorio nazionale, con aree completamente scoperte o fortemente marginalizzate. A ciò si aggiungono le gravi differenze infrastrutturali e di dotazione tecnologica. Se alcune istituzioni possono contare su sedi storiche riqualificate, aule attrezzate, biblioteche digitalizzate e laboratori multimediali, molte altre operano in condizioni di precarietà strutturale, con spazi inadeguati, tecnologie obsolete e risorse logistiche insufficienti. Questa situazione, aggravata dalla mancanza di fondi ordinari stabili e da una progettualità nazionale discontinua, limita gravemente le possibilità di sviluppo didattico, produttivo e di ricerca, generando una profonda disparità tra le istituzioni in termini di capacità attrattiva, efficienza organizzativa e possibilità di innovazione. Tali disuguaglianze hanno conseguenze dirette sulla qualità, varietà e accessibilità dell’offerta formativa, con istituzioni che riescono a proporre percorsi di studio altamente specializzati, internazionalizzati e multidisciplinari, mentre altre faticano a garantire anche i livelli minimi previsti dagli ordinamenti. La mancanza di una regia unitaria e di meccanismi nazionali di riequilibrio (analoghi, ad esempio, ai fondi premiali per le università) comporta una diseguaglianza sostanziale nelle opportunità offerte agli studenti: l’accesso alla formazione artistica di qualità risulta condizionato più dalla collocazione geografica e dalla fortuna di accesso a istituzioni ben strutturate che da un principio di equità territoriale e pari diritti formativi.
Le ricadute di questa disomogeneità si osservano anche sul piano della reputazione accademica e della mobilità di docenti e studenti: istituzioni con maggiori risorse e visibilità riescono ad attrarre profili di alto livello e a partecipare a reti internazionali di collaborazione e scambio, mentre altre si trovano isolate, con limitate possibilità di crescita e aggiornamento. Questo divario sistemico compromette la coesione interna del comparto AFAM e ne indebolisce la capacità di affermarsi come un sistema unitario nel panorama europeo dell’istruzione superiore. In tale contesto, appare urgente un intervento strutturale volto a ridurre le disuguaglianze istituzionali attraverso strumenti perequativi e investimenti mirati; promuovere una visione sistemica dell’AFAM che valorizzi la diversità delle identità formative senza comprometterne l’equità di accesso, l’unitarietà di riconoscimento e la sostenibilità strategica. Solo attraverso un’azione coordinata e una pianificazione nazionale orientata alla qualità, all’equità e all’integrazione, sarà possibile superare le attuali disparità e garantire a tutte le istituzioni AFAM, indipendentemente dalla loro tipologia, le condizioni necessarie per contribuire pienamente allo sviluppo culturale, educativo e produttivo del Paese.
Nel processo di rafforzamento e piena istituzionalizzazione del sistema AFAM all’interno del più ampio quadro dell’istruzione superiore e della produzione di conoscenza, un ruolo strategico e non più accessorio deve essere attribuito alle infrastrutture culturali e scientifiche presenti nelle istituzioni: biblioteche, archivi, musei, gipsoteche, emeroteche e centri di documentazione. Tali presìdi non rappresentano meri strumenti di supporto alla didattica, ma costituiscono componenti essenziali per l’elaborazione, la trasmissione e la valorizzazione del sapere artistico, nonché per l’attuazione di una ricerca pienamente riconosciuta, fondata su risorse, contesti e patrimoni originali.
In particolare, le biblioteche e gli archivi dell’AFAM conservano un patrimonio documentale e multimediale di straordinario rilievo – spesso unico a livello nazionale o europeo – che comprende fondi storici, collezioni speciali, partiture, registrazioni sonore e audiovisive, epistolari, fotografie, cataloghi d’autore, costumi, e materiali effimeri di grande valore per la musicologia, la storia dell’arte, la coreutica, il design e l’intera area delle performing arts. Allo stesso modo, musei interni, gipsoteche e collezioni didattiche, presenti soprattutto nelle Accademie di Belle Arti e negli ISIA, custodiscono opere, calchi, strumenti e manufatti che non solo testimoniano la storia dell’insegnamento artistico in Italia, ma costituiscono oggetti di studio, di restauro, di ricontestualizzazione critica e di ripensamento curatoriale, offrendo ampi margini di sperimentazione per la ricerca artistica contemporanea.
La piena valorizzazione di queste risorse richiede tuttavia un profondo ripensamento del loro ruolo all’interno delle istituzioni. È necessario superare l’approccio scolastico, residuale e funzionalista con cui sono state finora trattate e riconoscerle, al contrario, come infrastrutture vitali per la ricerca, la terza missione e l’innovazione culturale. Ciò implica non solo l’adeguamento delle sedi, la digitalizzazione dei materiali e l’interoperabilità tra sistemi, ma anche la definizione di piani strategici pluriennali per la gestione e lo sviluppo di tali patrimoni, con risorse dedicate e integrazione nei processi istituzionali. Particolarmente urgente è il tema del personale: per rendere queste infrastrutture realmente operative e al servizio della ricerca è indispensabile prevedere profili professionali stabili, altamente qualificati e contrattualmente riconosciuti, che devono essere non solo formati e aggiornati, ma anche integrati nei gruppi di ricerca e valorizzati nei processi decisionali delle istituzioni. La presenza di queste competenze può fare la differenza nel trasformare un fondo inerte in un cantiere di ricerca, un archivio dormiente in un laboratorio di indagine e restituzione critica, una gipsoteca dimenticata in un’officina di progetti espositivi, didattici e transdisciplinari.
In questa prospettiva, biblioteche, archivi, musei e gipsoteche devono essere pienamente coinvolti nella progettazione culturale delle istituzioni AFAM, contribuendo in modo attivo allo sviluppo di percorsi di studio, progetti di ricerca, attività di terza missione, collaborazioni con enti esterni e pratiche di internazionalizzazione. La loro valorizzazione non rappresenta un costo accessorio, ma una scelta strategica per consolidare l’identità scientifica e culturale delle istituzioni, rafforzare la loro apertura sociale e territoriale, e garantire un ambiente fertile per la ricerca artistica intesa come pratica epistemica, documentata, fondata e pubblicamente condivisa.
Nel corso degli anni, numerosi documenti programmatici – tra cui le proposte dell’ANDA-Associazione Docenti AFAM – hanno evidenziato la necessità di una riforma organica che definisca in modo chiaro competenze, strumenti e obiettivi, riconoscendo all’AFAM un ruolo paritario rispetto all’università all’interno del sistema della conoscenza.
Senza un intervento legislativo strutturale, l’AFAM rischia di rimanere intrappolato in una condizione di marginalità istituzionale, in cui il potenziale formativo e creativo non si traduce pienamente in impatto sociale, economico e scientifico. Il superamento di queste criticità non è soltanto una questione tecnica, ma una scelta politica che riguarda la visione del Paese rispetto al ruolo strategico delle arti e della cultura nella società contemporanea.
Conclusioni
Riaffermare il valore dell’AFAM significa riconoscere il ruolo strategico che le arti, la musica, la danza, il teatro, il design e le discipline creative svolgono nella formazione di una cittadinanza libera, plurale e consapevole. Significa anche assumere che la conoscenza non si esaurisce nei codici della razionalità discorsiva o nella ricerca empirica tradizionale, ma include pratiche embodied, estetiche e performative, in cui l’esperienza sensibile costituisce non solo un veicolo di espressione, ma una vera e propria fonte autonoma di sapere.31
31 Pink, Sarah. Doing Sensory Ethnography. Sage, 2021.
In un contesto internazionale in cui la competizione per l’innovazione e la produzione culturale è sempre più intensa, la valorizzazione dell’AFAM non può essere considerata un’istanza di settore, bensì una scelta strategica di politica culturale e formativa. Investire nell’AFAM significa potenziare una componente essenziale del sistema della conoscenza, capace di coniugare creatività e rigore, tradizione e sperimentazione, con ricadute dirette sull’economia, sulla coesione sociale e sulla reputazione internazionale del Paese.
In un’epoca segnata da crisi globali, da disuguaglianze crescenti e da trasformazioni tecnologiche radicali, il sapere artistico può offrire strumenti cruciali per immaginare nuove forme di relazione e nuove ecologie cognitive, come le ha definite Gregory Bateson,32 in cui la creatività diventa elemento fondante per ripensare i rapporti tra individuo, comunità e ambiente. L’arte e la cultura, in questa prospettiva, non sono ornamenti del vivere civile, ma infrastrutture cognitive e sociali senza le quali il progetto democratico rischia di indebolirsi.33
32 Bateson, Gregory. Steps to an Ecology of Mind. University of Chicago Press, 2000. Edizione originale di Ballantine books, 1972.
33 Nussbaum, Martha C. Not for Profit: Why Democracy Needs the Humanities. Princeton University, 2010.
Perché ciò avvenga, tuttavia, è necessario che l’AFAM esca dalla sua condizione di sistema incompiuto, superando ambiguità istituzionali e carenze strutturali. Il pieno riconoscimento del suo valore richiede un impegno congiunto delle istituzioni politiche, delle comunità scientifiche, accademico-artistiche e della società civile, in un’ottica di responsabilità condivisa verso la formazione superiore come bene comune. Solo così l’AFAM potrà essere riconosciuto non come settore marginale, ma come parte integrante e costitutiva del sistema nazionale della conoscenza, in grado di contribuire in modo determinante alla costruzione del futuro culturale dell’Italia.