«La danza a due schiere»: dis/incarnare l’eros nel Cantico dei cantici

  • Maria Grazia Nicolosi "Università degli Studi di Catania"

Abstract

Se l’eros deve il proprio carattere enigmatico al fatto che, insieme, «dice e tace l’indicibile, tormenta e provoca» (Levinas, Totalità e infinito 267), nel Cantico dei cantici tale enigma appare, dal punto di vista semiotico, come «una relazione con ciò che si sottrae per sempre» (Levinas, Il Tempo e l’Altro 55) e perciò stesso lambisce il limite estremo del discorso amoroso. Provocato dalla mobilità metaforica del dialogo elusivo tra gli amanti che dis/articola la passione carnale, il suo principio di «incarnazione poetica» (Wolfson 221-22) drammatizza nella più astratta tangibilità «il trasferimento del soggetto nel luogo dell’altro» (Kristeva 80). Amplificati dal registro francamente erotico, vi risuonano gli echi della sua costituzione eterologica, le tracce sonore di una «ospitalità» linguistica e culturale che ha insinuato nello spazio intersoggettivo del testo visioni religiose e sessuali irriducibili ed aliene. Che cosa ne è stato di questo principio di «incarnazione poetica» eterologica del Cantico dei cantici, una volta trapiantato sul suolo, più refrattario, del monismo culturale dell’Occidente cristiano, ad esempio nella cultura rinascimentale inglese al tempo dello scisma protestante? A questa domanda proverò a dare risposta attraverso un’analisi “in controluce” dell’approccio al testo di due versioni coeve, quello della protestante King James Bible (1611) e quello della cattolica Rheims-Douay Bible (1609-1610).

Biografia autore

Maria Grazia Nicolosi, "Università degli Studi di Catania"
Dip. Scienze Umanistiche
Pubblicato
2019-12-16
Come citare
NicolosiM. G. (2019). «La danza a due schiere»: dis/incarnare l’eros nel Cantico dei cantici. ENTHYMEMA, (24), 273-285. https://doi.org/10.13130/2037-2426/11982
Fascicolo
Sezione
Volti del tradurre – A cura di Helena Aguilà Ruzola e Donatella Siviero