Eloquenza e letterarietà nell'Iliade di Francesco Nevizzano
DOI:
https://doi.org/10.54103/2282-0035/28822Parole chiave:
Iliade, Francesco Nevizzano, Rinascimento, traduzione, intertestualitàAbstract
L’Iliade di Francesco Nevizzano rappresenta un esempio significativo della volgarizzazione dei classici in Italia nel Cinquecento: si tratta, infatti, di una versione parziale del poema omerico per mano di un autore poco noto, ma caratterizzata dal dialogo costante con la tradizione latina e italiana e, soprattutto, da un’interpretazione meno vincolata all’originale. Questo articolo esamina le strategie adottate da Nevizzano nel tradurre in endecasillabi sciolti i primi cinque libri del poema omerico, mettendo in luce il processo di riscrittura degli episodi della guerra di Troia e delle sequenze narrative per adattare il testo al pubblico del XVI secolo. L’analisi si concentra, in un primo momento, sulle modifiche strutturali apportate dal traduttore, tra cui la diversa suddivisione dei libri, la rielaborazione degli interventi divini nelle vicende umane e la ridefinizione del ruolo di Ettore. Emergono, successivamente, riferimenti alla letteratura volgare – in particolare a Dante, Petrarca e Ariosto – che contribuiscono a inserire l’opera all’interno del panorama culturale rinascimentale.
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