«Stein der Weisen». Il movente morale nell’indagine pratica kantiana

Autori

  • Paolo Bodini

DOI:

https://doi.org/10.13130/2282-0035/10517

Abstract

L’azione morale è soltanto la conclusione e il compimento di un più complesso e stratificato processo deliberativo. Uno dei passaggi cruciali riguarda il ruolo svolto dal «movente». Se da un lato occorre infatti giungere ad una chiara presa di posizione circa l’azione da ritenere realmente morale, dall’altro risulta necessario trovare lo sprone capace di spingerci ad agire in tal senso. L’indagine sul movente riguarda esattamente lo studio del ruolo e della natura di questo sprone.
A tematizzare con grande lucidità l’imprescindibile azione del movente morale fu Kant. Egli non soltanto lo distinse dall’individuazione delle ragioni di fondo atte a rendere giusta un’azione («Bewegungsgrund [motivo]»), ma cercò anche di inquadrarlo e caratterizzarlo nei propri scritti di filosofia pratica, presentandolo come l’impulso («Triebfeder») necessario per la conversione di una decisione morale in azione morale.
Invero, il contributo offerto dal filosofo prussiano non è privo di difficoltà ed ambiguità. Nelle righe dei suoi testi sembrano emergere più soluzioni per la definizione e la comprensione del movente.
È proprio questa difficoltà a stimolare una ricerca più ampia, in cui il confronto fra l’indagine trascendentale e le ipotesi teoriche sul movente si chiarifichino vicendevolmente, testimoniando la lungimiranza filosofica dell’indagine kantiana e la profonda salienza del tema del movente.

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Pubblicato

2018-08-01

Fascicolo

Sezione

Saggi