Una di lingua, una di gioco. Questioni linguistiche nei «giochi italiani per le scuole» del secondo Ottocento

Abstract

Negli studi dedicati al rapporto tra scuola primaria e questione della lingua nel secondo Ottocento, è poco indagato il contributo del medium ludico. Del resto le stesse voci dell’Italia bambina, Cuore e Pinocchio, non palesano indizi che marchino questo sentiero. Anzi, in Cuore la componente ludica è soffocata dalla tensione pedagogica (e forse non a caso in De Amicis sono perlopiù gli adulti a rifugiarsi nei giochi), mentre nelle Avventure del burattino essa è implicitamente condannata, confinandosi nel paese dei balocchi. Per di più il variegato centone dei giochi, forieri di una socialità bestiale (nel paese si aggirano infatti «branchi di monelli»), è incalzato da un florilegio esemplare di sgrammaticature.

Biografia autore

Michela Dota, Università degli Studi di Milano
Michela Dota ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della lingua e letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Milano (tutor: Massimo Prada), con una tesi sulla prassi correttoria della Vita militare di Edmondo De Amicis. Si occupa inoltre di grammaticografia e di pubblicistica scolastica tra Ottocento e primo Novecento, e di glottodidattica dell’italiano L1 e L2/LS, anche in prospettiva diacronica.
Pubblicato
2016-07-29
Sezione
Percorsi della ludicità tra antico e moderno