N. 4 (2020): I "Sonetti et canzoni" di Iacopo Sannazaro
Contributi individuali

L'"Arcadia" in antologia: affioramenti eglogistici nelle sillogi di rime quattro-cinquecentesche

Marco Landi
Scuola Normale Superiore di Pisa
Tiziano Vecellio, Ritratto di letterato (forse di Sannazaro)

Pubblicato 2020-11-11 — Aggiornato il 2021-04-14

Versioni

Parole chiave

  • Sannazaro,
  • Arcadia,
  • egloghe,
  • antologia poetica,
  • Sonetti et canzoni

Abstract

Sannazaro’s eclogues know a wide manuscript circulation even outside the pastoral prosimeter of Arcadia. This so-called inorganic tradition of eclogues extracted from the narrative frame of the work shows that, at least at the beginning, they were also read as autonomous units, such as to be perfectly suited to the structure and the compilation of poetry anthologies. This fact is less surprising if one remembers the high rate of lyrical contamination exhibited, already from the choice of the metric form, by four eclogues of Arcadia, which have the form of Petrarchan canzoni and sestinas. This paper is focused on the presence of these four eclogues in some 15th end 16th century anthologies of lyric poetry, in order to study the attitude of the copyists (who were also the first readers) towards these four bucolic pieces that went beyond the canonic genre of eclogues written in terza rima or at most of the polymeter, however ternary-based. There are also cases in which the tradition of this “lyrical” eclogues is intertwined with that of Sannazaro’s canzoni and sonnets (e.g. in the manuscrpt Oxford, Bodleian Library, Canon. it. 61, two of these eclogues appear alongside other Sannazaro’s poems in a 16th century anthology of lyric poetry opened by Petrarch’s Canzoniere and Trionfi).

 

Com’è noto, le egloghe dell’Arcadia conoscono un’ampia circolazione manoscritta anche all’infuori del prosimetro pastorale. Questa tradizione “inorganica” di egloghe scorporate dal tessuto narrativo del romanzo dimostra che, almeno all’inizio, esse furono percepite e lette anche singolarmente, come unità individuali e autonome, tali da risultare perfettamente adatte alla compilazione di sillogi di rime e, più in generale, alla struttura di un’antologia poetica (e non necessariamente di esclusiva pertinenza bucolica). Questa circostanza meno sorprende se si rammenta il forte tasso di contaminazione lirica esibito, già a partire dalla scelta della forma metrica, da quattro egloghe del prosimetro: la III e la V sono canzoni, la VII è una sestina, la IV addirittura una sestina doppia, tutte fedeli calchi metrici e in parte tematici di precisi fragmenta petrarcheschi. Il mio contributo prende in esame la presenza delle egloghe III IV V VII in alcune sillogi di rime quattro-cinquecentesche (con alcune propaggini anche sette-ottocentesche), tentando di cogliere l’atteggiamento dei copisti – e in definitiva dei primi lettori – nei confronti di questi quattro pezzi bucolici che esulavano a rigore dalla grammatica del genere, fino ad allora formalmente ancorata al capitolo in terza rima o tutt’al più al polimetro, comunque su base ternaria. Non mancano poi casi in cui la tradizione delle egloghe “liriche” dell’Arcadia s’intreccia con quella dei Sonetti et canzoni: singolare, ad esempio, quello del ms. Canon. it. 61 della Bodleian Library di Oxford, in cui la sestina e la sestina doppia compaiono senza problemi di sorta, accanto ad altre rime sannazariane, in un’antologia di poesia lirica cinquecentesca aperta dal Canzoniere e dai Trionfi.