Artem, 2023. 368 pp.

Antonio Niccolini scenografo dei Reali Teatri di Napoli

a cura di Pier Luigi Ciapparelli

Lilia Flavia Fidenti

Conservatorio di Musica Giovanni Pierluigi da Palestrina, Cagliari

https://orcid.org/0009-0003-8396-1615

Citation

Fidenti, Lilia Flavia. Antonio Niccolini scenografo dei Reali Teatri di Napoli, a cura di Pierluigi Ciapparelli, Artem, 2023. Muse. Rivista di Musica, Arte, Drammaturgia, Danza e Design, no. 1 (2025): 219-222


Posto al crocevia tra architettura, arti figurative, storia del teatro e cultura antiquaria, il volume Antonio Niccolini scenografo dei Reali Teatri di Napoli si inserisce in una tradizione di studi che ha progressivamente ridefinito la percezione della scenografia come disciplina autonoma e complessa. Si tratta del catalogo della mostra allestita presso la Certosa e Museo di San Martino dal 7 novembre 2023 al 7 marzo 2024. Il volume nasce dall’esigenza di restituire una visione aggiornata e complessiva della figura di Antonio Niccolini, nato a San Miniato nel 1772 e morto a Napoli nel 1850. Proprio i duecentocinquant’anni dalla nascita dello scenografo hanno rappresentato l’occasione per la realizzazione della mostra e del successivo contributo scientifico curato da Pier Luigi Ciapparelli. Questo lavoro origina dai precedenti illustri contributi: una fondamentale monografia di Franco Mancini (Antonio Niccolini scenografo teatrale, Bulzoni, 1980) e un lavoro corale curato da Anna Giannetti e Rosanna Muzii (Antonio Niccolini. Architetto e scenografo alla Corte di Napoli (1807-1850), Electa, 1997).

L’impostazione del catalogo a cura di Pier Luigi Ciapparelli appare fortemente scientifica: non solo accompagnamento all’esposizione, ma summa critica di ricerche recenti e occasione di rilancio per nuovi filoni di indagine. La ricchezza del volume è evidente già dalla sua struttura, che alterna saggi di taglio storico-critico (Cassese, Giovanna. La Riforma del Reale Istituto di Belle Arti nel 1822 e la politica culturale di Antonio Niccolini Direttore; Ciapparelli, Pier Luigi. La Reale Scuola di Scenografia di Napoli nella prima metà dell’Ottocento; Cocurullo, Silvia. Il Fondo Niccolini nel Museo di San Martino; Lori, Renato. Le antiche origini della Scuola di Scenografia napoletana) a studi monografici (Ciapparelli, Pier Luigi. Il linguaggio scenico di Antonio Niccolini; Cioffi. Rosanna, Domenico Chelli e Antonio Niccolini pittori/scenografi tra Firenze, Pisa, Livorno e Napoli; Mangone, Fabio. Esperimenti sul “carattere” egizio; De Rosa, Federica. Figurini e figurinisti dei Reali Teatri di Napoli negli anni di Antonio Niccolini; De Simone, Paola. Antonio Niccolini a Napoli e il Teatro officina delle Arti Belle; Giannetti, Anna. Antonio Niccolini architetto e scenografo della Modernità; Maione, Paologiovanni, e Francesca Seller. Niccolini «regio architetto» alla corte di Barbaja; Rossi, Simona. Antonio Niccolini e il valore dello spazio nel progetto, tra scenografia e architettura).

La presentazione di Rosita Marchese e l’introduzione di Pier Luigi Ciapparelli collocano Niccolini in un panorama ampio, che dal contesto napoletano si estende al quadro europeo post-rivoluzionario, mettendo in luce le connessioni con la cultura del ‘decennio francese’ e con i linguaggi architettonici e antiquari che percorrevano l’Italia e la Francia di primo Ottocento. Seguono contributi che approfondiscono i diversi aspetti della sua attività: Anna Giannetti insiste sul Niccolini architetto e scenografo di stampo moderno, Rosanna Cioffi analizza la relazione con Domenico Chelli, mentre Pier Luigi Ciapparelli e Fabio Mangone si soffermano sul linguaggio scenico e sugli esperimenti legati al cosiddetto ‘carattere egizio’. Altri saggi, come quelli di Simona Rossi e Federica De Rosa, allargano lo sguardo alla questione dello spazio scenico inteso come articolazione architettonica, o affrontano temi più specifici come la funzione dei figurini teatrali, la politica culturale dell’Istituto di Belle Arti o la fortuna del fondo Niccolini oggi conservato a San Martino. La sezione finale, con il catalogo delle opere e il repertorio cronologico, rappresenta un indispensabile strumento di lavoro per gli studiosi, offrendo materiali ordinati e criticamente commentati. A ciò si aggiunge un’ampia sezione documentaria contenente una selezione di circa trecentocinquanta bozzetti, studi e schizzi scenici provenienti dal Fondo Niccolini, conservato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Certosa. Paola De Simone fornisce, inoltre, un aggiornamento cronologico sugli allestimenti teatrali e nuove attribuzioni con apparato inventariale e iconografico.

La struttura del volume va oltre la mera raccolta documentaria. L’obiettivo appare quello di tracciare il ritratto di un intellettuale che partecipa a pieno titolo al dibattito europeo sul rapporto tra antico e moderno, tra tradizione classica e sperimentazione romantica, tra esigenze spettacolari e dimensione istituzionale dell’arte, pur essendo Niccolini ben radicato nel contesto napoletano. L’intento è quello di proporre la sua figura come poliedrica, capace di coniugare ruoli diversi: pedagogo alla guida della Reale Scuola di Scenografia, funzionario e direttore del Reale Istituto di Belle Arti, scenografo dei Reali Teatri, architetto impegnato in progetti urbani e decorativi. Difatti, Niccolini fu anche il vero artefice della riorganizzazione e rifondazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli nel primo Ottocento. L’Accademia, nata nel 1752, trovò una nuova fisionomia proprio grazie alla sua azione di riformatore: fu lui a darle struttura organica con scuole, regolamenti e indirizzi specifici, trasformandola di fatto nel Reale Istituto di Belle Arti. È significativo che Niccolini amasse firmarsi sempre “Direttore del Reale Istituto”, convinto com’era del valore imprescindibile della formazione artistica e della centralità dell’Accademia per la vita culturale della capitale borbonica, come bene evidenzia Giovanna Cassese nel suo contributo. Lo scenografo si considerava, a pieno titolo, il fondatore di una nuova stagione istituzionale, in cui l’Accademia assumeva il compito non secondario di formare generazioni di artisti destinati ad operare tanto in ambito architettonico e pittorico, quanto in quello scenografico e teatrale.

Un merito di questo catalogo è sicuramente quello di aver riportato al centro la ‘funzione pedagogica’ di Niccolini, quale professore e promotore della Reale Scuola di Scenografia (istituita nel 1816 e operativa dal 1822). Proprio la sua attività didattica, così bene ricostruita e testimoniata dai programmi della Reale Scuola e dalle connessioni con i Reali Teatri (San Carlo, Fondo, Sala dei Fiorentini), mostra come la scenografia fosse concepita non solo come pratica artigianale, ma come disciplina a pieno titolo, dotata di un proprio linguaggio e di strumenti critici.

Nel volume non mancano i riferimenti al mondo dell’archeologia, all’uso delle rovine e dei motivi egittizzati. Tale metodo non appare come un semplice esercizio stilistico, ma come parte integrante di una riflessione sul valore politico e culturale delle immagini nella Napoli post-napoleonica. Il rapporto con l’antico, la centralità del disegno, l’attenzione alla prospettiva e alla spazialità scenica diventano così elementi di una ‘scuola’ che avrebbe formato generazioni di scenografi e architetti, contribuendo a consolidare l’identità culturale della capitale borbonica. In tal senso, il volume si rivela prezioso anche per la storia dell’educazione artistica in Italia, integrando prospettive finora rimaste marginali nella storiografia. Il cuore del volume è senz’altro rappresentato dai bozzetti che illustrano lo sviluppo dei progetti scenici. Nuove piste di ricerca si aprono anche grazie ad un apparato inventariale aggiornato, alla revisione delle cronologie e alle attribuzioni più precise.

Dal punto di vista metodologico, i contributi raccolti riescono a bilanciare dimensione empirica e interpretativa. Il catalogo non vuole soltanto avere un ruolo descrittivo, ma essere capace di orientare il dibattito storiografico, proponendo ipotesi interpretative che stimolano ulteriori verifiche. I temi approfonditi sono quelli che attraversano l’Ottocento: il ruolo delle accademie, la circolazione dei modelli figurativi, la dialettica tra classicismo e romanticismo. Vengono ricordati anche avvenimenti traumatici come l’incendio del San Carlo (1816) e l’evolversi della sensibilità antiquaria dell’epoca, basti pensare alle campagne archeologiche di Ercolano (1738) e Pompei (1748). Anche l’apparato delle illustrazioni è da apprezzare per la resa cromatica e l’effetto scenografico che rende il volume godibile anche sotto l’aspetto estetico.

Non mancano tuttavia alcuni limiti, peraltro fisiologici, in un’opera collettanea di ampio respiro. La varietà degli approcci e degli stili talvolta rende disomogenea la lettura, e alcuni saggi avrebbero giovato di una maggiore integrazione con il tema musicale, dato che la scenografia di Niccolini fu indissolubilmente legata alla pratica melodrammatica napoletana. La musica resta sullo sfondo, senza un’analisi puntuale dei rapporti tra drammaturgia musicale e invenzione visiva, lasciando spazio a ulteriori ricerche interdisciplinari tra musicologia e storia della scenografia.

Si può concludere che questo catalogo rappresenta un contributo di primaria importanza per gli studi sulla scenografia e sull’architettura teatrale dell’Ottocento. Si colloca nel solco della tradizione avviata da Mancini e ne rinnova l’eredità, offrendo uno strumento aggiornato e scientificamente solido che consente di restituire a Niccolini la statura di protagonista della cultura europea del XIX secolo. La qualità dei saggi, la chiarezza dell’apparato critico, l’ampiezza della documentazione sono fondamentali non solo per gli specialisti di scenografia e teatro, ma anche per storici dell’arte, architetti e musicologi interessati al dialogo tra arti visive e spettacolo. Sicuramente alimentare un discorso pubblico di ampio respiro, unendo ricerca accademica, valorizzazione patrimoniale e formazione didattica, contribuisce a configurare un modello di collaborazione tra istituzioni volte a valorizzare la storia dell’arte e del teatro.