Media narratives and the social perception of violence
DOI :
https://doi.org/10.54103/2531-6710/29419Résumé
Il modello proposto in questo articolo affronta la necessità di definire un framework computazionale progettato per analizzare come le narrazioni mediatiche influenzino la percezione e l’esperienza della violenza. Il punto di partenza dell’analisi è un corpus derivato da The Guardian, che funge da base per estensioni più ampie volte a includere fonti mediatiche più diversificate. L’obiettivo è indagare come i perpetratori di violenze possano sentirsi incoraggiati dall’indifferenza sociale o dall’inerzia istituzionale, mentre le vittime possano sperimentare un profondo senso di isolamento e alienazione sociale. Il processo inizia con il pretrattamento dei dati testuali per costruire un corpus pulito e strutturato, consentendo l’applicazione di metodi computazionali avanzati. Attraverso tecniche di embedding testuale e riduzione dimensionale, come il t-SNE, il modello identifica schemi e relazioni latenti nei dati,
rendendoli visivamente accessibili. Questo viene integrato con l’estrazione di parole chiave e la mappatura ontologica, che collaborano per evidenziare termini cruciali e organizzarli in strutture concettuali. Questi passaggi permettono di approfondire la comprensione di come le narrazioni sulla violenza vengano costruite e diffuse.
L’integrazione della modellazione dei temi e dell’analisi del sentiment arricchisce ulteriormente questa comprensione, rivelando i temi predominanti e le sfumature emotive, facendo luce su come la violenza venga rappresentata nel discorso pubblico. Queste analisi vengono tradotte in rappresentazioni a rete, rivelando le complesse interconnessioni tra entità, eventi e sentimenti. Le visualizzazioni e i risultati statistici ottenuti forniscono una prospettiva interattiva attraverso cui i ricercatori possono esplorare le dinamiche della ricezione mediatica e le sue conseguenze psicologiche e sociali. Collegando le intuizioni computazionali all’esperienza umana del trauma, questo modello facilita l’identificazione di schemi che illuminano il modo in cui le narrazioni mediatiche influenzano le risposte individuali e collettive alla violenza. Il perfezionamento iterativo di questa metodologia mira a collegare l’analisi computazionale alle dimensioni socio-emotive del trauma, offrendo infine uno strumento potente per interrogare le strutture sociali che perpetuano il danno o, al contrario, promuovono la guarigione e la resilienza.
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