Il repertorio narrativo di Domenico Starnone: una proposta a partire da Vita mortale e immortale della bambina di Milano
DOI:
https://doi.org/10.54103/2035-7680/29170Parole chiave:
Starnone; romanzo; repertorio; autobiografia; intertestualitàAbstract
Con Via Gemito inizia una fase nuova del romanzo di Domenico Starnone. Dal 2001 ad oggi, coprendo quindi un arco di circa vent’anni, la produzione narrativa dello scrittore presenta delle costanti tematiche e strutturali che suggeriscono l’esistenza di un preciso repertorio figurale e lessicale. In un suo intervento per il Seminario sul racconto organizzato da Luigi Rustichelli nel 1992, quindi in un periodo precedente a quello che si fa coincidere con la sua produzione romanzesca intesa in senso stretto, Starnone parla dei ‘fatterelli’, ovvero fatti realmente accaduti – spesso da lui annotati su fogli volanti e poi abbandonati nei cassetti – che sarebbero alla base di ogni racconto. L’abilità dello scrittore, e quindi, la credibilità del narratore, trarrebbe origine proprio dalla capacità di manipolare i ‘fatterelli’ per inserirli in uno schema narrativo strutturato, dando loro un senso, e di più: costruendo un finale. In questo intervento verrà analizzata una figura, quella della bambina di Milano, che compare con qualche variante in Via Gemito e Labilità e trova la sua piena realizzazione nel racconto, pubblicato per Einaudi nel 2021, Vita mortale e immortale della bambina di Milano. Attraverso la ricostruzione di un ‘fatterello’ si potrà fare il punto sul repertorio esperienziale e linguistico di Starnone, verrà esaminato come ogni romanzo attinga da un bacino di fatti e parole unico, e in che modo la finzione si realizzi attraverso un preciso lavoro di manipolazione e montaggio.
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