Includere gli altri. Le 'Cronache universali' del Medioevo
DOI:
https://doi.org/10.54103/2035-7362/31819Parole chiave:
Cronache universali, inclusione, Vincenzo di Beauvais, Pipino da Bologna, Galvano Fiamma, MongoliAbstract
Alla base delle Cronache universali, un genere letterario di larghissima diffusione nel medioevo, c’è l’idea che la storia umana possa essere ricondotta a una narrazione unitaria, in genere in un’ottica provvidenzialistica. Per soddisfare questa visione, era necessario che nel quadro trovassero collocazione anche gli elementi apparentemente anomali, come i popoli non cristiani. Il contributo presenta qualche esempio di come, fra il XIII e il XIV sec., le cronache universali reagirono alla comparsa di un nuovo popolo, i Mongoli, e di un nuovo orizzonte geografico, quello dell’Asia centrale e orientale, e seppero incorporarlo nel quadro storico e geografico tradizionale.
At the heart of universal chronicles, a literary genre that was widespread in the Middle Ages, lies the idea that human history can be represented by a single narrative, generally from a providentialist perspective. In order to satisfy this vision, it was necessary to include even seemingly anomalous elements, such as non-Christian peoples. This essay presents some examples of how, between the 13th and 14th centuries, universal chronicles reacted to the emergence of a new people, the Mongols, and a new geographical horizon, concerning Central and Eastern Asia, and were able to incorporate them into the traditional historical and geographical framework.
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