Medioevo filosofico ne La Montagna magica di Thomas Mann
DOI:
https://doi.org/10.54103/2035-7362/31820Parole chiave:
Medievalismo, Teologia medievale, Leo Naphta, Weltanschaung, DemocraziaAbstract
Nella cultura europea a cavallo fra XIX e XX secolo il Medioevo assume un ruolo rilevante come vero e proprio topos concettuale. Oltre a indicare uno specifico arco cronologico, infatti, il termine “Medioevo” viene impiegato sempre più spesso come referente di una vera e propria civilizzazione, della quale si tendono a mettere in luce una pluralità di punti di vista. Il dibattito amplissimo che ha per oggetto i diversi medievalismi permea di sé la grande cultura europea di questa fase storica e trova espressione non solo sul terreno degli studi storici e storico-filosofici e delle indagini filologiche ed erudite. La montagna magica di Thomas Mann è un esempio di come una ormai consolidata e definita attenzione per lo ‘spirito’ della cultura medievale entri nella costruzione di un grande affresco della crisi di civiltà che l’Europa affronto all’inizio del Novecento. Il saggio analizza il modo in cui Mann ha elaborato una certa concezione della cultura medievale e dello spirito della civiltà medievale, facendone il tratto distintivo delle posizioni del personaggio di Leo Naptha. Questi, nel confronto con Settembrini, presenta l’ideale di un Medioevo che è una vera e propria Weltanschaung che confligge con la visione umanistica, dando luogo ad uno scontro che non si limita ad una valenza culturale. Al di sotto della trama dei dialoghi fra i due personaggi e della ricerca di Hans Castorp si cela infatti lo sforzo di Mann e tessere le fila di un nuovo orizzonte spirituale per l’Europa all’insegna della categoria di ‘umanità’.
In European culture at the turn of the nineteenth and twentieth centuries, the Middle Ages assumed a significant role as a genuine conceptual topos. Beyond denoting a specific historical period, the term ‘Middle Ages’ increasingly came to signify a civilisation in its own right, giving rise to a wide range of interpretations and perspectives. The extensive debate surrounding the various forms of ‘medievalism’ permeated European culture more broadly during this period and found expression not only in historical and philosophical discourse, but also in philological and scholarly research. Thomas Mann’s The Magic Mountain provides a notable example of how an already well-established and clearly defined interest in the ‘spirit’ of medieval culture became integral to the construction of a vast fresco depicting the crisis of civilisation confronting Europe at the beginning of the twentieth century. This essay examines the manner in which Mann developed a particular conception of medieval culture and the spirit of medieval civilisation, making it the defining feature of Leo Naphta’s worldview. In contrast to Settembrini, Naphta advances the ideal of a Middle Ages conceived as a genuine Weltanschauung, one that stands in opposition to the humanist vision and gives rise to a conflict that extends beyond the merely cultural sphere. Beneath the dialogue between the two characters and Hans Castorp’s personal quest lies Mann’s attempt to articulate a new spiritual horizon for Europe, centred upon the concept of ‘humanity’.
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