La mobilità territoriale della ricchezza finanziaria. La Lombardia e il confine italo-elvetico (1861-1980)
DOI:
https://doi.org/10.54103/asl/30555Parole chiave:
Mobilità dei capitali, Lombardia, Svizzera, Aree di confine, Storia della bancaAbstract
Il contributo analizza la mobilità territoriale della ricchezza finanziaria in Lombardia nel lungo periodo, con particolare attenzione all’area di confine italo-elvetica e all’asse Milano-Como-Lugano tra il 1861 e il 1980. Attraverso l’uso congiunto di fonti archivistiche pubbliche e private e della letteratura storiografica, lo studio ricostruisce l’evoluzione dei flussi di capitale tra Italia e Svizzera, mettendone in luce le trasformazioni strutturali. Nell’Ottocento prevale una circolazione bidirezionale, favorita da un’elevata permeabilità della frontiera e da una forte integrazione economica e bancaria. Nel Novecento, soprattutto a partire dalla Grande Guerra, si assiste invece a un progressivo mutamento di paradigma: la Svizzera, e in particolare il Canton Ticino, diventa polo di attrazione per i capitali lombardi e italiani, in risposta a instabilità monetarie, fiscali e politiche. Il lavoro mostra come la frontiera politica, lungi dal bloccare i flussi, abbia generato rendite differenziali e opportunità di arbitraggio, contribuendo all’ascesa della piazza finanziaria ticinese e ridefinendo in profondità le economie delle aree di confine.
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