Call for Papers

Call for papers/Convocatoria/Appel à contribution

28 – 11/2022    PDF

Parole, poteri e pandemie

a cura di Ana María González Luna, Kim Grego, Giovanna Mapelli e Bettina Mottura

 

Parole chiave: pandemie; potere; parole; analisi del discorso; narrazione

Il 2020 ha prepotentemente riportato alla ribalta nel mondo intero il tema della pandemia, accendendo i riflettori su sfaccettati meccanismi di reazione. L’attivazione di risorse necessarie ad affrontare il rischio, l’incertezza, le difficoltà e la tragedia ha preso tutte le forme del vivere umano e sociale, determinando talvolta anche la riscoperta di esperienze del passato. Donne, uomini, gruppi sociali e professionali, media, istituzioni hanno dovuto attingere a strumenti, memorie, conoscenze e pratiche necessarie per adattarsi e proteggere corpo e spirito dall’epidemia. Questo numero di Altre Modernità intende concentrarsi sulle risorse e strategie di resistenza o resilienza alle pandemie che fanno del linguaggio il fulcro della risposta e che mettono in evidenza esplicite o implicite forme di potere nella sua accezione più ampia. Consideriamo quindi cruciali i concetti di discorso e di narrazione, applicati a contesti come la pratica medica, le politiche, le procedure di istituzioni nazionali e transnazionali, la produzione e la circolazione di notizie attraverso i media, la gestione informatica di dati e informazione, la produzione culturale e letteraria, la conservazione e la riscoperta della memoria storica.

Gli approcci linguistici potranno quindi essere discorsivi; per esempio, nella tradizione dei Critical Discourse Studies (Fairclough 1995, 2003; Wodak e Meyer 2001/2015; Flowerdew e Richardson 2018), che affrontano i temi della vulnerabilità sociale tramite riflessioni critiche sui modi in cui il linguaggio è utilizzato per riflettere, riferire e rinegoziare i rapporti di potere. Un altro possibile approccio metodologico è quello della pragmatica socioculturale (Bravo 1999), che mira ad evidenziare le strategie di promozione/protezione dell’immagine (face) messe in atto e l’effetto che queste producono su quella degli interlocutori. Altre prospettive possono essere quelle relative agli studi sui social media (Richardson 2007; Kelsey 2018; Vittadini 2018), anche visti nell’ottica della teoria dell'argomentazione (Walton 2007) o della valutazione (evaluation; Martin 2000). Sono inoltre bene accetti eventuali altri approcci multidisciplinari, considerata la svolta verso le metodologie miste – soprattutto negli ambiti specialistici – intrapresa dalla linguistica applicata fin dagli inizi del nuovo secolo (Sarangi e Candlin 2004).

Un altro strumento metodologico utile potrà essere il concetto di narrazione come modo per strutturare e rappresentare eventi ed esperienze. Le narrazioni sull’epidemia in ambito scientifico, giornalistico e letterario seguono di frequente una trama stereotipata (Wald 2008). Tuttavia nascono da un dialogo ideale fra narratore e destinatari, sono prodotti collettivi radicati nel tempo e nel contesto discorsivo che le ha prodotte (De Fina e Georgakopoulou 2008). Inoltre, in quanto risorse condivise in comunità di pratica – come quelle di medici, politici o giornalisti – le narrazioni possono essere declinate strategicamente e volutamente adattate, attraverso la scelta di frames (Fillmore 1976; Gitlin 1980; Entman 1993; Reese 2007), o possono essere soggette a meccanismi di ricontestualizzazione, essere oggetto di contestazione e dare vita a discorsi antagonisti (Silverstein e Urban 1996; Shuman 2005; Kelleher 2020). Per questi motivi una analisi critica delle narrazioni può portare alla luce meccanismi sociali e logiche di potere che caratterizzano un dato periodo storico o un certo luogo geografico.

D’altra parte, la narrazione nella sua funzione di configurazione sintetica degli eventi costituisce una possibilità di indagine e interpretazione della realtà e risponde alla necessità di dare un senso, di illuminare l’aporia (Ricoeur 1981, 1991, 1999), di ricostruire il tessuto sociale dopo un’esperienza drammatica. Infatti, quando i membri di una collettività sono sottoposti ad avvenimenti traumatici, come le pandemie, che lasciano tracce indelebili nella loro coscienza collettiva, avviene un trauma culturale che cambia l’identità e le sue forme di rappresentazione. In questo senso, la teoria del trauma (Erikson 1994; Caruth 1995; Alexander 2018) consente lo studio dei processi culturali e simbolici segnati dal dolore collettivo che rendono possibile il ri-significare l’ethos culturale di una comunità.

Questo numero della rivista potrà quindi accogliere contributi incentrati sull’uso del linguaggio e delle parole prevalentemente, ma non solo, nei seguenti ambiti:

1) La narrazione letteraria, in tutte le sue declinazioni, ha un senso vitale e collettivo in tempi di angosce condivise. La parola che rappresenta il reale ha il potere di aprire a nuove prospettive soggettive e sociali della pandemia, in una dimensione tanto sincronica come diacronica. La letteratura come elemento che genera empatia, permette di riflettere sulle nozioni di trauma e stigma generati dalle pandemie, come nuove vie ermeneutiche applicabili alla società contemporanea.

2) Nell’ambito della politica, le pandemie hanno modificato le pratiche professionali, il rapporto tra istituzioni e cittadini e le relazioni bilaterali e multilaterali fra gli stati. Fin dal passato, la gestione delle epidemie è stata fonte di legittimità per le istituzioni che hanno saputo fare fronte alla crisi e ripristinare l’equilibrio. Ancora oggi, tra gli strumenti adottati per consolidare l’autorevolezza delle istituzioni e vincere la sfida della prevenzione si impongono l’appropriazione di competenze specialistiche e dei linguaggi della divulgazione, la progettazione di un flusso di comunicazione efficace, l’uso di tecnologie informatiche per i servizi ai cittadini e il contenimento dell’epidemia.

3) Il settore dei media è un centro nevralgico di resistenza. I mezzi di comunicazione tradizionali e digitali producono flussi di informazione, di divulgazione, di analisi e influenzano l’opinione pubblica nazionale e internazionale. Come è noto, il contesto mediatico attuale attribuisce a numerosi attori sociali strumenti per generare contenuti e diffonderli. Così in tempi di pandemia, ieri come oggi, i media diventano una arena dove si confrontano interpretazioni e linguaggi, dove si svelano meccanismi di potere nella costruzione di significati e nella ricontestualizzazione di elementi del discorso scientifico e politico.

4) La produzione culturale è un ambito privilegiato del confronto tra rappresentazioni della realtà che cercano di dare un senso all’esperienza personale o collettiva. Di fronte a eventi eccezionali e di difficile comprensione, tali rappresentazioni svolgono un ruolo cruciale per la rielaborazione individuale e sociale nella misura in cui costituiscono uno spazio di sperimentazione simbolica che propone ri-significazioni etiche, politiche e ideologiche di fatti traumatici e dei contesti che li hanno generati.

5) La conservazione e la riscoperta della memoria storica, nelle sue diverse articolazioni, è un ricco patrimonio a cui istituzioni e individui attingono per decodificare la realtà e forgiare strumenti critici che collegano le esperienze personali al discorso collettivo. In tempi di pandemia, si riscoprono elementi della storia orale e familiare, così come narrazioni locali e nazionali, che rafforzano il legame tra le generazioni e i popoli o esacerbano conflitti tra identità.

La lista di argomenti suggerita non è da intendersi come esaustiva: altre proposte di studio del tema offerte da quanti intendano collaborare al volume verranno seriamente vagliate dal Comitato Scientifico, al fine di ampliare con percorsi il più articolati e inediti possibili l’esplorazione intrapresa in questo numero della Rivista.

A tal fine, la Redazione propone il seguente calendario di scadenze, cui passo previo ed essenziale è l'invio di una proposta di contributo all’indirizzo amonline@unimi.it entro il 15 ottobre 2021 con indicazione sintetica dell’argomento che si intende trattare (massimo 200 parole), e di un conciso curriculum vitae del proponente.

La Redazione confermerà agli autori le proposte accettate entro il 15 novembre 2021.

La consegna del contributo è fissata al 14 febbraio 2022.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di novembre 2022.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate in questo CfP.

Inoltre, Altre Modernità valuterà la pubblicazione di saggi non tematici, da inserire nella sezione indicizzata “Fuori Verbale”, secondo le modalità dichiarate e le tempistiche richieste per i saggi tematici in questo CfP.

Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi dei curatori, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it). 

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28 – 11/2022     PDF

 Palabras, poderes y pandemias

coordinado por Ana María González Luna, Kim Grego, Giovanna Mapelli y Bettina Mottura

 

Palabras clave: pandemias; poder; palabras; análisis del discurso; narración

El 2020 ha puesto en primer plano el tema de la pandemia en todo el mundo, focalizando la atención sobre mecanismos de reacción multifacéticos. La activación de los recursos necesarios para afrontar el riesgo, la incertidumbre, las dificultades y la tragedia ha involucrado todas las formas de la vida humana y social, conduciendo en ocasiones también al redescubrimiento de experiencias pasadas. Las mujeres, los hombres, los grupos sociales y profesionales, los medios de comunicación, las instituciones han tenido que aprovechar las herramientas, las memorias, los conocimientos y las prácticas necesarias para adaptarse y proteger el cuerpo y el espíritu de la epidemia. Este número de Otras Modernidades quiere centrarse en los recursos y las estrategias de resistencia o resiliencia a las pandemias que hacen del lenguaje el eje de la respuesta y que destacan formas explícitas o implícitas de poder en su sentido más amplio. En este sentido, consideramos cruciales los conceptos de discurso y narración aplicados a contextos como la práctica médica, las políticas, los procedimientos de las instituciones nacionales y trasnacionales, la producción y circulación de noticias a través de los medios, la gestión informática de datos e información, la producción cultural y literaria, la conservación y el redescubrimiento de la memoria histórica.

Por tanto, los enfoques lingüísticos podrán ser discursivos; por ejemplo, en la tradición de los Estudios Críticos del Discurso (Fairclough 1995, 2003; Wodak y Meyer 2001/2015; Flowerdew y Richardson 2018), que abordan los problemas de la vulnerabilidad social a través de análisis críticos sobre las formas en que se utiliza el lenguaje para reflexionar, informar y renegociar las relaciones de poder. Otro posible enfoque metodológico es el de la pragmática sociocultural (Bravo 1999), que busca resaltar las estrategias de promoción/protección de la imagen (face) que han sido implementadas y su efecto sobre la de los interlocutores. Otras perspectivas pueden ser las relacionadas con los estudios de redes sociales (Richardson 2007; Kelsey 2018; Vittadini 2018), también vistas desde la perspectiva de la teoría de la argumentación (Walton 2007) o de la evaluación (evaluation; Martin 2000). Del mismo modo, serán considerados otros enfoques multidisciplinarios, dado el giro hacia metodologías mixtas, especialmente en campos especializados, emprendido por la lingüística aplicada desde el comienzo del nuevo siglo (Sarangi y Candlin 2004).

Otra herramienta metodológica útil podría ser el concepto de narración como forma de estructurar y representar eventos y experiencias. Las narrativas sobre la epidemia en la ciencia, el periodismo y la literatura con frecuencia siguen una trama estereotipada (Wald 2008). Sin embargo, surgen de un diálogo ideal entre narrador y destinatarios; son productos colectivos arraigados en el tiempo y en el contexto discursivo que los produjo (De Fina y Georgakopoulou 2008). Además, en cuanto recursos compartidos en comunidades de práctica como las de médicos, políticos o periodistas, las narrativas pueden declinarse estratégicamente y adaptarse deliberadamente mediante la elección de frames (Fillmore 1976; Gitlin 1980; Entman 1993; Reese 2007), o pueden estar sujetas a mecanismos de recontextualización, ser objeto de contestación y dar lugar a discursos antagónicos (Silverstein y Urban 1996; Shuman 2005; Kelleher 2020). Por esta razón, un análisis crítico de las narrativas puede sacar a la luz mecanismos sociales y lógicas de poder que caracterizan un determinado período histórico o un preciso lugar geográfico.

Por otro lado, la narración, en su función de configuración sintética de los eventos, constituye una posible línea de investigación e interpretación de la realidad y responde a la necesidad de dar sentido, de iluminar la aporía (Ricoeur 1999, 1991,1981), de reconstruir el tejido social tras una experiencia dramática. De hecho, cuando los miembros de una colectividad sufren hechos traumáticos como las pandemias, que dejan huellas imborrables en la conciencia colectiva, se produce un trauma cultural que cambia la identidad y sus formas de representación. Al respecto, la teoría del trauma (Erikson 1994; Caruth 1995; Alexander 2018) consiente el estudio de los procesos culturales y simbólicos marcados por el dolor colectivo, los cuales permiten re-significar el ethos cultural de una comunidad.

Así pues, este número de la revista está abierto a contribuciones centradas principalmente, pero no solo, en el uso del lenguaje y la palabra en los siguientes ámbitos:

1) La narración literaria, en todas sus manifestaciones, ofrece sentido vital y colectivo en tiempos de angustia compartida. La palabra que representa la realidad tiene el poder de abrir nuevas perspectivas subjetivas y sociales de la pandemia, en una dimensión tanto sincrónica como diacrónica. La literatura como elemento generador de empatía permite reflexionar sobre las nociones de trauma y estigma que generan las pandemias, como nuevas vías hermenéuticas aplicables a la sociedad contemporánea.

2) En el campo de la política las pandemias han modificado las prácticas profesionales, la relación entre instituciones y ciudadanos y las relaciones bilaterales y multilaterales entre los Estados. Desde el pasado, la gestión de las epidemias ha sido una fuente de legitimidad para las instituciones que han sabido hacer frente a la crisis y restablecer el equilibrio. Aún hoy, entre los instrumentos adoptados para consolidar la autoridad de las instituciones y superar el desafío de la prevención, se impone la apropiación de competencias especializadas y de lenguajes de divulgación, el diseño de un flujo de comunicación eficaz, el uso de tecnologías informáticas para servicios a la ciudadanía y para la contención de la epidemia.

3) El sector de los medios de comunicación es un centro neurálgico de resistencia. Los medios tradicionales y digitales producen flujos de información, de difusión y análisis e influyen en la opinión pública nacional e internacional. Como es bien sabido, el contexto mediático actual atribuye a numerosos actores sociales herramientas para generar contenidos y difundirlos. Así, en tiempos de pandemia, ayer como hoy, los medios de comunicación se vuelven escenario de confrontación de interpretaciones y lenguajes, donde se revelan mecanismos de poder en la construcción de significados y en la recontextualización de elementos del discurso científico y político.

4) La producción cultural es un ámbito privilegiado de confrontación entre las representaciones de la realidad que buscan dar sentido a la experiencia personal o colectiva. Ante hechos excepcionales y de difícil comprensión, tales representaciones juegan un papel crucial en la reelaboración individual y colectiva, en la medida en que constituyen un espacio de experimentación simbólica que propone re-significados éticos, políticos e ideológicos de los hechos traumáticos y de los contextos que los generan.

5) La conservación y el redescubrimiento de la memoria histórica, en sus diversas articulaciones, es un rico patrimonio al que las instituciones y los individuos recurren para decodificar la realidad y forjar herramientas críticas que vinculan las experiencias personales con el discurso colectivo. En tiempos de pandemia se redescubren elementos de la historia oral y familiar, así como narrativas locales y nacionales, que fortalecen el vínculo entre las generaciones y los pueblos o exacerban los conflictos entre identidades.

La lista de argumentos sugeridos no es exhaustiva: el Comité científico examinará con atención otras propuestas para el estudio del tema sugeridas por quienes deseen colaborar en el volumen, a fin de ampliar la investigación emprendida en este número de la revista desde perspectivas inéditas y bien estructuradas.

Con este objetivo, la Redacción propone el siguiente calendario, cuyo paso previo es enviar una propuesta de contribución a la dirección amonline@unimi.it antes del 15 de octubre 2021 con una indicación sintética del tema que se quiere tratar (máximo 200 palabras) y un breve currículum vitae del proponente.

La Redacción confirmará a los autores las propuestas aceptadas antes del 15 de noviembre de 2021.

La entrega de la contribución está prevista para el 14 de febrero de 2022.

Otras Modernidades acepta contribuciones en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a finales de noviembre de 2022.

Asimismo, serán bienvenidas las reseñas o entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido señaladas en esta convocatoria.

Además, Otras Modernidades evaluará la publicación de ensayos no temáticos, que se incluirán en la sección titulada “Entre mamparas”, de acuerdo con las modalidades y los plazos indicados en esta convocatoria para los ensayos temáticos.

Con el fin de que este número sea metodológicamente homogéneo y favorezca una confrontación con los objetivos de los editores, los autores pueden contactarlos para comentarios y consultas a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

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Words, powers and pandemics

edited by Ana María González Luna, Kim Grego, Giovanna Mapelli and Bettina Mottura

 

Keywords: pandemics; power; words; discourse analysis; narrative

The year 2020 has witnessed the forceful emergence of the theme of pandemic worldwide, highlighting the multifaceted mechanisms of reaction put into play against it. The activation of the resources needed to face risk, uncertainty, difficulties and tragedy has taken all the forms of human and social life, sometimes also determining the rediscovery of past experiences. Women, men, social and professional groups, the media, public institutions have had to draw upon the tools, the memories, the knowledge and the practices necessary to adapt and protect body and spirit from the epidemic. This issue of Other Modernities intends to focus on the resources and strategies of resistance or resilience to pandemics that make language the fulcrum of the response and that highlight explicit or implicit forms of power in its broadest sense. We therefore consider the concepts of discourse and narrative to be crucial, applied to contexts such as medical practice, policies, procedures of national and transnational institutions, the production and circulation of news through the media, the IT management of data and information, cultural and literary production, the conservation and rediscovery of historical memory.

Linguistic approaches may therefore be discursive as, for example, in the tradition of Critical Discourse Studies (Fairclough 1995, 2003; Wodak and Meyer 2001/2015; Flowerdew and Richardson 2018), which addresses issues of social vulnerability with critical reflections upon the ways language is used to reflect, report and renegotiate power. The framework of sociocultural pragmatics (Bravo 1999) is also a possible approach, which aims to highlight the face strategies deployed and the effect that these strategies produce on the face of interlocutors. Other perspectives may come from Social Media Studies (e.g. Richardson 2007; Kelsey 2018; Vittadini 2018), including when seen within Argumentation theory (e.g. Walton 2007) or Appraisal Theory (e.g. Martin 2000), and other multi-disciplinary approaches are welcome, given the turn toward mixed methodologies, especially when specialized domains are concerned, that applied linguistics has undergone since the turn of the century (Sarangi and Candlin 2004).

Another useful methodological tool could be the concept of narrative as a way to structure and represent events and experiences. Narratives about the epidemic in science, journalism and literature frequently follow a stereotypical plot (Wald 2008). However, they arise from an ideal dialogue between narrators and their recipients, they are collective products rooted in time and in the discursive context that produced them (De Fina and Georgakopoulou 2008). Furthermore, as shared resources in communities of practice—such as those of doctors, politicians or journalists—narratives can be strategically declined and deliberately adapted through the choice of frames (Fillmore 1976; Gitlin 1980; Entman 1993; Reese 2007), or they can be subject to mechanisms of recontextualization, can become tools for resistance to power and give rise to antagonistic discourses (Silverstein and Urban 1996; Shuman 2005; Kelleher 2020). For these reasons, a critical analysis of narratives can bring to light social and power mechanisms that characterize a given historical period or a certain geographical place.

Conversely, narrative in its function as a synthetic configuration of events constitutes a possibility of investigation and interpretation of reality and responds to the need to make sense, to illuminate the aporia (Ricoeur 1981, 1991, 1999), to reconstruct the social fabric after a dramatic experience. Indeed, when the members of a community are subjected to traumatic events, such as pandemics, which leave indelible traces in their collective consciousness, a cultural trauma occurs, which changes identity and its forms of representation. In this sense, the theory of trauma (Erikson 1994; Caruth 1995; Alexander 2018) allows the study of the cultural and symbolic processes marked by collective pain that make it possible to re-signify the cultural ethos of a community.

This issue of the journal will therefore welcome contributions focused on discourse and words, mainly related—but not limited—to the following thematic areas.

1) Literary narrative, in all its forms, has a vital and collective sense in times of shared anguish. The word that represents reality has the power to open up new subjective and social perspectives on the pandemic, in both its synchronic and diachronic dimension. Literature, as an element that generates empathy, allows us to reflect on the notions of trauma and stigma produced by pandemics as new hermeneutic ways applicable to contemporary society.

2) In the field of politics, pandemics have changed professional practices, the relationship between institutions and citizens and bilateral and multilateral relations between states. Since past times, the management of epidemics has been a source of legitimacy for the institutions that have been able to face crises and restore the balance. Even today, among the tools adopted to consolidate the authority of institutions and win the challenge of prevention, there emerge the appropriation of specialized skills and the languages of dissemination, the design of an effective communication flow, the use of information technologies to provide services to citizens and contain the epidemic.

3) The media sector is a nerve centre of resistance. Traditional and digital means of communication produce flows of information, dissemination, analysis, and influence national and international public opinion. As is well known, the current media context attributes to numerous social actors tools to generate content and disseminate it. Thus, in times of pandemics, yesterday as today, the media become an arena where interpretations and languages confront each other, where mechanisms of power are revealed in the construction of meanings and in the recontextualization of elements of scientific and political discourse.

4) Cultural production is a privileged area for comparing representations of reality that try to give meaning to personal or collective experience. In the face of exceptional and hardly understandable events, these representations play a crucial role for individual and social re-elaboration, insofar as they constitute a space for symbolic experimentation that proposes the ethical, political and ideological re-signifying of traumatic facts and of the contexts that generated them.

5) The conservation and rediscovery of historical memory, in its various articulations, is a rich heritage from which institutions and individuals draw to decode reality and forge critical tools that link personal experiences to collective discourse. In times of pandemics, elements of oral and family history are rediscovered, as well as local and national narratives, which strengthen the bond between generations and peoples or exacerbate conflicts between identities.

The list of topics abovementioned is not meant to be exhaustive and the Scientific Committee will consider other proposals submitted by scholars who intend to collaborate in the issue of the journal, with a view to expand the investigation of the area with articulate and original research.

If you wish to contribute to Other Modernities issue 28, you are kindly required to submit an abstract (max 200 words) alongside a short CV to the email address amonline@unimi.it, by the 15th October 2021.

The Editorial Board will confirm the accepted abstract proposals to the authors before November 15th 2021.

The complete contribution will have to be submitted by 14th February 2022.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published by the end of November 2022.

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics.

Moreover, Other Modernities will also consider publishing non-thematic essays in the indexed section “Off the Record”, following the conditions and deadlines indicated for thematic essays in this Call for Papers.

Contributors should feel free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

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Mots, pouvoirs et pandémies

sous la direction d’Ana María González Luna, Kim Grego, Giovanna Mapelli et Bettina Mottura

 

Mots-clés : pandémies ; pouvoir ; mots ; analyse du discours ; narration

L’année 2020 a imposé au monde entier la thématique de la pandémie, en mettant en lumière les nombreuses facettes des mécanismes de réaction. La mobilisation des ressources pour faire face à la menace, à l’incertitude, aux difficultés et à la tragédie a pris toutes les formes de la vie humaine et sociale, en déterminant parfois même la redécouverte d’expériences passées. Les femmes et les hommes, les groupes sociaux et professionnels, les médias, les institutions, tous ont dû faire appel à des outils, à des mémoires, à des savoirs et à des pratiques pour s’adapter et pour protéger les corps et les esprits de la pandémie. Ce numéro de la revue Autres Modernités se propose d’analyser les ressources et les stratégies de résilience ou de résistance aux pandémies qui font du langage le pivot de la réaction et qui font émerger des formes de pouvoir, implicites ou explicites, dans son acception la plus inclusive. Les concepts de discours et de narration – par rapport aux pratiques médicales, aux politiques et aux procédures des institutions nationales et transnationales, ainsi qu’à la production et à la circulation de l’information par les médias, de la gestion informatique de données et de la production culturelle et littéraire, ou encore dans le cadre de la conservation et de la redécouverte de la mémoire historique – acquièrent donc une valeur cruciale.

Les approches linguistiques pourront bien être discursives ; elles pourront ainsi s’insérer notamment dans la tradition des Critical Discourse Studies (Fairclough 1995, 2003 ; Wodak et Meyer 2001/2015 ; Flowerdew et Richardson 2018), qui envisagent les thèmes de la vulnérabilité sociale par le biais de réflexions critiques, en s’interrogeant sur les façons dont le langage est employé afin de refléter, de référer et de renégocier les rapports de pouvoir. Une approche méthodologique également envisageable est celle de la pragmatique socioculturelle (Bravo 1999), visant à mettre en relief les stratégies de promotion/protection de l’image (face) employées et l’effet qu’elles produisent sur les interlocuteurs. D’autres perspectives peuvent être repérées parmi celles qui sont proposées par les études sur les réseaux sociaux (Richardson 2007 ; Kelsey 2018 ; Vittadini 2018), considérées à la lumière de la théorie de l’argumentation (Walton 2007) ou de l’évaluation (evaluation ; Martin 2000). D’autres approches multidisciplinaires seront également appréciées, surtout à la lumière de la démarche entreprise, à partir du début du nouveaux siècle (Sarangi et Candlin 2004), par la linguistique appliquée, de plus en plus orientée vers des méthodologies mixtes, spécialement dans les domaines spécialisés.

Un autre outil méthodologique est offert par le concept de narration en tant que moyen pour structurer et pour représenter des évènements et des expériences. Les narrations sur l’épidémie dans les domaines scientifiques, journalistiques et littéraires suivent souvent un récit stéréotypé (Wald 2008). En même temps, cependant, elles naissent d’un dialogue idéal entre narrateur et destinataire et engendrent des produits collectifs enracinés dans le temps et dans le contexte discursif qui les a produites (De Fina et Georgakopoulou 2008). De même, en tant que ressources partagées par une pratique commune – comme celles des médecins, des politiciens ou des journalistes – les narrations peuvent se décliner stratégiquement et être adaptées délibérément par le choix de frames (Fillmore 1976 ; Gitlin 1980 ; Entman 1993 ; Reese 2007). D’ailleurs, elles peuvent alternativement être sujettes à des mécanismes de recontextualisation, devenir l’objet d’une contestation et donner naissance à des discours antagonistes (Silverstein e Urban 1996 ; Shuman 2005 ; Kelleher 2020). Pour toutes ces raisons, une analyse critique des narrations peut ramener à la lumière des mécanismes sociaux et des logiques de pouvoir qui caractérisent une période historique donnée ou un lieu géographique spécifique.

Par ailleurs, la narration, dans sa fonction de configuration synthétique des évènements, permet d’enquêter et d’interpréter la réalité, en offrant une réponse à la nécessité de donner un sens, d’illuminer l’aporie (Ricoeur 1981, 1991, 1999), de reconstruire le tissu social après une expérience dramatique. Ainsi, lorsque les membres d’une communauté sont soumis à des évènements traumatiques, comme notamment les pandémies, qui laissent des traces permanentes dans leur conscience collective, il se produit un traumatisme culturel qui change l’identité et ses formes de représentation. Dans ce sens, la théorie du trauma (Erikson 1994 ; Caruth 1995 ; Alexander 2018) permet d’aborder l’étude des processus culturels et symboliques marqués par la douleur collective qui rendent possible la re-signification de l’éthos culturel d’une communauté.

Ce numéro de la revue accueillera donc principalement des contributions visant surtout – quoique non exclusivement – l’étude de l’emploi du langage et des mots dans les domaines suivants :

1) La narration littéraire, dans toutes ses déclinaisons, acquiert un sens vital et collectif dans une époque d’angoisses partagées. Le mot qui représente le réel a le pouvoir d’ouvrir des nouvelles perspectives subjectives et sociales sur la pandémie, dans une dimension aussi bien synchronique que diachronique. La littérature en tant qu’élément suscitant de l’empathie, permet de réfléchir sur les notions de trauma et de stigmatisation générées par les pandémies, en tant que nouvelles pistes herméneutiques applicables à la société contemporaine.

2) Dans le domaine de la politique, les pandémies ont modifié les pratiques professionnelles, le rapport entre les institutions et les citoyens et les relations bilatérales et multilatérales entre différents pays. Depuis toujours, la gestion des épidémies a été une source de légitimité pour les institutions qui ont été capables de faire face à l’urgence et de rétablir l’équilibre. Encore aujourd’hui, parmi les techniques adoptées afin de renforcer l’autorité des institutions et gagner la bataille de la prévention, s’imposent l’acquisition de compétences spécifiques et de langages de divulgation, la planification d’un système de communication efficace, ainsi que l’utilisation de technologies informatiques appliquées aux services des citoyens visant à limiter la pandémie.

3) Le domaine des médias représente un point crucial de résistance. Les moyens de communication traditionnels et numériques produisent une circulation d’informations, leur divulgation, leur analyse et ils influencent l’opinion publique nationale et internationale. Comme chacun le sait, le contexte médiatique contemporain assure aux acteurs sociaux des instruments pour engendrer des contenus et pour les diffuser. Ainsi, dans un contexte marqué par la pandémie, aujourd’hui comme autrefois, les médias s’avèrent un terrain où des interprétations et des langages se confrontent, où se dévoilent les mécanismes de pouvoir qui entrent en jeu dans la construction du sens et dans la recontextualisation d’éléments du discours scientifique et politique.

4) La production culturelle est un domaine privilégié de la confrontation entre représentations de la réalité qui essaient de donner un sens à l’expérience personnelle ou collective. Face à des évènements exceptionnels et difficiles à comprendre, ces représentations jouent un rôle crucial pour la réélaboration individuelle et sociale ; elles constituent un espace d’expérimentation symbolique qui propose des re-significations éthiques, politiques et idéologiques des expériences traumatiques et des contextes qui les ont produites.

5) La conservation et la redécouverte de la mémoire historique, dans ses diverses articulations, représentent un riche patrimoine qui inspire les individus dans leur processus de décodage de la réalité et d’élaboration d’instruments critiques reliant les expériences personnelles au discours collectif. Avec la pandémie, on redécouvre des éléments de l’histoire orale et familière, ainsi que des narrations locales et nationales qui renforcent le lien entre les générations et les nations ou qui enflamment les conflits entre les identités.

La liste suggérée ne se veut pas exhaustive : d’autres propositions d’analyse du sujet, par tous/toutes ceux/celles qui souhaitent soumettre leur contribution, seront également prises en considération par le Comité Scientifique afin d’élargir, avec des parcours le plus articulés et le plus inédits possibles, l’exploration entamée dans ce numéro de la Revue.

À ce propos, la Rédaction propose l’envoi des propositions de contribution au plus tard le 15 octobre 2021. Les propositions seront à envoyer à l’adresse amonline@unimi.it, accompagnées par un résumé synthétique (200 mots maximum) du sujet que l’on entend analyser et d’un bref CV de l’auteur.

La Rédaction s’engage à confirmer aux auteurs l’acceptation ou le refus des propositions de contributions au plus tard le 15 novembre 2021.

La version définitive des contributions doit être livrée le 14 février 2022 au plus tard.

Autres Modernités accepte des contributions en italien, espagnol, français et anglais.

Le numéro sera publié d’ici la fin du mois de novembre 2022.

Nous apprécierons également des critiques ou des entretiens avec des auteur/es ou des spécialistes du sujet proposé dans le présent appel à contribution.

Autres Modernités évaluera également la publication d’essais non-thématiques qui seront insérés dans la section « Hors de propos », selon les modalités et les échéances indiquées pour les essais thématiques dans le présent appel à contribution.

Afin de rendre le volume méthodologiquement homogène, les éditeurs seront à la disposition des auteur/es par l’intermédiaire de la rédaction (amonline@unimi.it).

 

 

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Call for papers/Convocatoria/Appel à contribution  n. 27 – 05/2022   PDF

(D)istanze didattiche  Teorie e pratiche di didattica ibrida e collaborativa nel sistema universitario

a cura di Serena Guarracino e Giuseppe Sofo

 

Nell’ultimo anno, la pandemia ha obbligato docenti e studenti ad adattarsi a forme di didattica a distanza e/o ibrida a tutti i livelli scolastici. Insieme alle difficoltà generate dal mutamento repentino delle condizioni di insegnamento e apprendimento, si è però registrata anche immediatamente una discussione sul ruolo della scuola e dell’università, e in particolar modo sulle diverse pratiche didattiche già in uso e di futura attuazione nelle università.

La gestione dell’istruzione e della ricerca a livello universitario delinea, in maniera idiosincratica anche se sinergica rispetto agli altri livelli scolastici, una comunità, le sue prospettive future e la sua interpretazione del mondo. È innegabile che il sistema universitario avesse già subito una trasformazione significativa negli ultimi anni; la direzione di queste riforme, di cui tradizionalmente si data l’inizio al 1991 e al “processo di Bologna”,  ha seguito il paradigma imprenditoriale/neocapitalista della produzione e del consumo, della valutazione e della competizione continue, dell’eccellenza e della “razionalizzazione”, penalizzando di contro pratiche di scambio, cooperazione, collaborazione e benessere.

Una delle conseguenze già registrabili prima dell’avvento dell’attuale pandemia è il deterioramento della qualità della vita di studenti e studentesse ma anche di ricercatrici e ricercatori, condannati/e a esistenze precarie e vittime di una diffusione senza precedenti di patologie psichiche (gravi forme di ansia, stress, attacchi di panico, sindrome dell’impostore, depressione, burnout); una questione non limitata all’accademia italiana e che già ha assunto proporzioni epidemiche in paesi ai cui sistemi universitari si sono ispirate le recenti riforme, come dimostrano le inchieste di Academics Anonymous. Questo ha già pesantemente influito tanto su pratiche didattiche e possibilità di apprendimento quanto sul sistema universitario e sulla comunità di persone che costituiscono l’università nella sua accezione primaria.

Innestandosi su questa situazione, la retorica sull’istruzione di questi mesi ha oscillato violentemente dalla necessità del ritorno in presenza alla celebrazione del “progresso” incarnato dalla didattica a distanza (DAD). Tuttavia, le esclusioni create inevitabilmente dalla didattica a distanza ci hanno mostrato quanto sia necessario ripensare le pratiche di inclusione previste nel sistema attuale; il digital divide e lo smart working (o meglio, il telelavoro) hanno infatti evidenziato e acuito divisioni, distinzioni ed esclusioni sociali, economiche, di genere, che sono da sempre presenti nel contesto della comunità scolastica e universitaria.

Uno dei temi centrali del dibattito, in particolare verso l’inizio dell’anno accademico 2020-2021, è stato cosa differenzia gli atenei pubblici dalle università telematiche in un periodo di didattica a distanza, e quindi su quale sia il ruolo dell’università pubblica; in particolar modo, quale sia il ruolo del rapporto diretto docente-studente (e rispettive comunità) in un contesto che, specie nei corsi di laurea umanistica, vede numeri altissimi di studenti per singolo docente, e prevede la possibilità di non frequentare affatto le lezioni - con una distribuzione dei cosiddetti “non frequentanti” molto diseguale tra atenei e corsi di laurea. Emerge infatti, in questa situazione, la profonda ambivalenza tra la scelta di chi studia di frequentare o meno le lezioni, e la necessità dell’istituzione di garantire quella scelta attraverso borse di studio, case studenti e altri interventi già poco incisivi, e che ora stanno mostrando tutta la loro inadeguatezza.

Le forme di didattica che prevedono un’interazione con gli strumenti digitali precedono ovviamente la crisi dovuta alla pandemia, che rappresenta però un detonatore imprevedibile di queste pratiche, e ha costretto involontariamente un’intera comunità scientifica a trasformarsi in un laboratorio permanente che ha permesso di mettere alla prova della pratica ricerche teoriche ed esperienze prima limitate a pochi casi. Resta da interrogarsi, in questo contesto, su come il settarismo disciplinare dell’accademia italiana impedisca il diffondersi di approcci della ricerca veramente multidisciplinari e “(in)disciplinati”; oppure su un ripensamento sistematico dei metodi classici di insegnamento e di valutazione, tenendo conto dell’influenza degli strumenti digitali sia sull’insegnamento che sull’apprendimento e sull’approccio epistemologico dei nativi digitali. È probabilmente ancora presto per capire se e in che modo l’utilizzo di risorse digitali e di un approccio “open source” possa influire non solo sull’apprendimento ma anche sulla produzione del sapere da parte degli studenti e delle studentesse di oggi. Alcune questioni sono però ora (al momento in cui viene pubblicato questo call for papers) al centro del dibattito pubblico e tra queste in particolare la questione degli  investimenti, visto che il Recovery Plan prevede circa 28,5 miliardi di euro di investimenti nel settore dell’istruzione e della ricerca per “potenziamento delle competenze e diritto allo studio”, con interventi specifici per la riduzione dei divari territoriali, la didattica digitale integrata e il multilinguismo, e per il passaggio “dalla ricerca all’impresa”.

Il concetto di “innovazione” non può identificarsi, in maniera piuttosto limitante, all’utilizzo di strumenti digitali, ma potrebbe e dovrebbe fondarsi su forme collaborative di apprendimento e insegnamento, da mettere in atto in presenza e a distanza, così come su forme di commistione tra ricerca e creazione, che prendono spunto piuttosto da un sistema di pensiero più aperto alla collaborazione, alla condivisione, allo scambio e al cancellarsi dei confini tra discipline e arti. In questo senso, ci sembra importante rivolgerci agli approcci costruttivisti che hanno fatto breccia negli ultimi decenni in diverse pratiche di insegnamento e di apprendimento, anche se i piani di studio e la parcellizzazione dei corsi finora sono andati in una direzione diversa.

Con questo numero di Altre modernità vorremmo dare vita a un vero e proprio laboratorio di discussione di teorie e pratiche di didattica ibride e collaborative, disposte a raccogliere la sfida del momento presente. Da una parte, una riflessione critica sui ruoli di docenti e apprendenti e sugli strumenti utilizzati nella didattica, in particolare in ambito universitario; dall’altra, una raccolta di “ritorni di esperienze”, che rendano conto e mettano a valore tanto i successi quanto i fallimenti delle esperienze didattiche svolte in questi semestri.

A titolo puramente esemplificativo, questo numero di Altre modernità accoglierà dunque sia articoli scientifici che altre forme di contributi, anche multimediali, riguardanti le seguenti tematiche:

- Teorie, pratiche e ritorni di esperienza in merito a didattica ibrida e/o collaborativa, in presenza e a distanza

- Dinamiche di interazione docenti-studenti in forme di didattica interamente a distanza (Corsi online, MOOC e altro), in forme ibride (blended e altro) e in presenza

- Funzione e limiti della presenza: dinamiche corporee e neuroscienze

- Teorie ed esperienze di didattica e ricerca inter- e multidisciplinare

- Prospettive sincretiche di ricerca, creazione e pratica didattica

- Analisi comparativa del sistema universitario italiano e di sistemi in atto in altri paesi in merito al rapporto docenti-studenti e ai sistemi di valutazione (di studenti/studentesse, ricercatori/ricercatrici e docenti)

- Ruolo di docenti e apprendenti nel percorso di apprendimento e nella comunità universitaria e riflessioni sul ruolo dell’università pubblica

- Forme di apprendimento e conoscenza dei nativi digitali (incluse le generazioni più giovani di docenti)

La lista di argomenti suggerita non è da intendersi come esaustiva: altre proposte di studio del tema offerte da quanti intendano collaborare al volume verranno seriamente vagliate dal Comitato Scientifico, al fine di ampliare con percorsi il più articolati e inediti possibili l’esplorazione intrapresa in questo numero della Rivista.

A tal fine, la Redazione propone il seguente calendario di scadenze, cui passo previo ed essenziale è l'invio di una proposta di contributo all’indirizzo amonline@unimi.it entro il 15 maggio 2021 con indicazione sintetica dell’argomento che si intende trattare (massimo 200 parole), e di un conciso curriculum vitae del proponente.

La consegna del contributo è fissata al 20 settembre 2021.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di maggio 2022.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate in questo CfP.

Inoltre, Altre Modernità valuterà la pubblicazione di saggi non tematici, da inserire nella sezione indicizzata “Fuori Verbale”, secondo le modalità dichiarate e le tempistiche richieste per i saggi tematici in questo CfP.

Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi dei curatori, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

 

27 – 05/2022    PDF

(D)i(n)stancias didácticas  Teorías y prácticas de didáctica híbrida y colaborativa en el sistema universitario

coordinado por Serena Guarracino y Giuseppe Sofo

 

En el último año la pandemia ha obligado a profesores y estudiantes a adaptarse a formas de didáctica a distancia y/o híbrida en todos los niveles escolares. Sin embargo, junto con las dificultades generadas por el cambio repentino en las condiciones de enseñanza y aprendizaje, también se ha generado una discusión inmediata sobre el papel de las escuelas y universidades, y en particular sobre las diferentes prácticas didácticas ya en uso y por implementar en las universidades.

En una interacción idiosincrásica aunque sinérgica con otros niveles escolares, la gestión de la educación y la investigación a nivel universitario perfila una comunidad, sus perspectivas de futuro y su interpretación del mundo. Es innegable que el sistema universitario ya experimentó una transformación significativa en los últimos años; a la dirección de estas reformas, que tradicionalmente se remontan a 1991 y al “proceso de Bolonia”, siguió el paradigma empresarial/neocapitalista de producción y consumo, evaluación y competitividad continuas, excelencia y “racionalización”, penalizando por otro lado prácticas de intercambio, cooperación, colaboración y bienestar.

Una de las consecuencias que ya se pudieron constatar antes del advenimiento de la actual pandemia es el deterioro de la calidad de vida de los estudiantes, pero también de los investigadores, víctimas de una existencia precaria y de una propagación sin precedentes de trastornos psicológicos (formas graves de ansiedad, estrés, ataques de pánico, síndrome del impostor, depresión, desgaste profesional); un tema que no se limita a la academia italiana y que ya ha adquirido proporciones epidémicas en países cuyos sistemas universitarios han inspirado las reformas recientes, como muestran las encuestas de Academics Anonymous. Esto ya ha influido fuertemente tanto en las prácticas docentes como en las oportunidades de aprendizaje, así como en el sistema universitario y en la comunidad de personas que conforman la universidad en su sentido primario.

Sobre esta base, la retórica sobre la educación en los últimos meses ha pasado violentamente de la necesidad de volver a la enseñanza presencial a una celebración del “progreso” encarnado en la educación a distancia (DAD). No obstante, las exclusiones creadas inevitablemente por la educación a distancia han puesto de manifiesto la necesidad de repensar las prácticas de inclusión contempladas en el sistema actual; la brecha digital y el smart working (o, más bien, el teletrabajo) han puesto de relieve y exacerbado las divisiones, distinciones y exclusiones sociales, económicas y de género que siempre han estado presentes en la comunidad escolar y universitaria.

Uno de los temas centrales del debate, particularmente hacia el inicio del año académico 2020-2021, ha sido qué diferencia a las universidades públicas de las universidades telemáticas en un período de educación a distancia y, por tanto, cuál es el papel de la universidad pública; en particular, el papel de la relación directa entre profesor y estudiante (y las respectivas comunidades) en un contexto que, especialmente en las carreras de humanidades, registra un número muy elevado de alumnos por profesor y ofrece la posibilidad de no asistir a clase –con una distribución muy desigual de los estudiantes que no asisten a clase entre universidades y cursos de licenciatura–. En esta situación surge una profunda ambivalencia entre la elección por parte del estudiante de asistir o no a clases y la obligación que tiene la universidad de garantizar esa opción a través de becas, residencias para estudiantes y otras medidas que ya tenían un impacto limitado y que ahora están mostrando toda su insuficiencia.

Las formas de enseñanza que prevén la interacción con herramientas digitales obviamente preceden a la crisis por la pandemia, la cual, sin embargo, representa un detonador imprevisible de estas prácticas y ha obligado involuntariamente a toda una comunidad científica a transformarse en un laboratorio permanente, lo que ha permitido poner a prueba investigaciones teóricas y experiencias previamente limitadas a unos pocos casos. En este contexto, la pregunta sigue siendo cómo el sectarismo disciplinario de la academia italiana impide la difusión de enfoques de investigación verdaderamente multidisciplinarios e “(in)disciplinados”; o un replanteamiento sistemático de los métodos clásicos de enseñanza y evaluación, teniendo en cuenta la influencia de las herramientas digitales tanto en la enseñanza como en el aprendizaje y el enfoque epistemológico de los nativos digitales. Probablemente aún sea demasiado pronto para comprender si, y de qué manera, el uso de recursos digitales y un enfoque de código abierto pueden afectar no solo al aprendizaje, sino también a la producción de conocimiento de los estudiantes de hoy. Algunas cuestiones se encuentran ahora (en el momento de la publicación de esta convocatoria) en el centro del debate público y, entre ellas, en particular, la cuestión de las inversiones, dado que el Plan de Recuperación para Italia prevé aproximadamente veintiocho millones y medio de euros de inversión en el sector de la educación y la investigación para el “desarrollo de competencias y el derecho a la educación”, con intervenciones específicas para la reducción de las brechas territoriales, la enseñanza digital integrada y el multilingüismo, así como para la transición “de la investigación a la empresa”.

El concepto de “innovación” no se puede identificar, de manera limitante, con el uso de herramientas digitales, sino que puede y debe basarse en formas colaborativas de aprendizaje y enseñanza, para ser implementadas en presencia y a distancia, así como en formas que combinan investigación y creatividad, inspiradas en un sistema de pensamiento abierto a colaborar, compartir, intercambiar y borrar las fronteras entre disciplinas y artes. En este sentido, nos parece importante abordar los enfoques constructivistas que han incursionado en diferentes prácticas de enseñanza y aprendizaje en las últimas décadas, si bien los planes de estudio y la compartimentación de cursos han ido hasta ahora en una dirección diferente.

Este número de Otras Modernidades busca crear un verdadero laboratorio para la discusión de teorías y prácticas didácticas híbridas y colaborativas que permitan afrontar el desafío del momento presente. Por un lado, propone una reflexión crítica sobre los roles de profesores y estudiantes y sobre las herramientas utilizadas en la didáctica, especialmente en el ámbito universitario; por otro, un conjunto de experiencias que den cuenta y valoren tanto los aciertos como los fracasos de las experiencias didácticas de estos semestres.

A modo de ejemplo, este número de Otras Modernidades incluirá, por tanto, artículos científicos y otras formas de contribución, incluida las multimedia, sobre los siguientes temas:

- Teorías, prácticas y experiencias relativas a la didáctica híbrida y/o colaborativa, presencial y a distancia

- Dinámicas de la interacción profesor-alumno en formas de enseñanza completamente a distancia (cursos en línea, MOOC y otras), en formas híbridas (mixtas y otras) y en presencia

- Función y límites de la experiencia presencial: dinámica corporal y neurociencia

- Teorías y experiencias de docencia e investigación inter y multidisciplinar

- Perspectivas sincréticas de investigación, creación y práctica didáctica

- Análisis comparativo del sistema universitario italiano y los sistemas vigentes en otros países con respecto a la relación entre profesores y estudiantes y a los sistemas de evaluación (de estudiantes, investigadores y profesores)

- Papel de profesores y alumnos en el proceso de aprendizaje y en la comunidad universitaria y reflexiones sobre el papel de la universidad pública

- Formas de aprendizaje y conocimiento de los nativos digitales (incluidas las generaciones más jóvenes de profesores)

La lista de argumentos sugeridos no es exhaustiva: el Comité científico examinará con atención otras propuestas para el estudio del tema sugeridas por quienes deseen colaborar en el volumen, a fin de ampliar la investigación emprendida en este número de la revista desde perspectivas inéditas y bien estructuradas.

Con este objetivo, la Redacción propone el siguiente calendario, cuyo paso previo es enviar una propuesta de contribución a la dirección amonline@unimi.it antes del 15 de mayo de 2021 con una indicación sintética del tema que se quiere tratar (máximo 200 palabras) y un breve currículum vitae del proponente.

La entrega de la contribución está prevista para el 20 de septiembre de 2021.

Otras Modernidades acepta contribuciones en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a finales de mayo de 2022.

Asimismo, serán bienvenidas las reseñas o entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido señaladas en este CfP.

Además, Otras Modernidades evaluará la publicación de ensayos no temáticos, que se incluirán en la sección titulada “Entre mamparas”, de acuerdo con las modalidades y los plazos indicados en este CfP para los ensayos temáticos.

Con el fin de que este número sea metodológicamente homogéneo y favorezca una confrontación con los objetivos de los editores, los autores pueden contactarlos para comentarios y consultas a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

 

27 – 05/2022   PDF

Educational distances, educational instances  Theories and practices for hybrid and collaborative teaching

 in the university system

edited by Serena Guarracino and Giuseppe Sofo

In the last year, the pandemic has forced teachers and students to adapt to distance and/or hybrid forms of teaching and learning at all school levels. Together with the difficulties generated by the sudden change in well-consolidated routines, however, the new situation has also spurred an immediate discussion on the role of schools and universities, and in particular on the different teaching practices already in use and to be implemented in academic contexts.

In an idiosyncratic though synergic interaction with other levels of education, the management of education and research at university level delineates a community, its future prospects and its interpretation of the world. It is undeniable that the university system already underwent a significant transformation in recent years; the direction of these reforms, which are traditionally dated back to 1991 and the ‘Bologna process’, has followed the entrepreneurial/neocapitalist paradigm of production and consumption, non-stop evaluation and competition, excellence and ‘rationalisation’, while heavily limiting practices of exchange, cooperation, collaboration, and well-being.

One of the consequences of the current pandemic is the deterioration of the quality of life for students and researchers, victims of a precarious existence and of an unprecedented spread of psychological disorders (severe anxiety, stress, panic attacks, impostor syndrome, depression, burnout); an issue that is not limited to the Italian academy and has already taken on epidemic proportions in countries whose university systems have inspired recent reforms in Italy, as shown by the surveys by Academics Anonymous. This has already heavily influenced both teaching practices and learning opportunities as well as the university system and the community of people who constitute the university in its primary sense.

Building on this, the rhetoric on education in recent months has been violently swinging from the need for a return to the classroom to a celebration of the ‘progress’ embodied by distance learning (DAD). However, the exclusions inevitably created by distance learning have exposed how necessary it is to rethink the practices of inclusion envisaged in the current system; the digital divide and smart working (or rather, work from home) have in fact highlighted and exacerbated divisions, distinctions and social, economic and gender exclusions that have always been present in the school and university communities.

One of the central themes of the debate, particularly towards the start of the 2020-2021 academic year, has been what differentiates public universities from online universities in a period of distance learning, and thus what the role of the public university is; in particular, the role of the direct relationship between teachers and students (and the respective communities) in a context which, especially in the humanities, sees very high numbers of students per teacher, and in Italy offers students the possibility of not attending classes at all—with a very unequal distribution of so-called "non-attenders" among universities and degree courses. In this situation, a profound ambivalence emerges between the student’s choice of whether or not to attend lectures, and the institution’s need to guarantee that choice through scholarships, student housing and other measures that were already of limited impact, and which are now showing all their inadequacy.

Forms of teaching involving interaction with digital tools obviously precede the crisis caused by the pandemic, which is, however, an unforeseeable detonator of these practices and has involuntarily forced an entire scientific community to turn into a permanent laboratory. This has allowed to put theoretical research and experience, previously limited to a few cases, to the test of practice. In this context, the question remains as how the disciplinary sectarianism of the Italian academy is preventing the spread of truly multidisciplinary and ‘(in)disciplinary’ research approaches; or as to a systematic rethinking of classical teaching and assessment methods, taking into account the influence of digital tools on both teaching and learning and the epistemological approach of digital natives. It is probably still too early to understand whether and how the use of digital resources and an open-source approach can influence not only learning but also the production of knowledge by today’s students.

However, some issues are now (at the time of publishing this call for papers) at the centre of the public debate and among these, in particular, the question of investments, given that the Recovery Plan for Italy envisages about 28.5 billion euros of investments in the education and research sector for "skill-building and the right to education", with specific interventions for the reduction of territorial gaps, integrated digital teaching and multilingualism, and for the transition "from research to business".

The concept of "innovation" cannot be identified, in a rather limiting way, with the use of digital tools, but could and should be based on collaborative forms of learning and teaching, to be implemented in presence and during distance teaching, as well as in forms combining research and creativity, inspired by a system of thinking open to collaboration, sharing, exchange and the challenge of boundaries among disciplines and the arts. In this sense, it seems important to address the constructivist approaches developed by various teaching and learning practices in recent decades, even if curricula and the compartmentalisation of courses have so far gone in a different direction.

This issue of Other Modernities intends to create a laboratory for the discussion of hybrid and collaborative didactic theories and practices, which are ready to meet the challenge of the present moment. On the one hand, we would like to offer a critical reflection on the role of teachers and learners and on the tools used in teaching, particularly at university; on the other hand, we would like to offer a collection of experiences accounting for and valuing both the successes and failures of the teaching experiences of these semesters.

By way of example only, this issue of Other Modernities will therefore include both scientific articles and other forms of contribution, including multimedia, on the following themes:

- Theories, practices, and experiences regarding hybrid and/or collaborative distance and classroom teaching,

- Dynamics of teacher-student interaction in forms of entirely distance teaching (online courses, MOOCs, and others), in hybrid forms (blended and others) and in the classroom

- Function and limits of the classroom experience: body dynamics and neuroscience

- Theories and experiences of inter- and multidisciplinary teaching and research

- Syncretic perspectives of research, creation and teaching practices

- Comparative analysis of the Italian university system and systems in place in other countries regarding the teacher-student relationship and evaluation systems (of students, researchers, and teachers)

- Role of teachers and learners in the learning process and in the university community and reflections on the role of the public university

- Forms of learning and knowledge of digital natives (including younger generations of teachers)

The list of topics abovementioned is not meant to be exhaustive and the Scientific Committee will consider other proposals submitted by scholars who intend to collaborate in the issue of the journal, with a view to expand the investigation of the area with articulate and original research.

If you wish to contribute to Other Modernities issue 27, you are kindly required to submit an abstract (max 200 words) alongside a short CV to the email address amonline@unimi.it, by the 15th May 2021.

The complete contribution will have to be submitted by 20th September 2021.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published by the end of May 2022.

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics.

Moreover, Other Modernities will also consider publishing non-thematic essays in the indexed section “Off the Record”, following the conditions and deadlines indicated for thematic essays in this Call for Papers.

Contributors should feel free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

 

27 – 05/2022    PDF

(D)i(n)stances pédagogiques  Théories et pratiques pédagogiques hybrides et collaboratives dans le système universitaire

sous la direction de Serena Guarracino et Giuseppe Sofo

L’année dernière, la pandémie a obligé les enseignant·es et les apprenant·es à s’adapter à l’enseignement à distance et/ou à des formes hybrides d’enseignement à tous les niveaux scolaires. Les difficultés engendrées par le changement soudain des conditions d’enseignement et d’apprentissage ont donné lieu à une discussion immédiate sur le rôle des écoles et des universités, et notamment sur les différentes pratiques d’enseignement déjà utilisées et à mettre en œuvre dans les universités.

La gestion de l’éducation et de la recherche au niveau universitaire délimite, de manière idiosyncrasique mais synergique par rapport aux autres niveaux scolaires, une communauté, ses perspectives d’avenir et son interprétation du monde. Il est indéniable que le système universitaire avait déjà subi une transformation importante ces dernières années ; l’orientation de ces réformes, dont le début remonte traditionnellement à 1991 et au « processus de Bologne », a suivi le paradigme entrepreneurial/néocapitaliste de la production et de la consommation, de l’évaluation et de la concurrence continues, de l’excellence et de la « rationalisation », tout en pénalisant les pratiques d’échange, de coopération, de collaboration et de bien-être.

L’une des conséquences de la pandémie actuelle est la détérioration de la qualité de vie des étudiant·es et des chercheurs et chercheuses, condamné·es à des vies précaires et victimes d’une propagation sans précédent des maladies mentales (anxiété grave, stress, crises de panique, syndrome de l’imposteur, dépression, burnout) ; une question qui ne se limite pas à l’académie italienne et qui a déjà pris des proportions épidémiques dans les pays dont les systèmes universitaires ont inspiré de récentes réformes, comme le montrent les enquêtes d’Academics Anonymous. Cela a déjà fortement influencé les pratiques d’enseignement et les possibilités d’apprentissage ainsi que le système universitaire et la communauté des personnes qui composent l’université au sens premier du terme.

Sur cette base, la rhétorique autour de l’éducation ces derniers mois a oscillé violemment entre la nécessité d’un retour à la présence et une célébration du « progrès » incarné par l’enseignement à distance (DAD). Cependant, les exclusions inévitablement créées par l’enseignement à distance nous ont montré combien il est nécessaire de repenser les pratiques d’inclusion envisagées dans le système actuel ; la fracture numérique et le smart working (ou mieux, le télétravail) ont en effet mis en évidence et exacerbé les divisions, les distinctions et les exclusions sociales, économiques et de genre qui ont toujours été présentes dans le contexte de la communauté scolaire et universitaire.

L’un des thèmes centraux du débat, en particulier vers le début de l’année académique 2020-2021, a été une compréhension des différences existant entre les universités publiques et les universités télématiques dans une période d’enseignement à distance, et donc le rôle de l’université publique ; en particulier, quel est le rôle de la relation directe entre les enseignant·es et les étudiant·es (et les communautés respectives) dans un contexte qui, surtout dans les cours en lettres et sciences humaines, voit un nombre très élevé d’étudiants par enseignant et prévoit la possibilité de ne pas assister aux cours du tout – avec une répartition très inégale des étudiant·es qui ne suivent pas les cours. Ce qui ressort de cette situation est la profonde ambivalence entre le choix des étudiant·es de suivre ou non des cours, et la nécessité pour l’institution de garantir ce choix par des bourses, des logements pour étudiant·es et d’autres interventions qui n’étaient déjà pas toujours très incisives, et qui montrent maintenant toute leur insuffisance.

Les formes d’enseignement qui impliquent une interaction avec les outils numériques précèdent évidemment la crise due à la pandémie, qui représente cependant un détonateur imprévisible de ces pratiques, et a involontairement obligé toute une communauté scientifique à se transformer en un laboratoire permanent. Cela a permis de mettre à l’épreuve des recherches théoriques et des expériences jusqu’alors limitées à quelques cas. La question reste, dans ce contexte, de savoir comment le sectarisme disciplinaire de l’académie italienne empêche la diffusion d’approches de recherche véritablement multidisciplinaires et « (in)disciplinés » ; ou de repenser systématiquement les méthodes classiques d’enseignement et d’évaluation, en tenant compte de l’influence des outils numériques sur l’enseignement et l’apprentissage et sur l’approche épistémologique des natifs numériques. Il est probablement encore trop tôt pour comprendre si et comment l’utilisation des ressources numériques et une approche « open source » peuvent affecter non seulement l’apprentissage mais aussi la production de connaissances par les étudiant·es d’aujourd’hui. Cependant, certaines questions sont maintenant (au moment de la publication de cet appel à contributions) au cœur du débat public et parmi celles-ci, en particulier la question des investissements, étant donné que le Recovery Plan prévoit environ 28,5 milliards d’euros d’investissements dans le secteur de l’éducation et de la recherche pour le « développement des compétences et le droit à l’éducation », avec des interventions spécifiques pour la réduction des écarts territoriaux, l’éducation numérique intégrée et le multilinguisme, et pour le passage « de la recherche à l’entreprise ».

Le concept d’« innovation » ne peut être identifié, de manière plutôt limitative, seulement à l’utilisation des outils numériques, mais pourrait et devrait être basé sur des formes collaboratives d’apprentissage et d’enseignement, à mettre en œuvre en présence et à distance, ainsi que sur des formes de recherche-création, qui s’inspirent plutôt d’un système de pensée plus ouvert à la collaboration, au partage, à l’échange et à l’effacement des frontières entre les disciplines et les arts. En ce sens, il nous semble important d’aborder les approches constructivistes qui ont fait des percées dans diverses pratiques d’enseignement et d’apprentissage au cours des dernières décennies, même si les programmes et le morcellement des cours ont jusqu’ici pris une autre direction.

Avec ce numéro d’Autres Modernités, nous souhaitons mettre en place un véritable laboratoire de discussion des théories et pratiques d’enseignement hybrides et collaboratives, désireux de relever le défi du moment présent. D’une part, une réflexion critique sur les rôles des enseignant·es et des apprenant·es et sur les outils utilisés dans l’enseignement, en particulier dans les universités ; d’autre part, un recueil de « retours d’expériences », qui exposent et analysent à la fois les succès et les échecs des expériences d’enseignement menées au cours de ces semestres.

À titre d’exemple, ce numéro d’Autres Modernités comprendra à la fois des articles scientifiques et d’autres formes de contribution, y compris multimédias, concernant les thèmes suivants :

- Théories, pratiques et retours d’expérience en matière de didactique hybride et/ou collaborative, en présence et à distance

- Dynamique de l’interaction enseignant·es-étudiant·es dans des formes d’enseignement entièrement à distance (cours en ligne, MOOC et autres), dans des formes hybrides (mixte et autres) et en présence

- Fonction et limites de la présence : dynamique du corps et neurosciences

- Théories et expériences de la didactique et de la recherche inter- et multidisciplinaire

- Perspectives syncrétiques de recherche, création et enseignement

- Analyse comparative du système universitaire italien et des systèmes en place dans d’autres pays concernant les relations entre enseignant·es et étudiant·es et des systèmes d’évaluation (des étudiant·es, des chercheurs et chercheuses et des enseignant·es)

- Rôle des enseignant·es et des apprenant·es dans le processus d’apprentissage et dans la communauté universitaire et réflexions sur le rôle de l’université publique

- Formes d’apprentissage et connaissances des natifs numériques (y compris les jeunes générations d’enseignant·es)

La liste suggérée ne se veut pas exhaustive : d’autres propositions d’analyse du sujet, par tous/toutes ceux/celles qui souhaitent soumettre leur contribution, seront également prises en considération par le Comité Scientifique afin d’élargir, avec des parcours le plus articulés et le plus inédits possibles, l’exploration entamée dans ce numéro de la Revue.

À ce propos, la Rédaction propose l’envoi des propositions de contribution au plus tard le 15 mai 2021. Les propositions seront à envoyer à l’adresse amonline@unimi.it, accompagnées par un résumé synthétique (200 mots maximum) du sujet que l’on entend analyser et d’un bref CV de l’auteur.

L’envoi des contributions est prévu pour le 20 septembre 2021.

Autres Modernités accepte des contributions en italien, espagnol, français et anglais.

Le numéro sera publié d’ici la fin du mois de mai 2022.

Nous apprécierons également des critiques ou des entretiens avec des auteur/es ou des spécialistes du sujet proposé dans le présent appel à contribution.

Autres Modernités évaluera également la publication d’essais non-thématiques qui seront insérés dans la section « Hors de propos », selon les modalités et les échéances indiquées pour les essais thématiques dans le présent appel à contribution.

Afin de rendre le volume méthodologiquement homogène, les éditeurs seront à la disposition des auteur/es par l’intermédiaire de la rédaction (amonline@unimi.it).

 

 

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Call for papers/Convocatoria/Appel à contribution  n.26 – 11/2021   PDF

Zoografie. Scritture e figurazioni animali

a cura di Renato Boccali e Marianna Scaramucci

 

Parole chiave: studi animali; zoopoetica; figurazioni animali; animalità; biopolitica

 

In un momento storico in cui appare sempre più urgente ripensare l’antropocentrismo, gli effetti dell’antropocene e rimettere in discussione le idee di natura e cultura, il numero 26 di Altre Modernità prende ispirazione dal titolo del saggio di Matthew Calarco – Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida – e ne segue idealmente la proposta, quella di “cogliere la centralità della questione dell’animale” per comprendere il nostro essere uomini e donne in questa società”, per ripensare, come scrivono i curatori, “cosa sia l’umano, quali siano i nostri fini e come si deve declinare la fine del nostro dominio sul vivente”.

La riflessione filosofica, critica, politica e culturale intorno alla questione dell’animale si manifesta oggi in forme sempre più articolate e ramificate, permettendo di riformulare costantemente e in profondità il nostro sguardo sugli (e con gli) animali non-umani. Una riflessione tesa a mostrare e al tempo stesso a scardinare i rapporti di biopotere su cui si fonda la relazione fra umani e altri animali, per ripensare noi stessi e il mondo di cui siamo parte.

Il campo ampio degli Studi animali, nelle sue diverse declinazioni, si apre inoltre a continue e profonde intersezioni con le prospettive critiche e le rivendicazioni che provengono da orizzonti come quelli del femminismo e delle teorie di genere, dell’antirazzismo, delle teorie post e decoloniali, dell’antipsichiatria. Un intenso lavoro critico e teorico che si intreccia con le pratiche, con l’attivismo, con le istanze dell’antispecismo e dei movimenti di liberazione-non-solo-animale, indicando la via per l’apertura di ogni tipo di gabbia.

Se, con Agamben (80), è la “macchina antropologica” a fondare l’idea dell’umano proprio a partire dalla differenza con l’animale, le forme dell’espressione letteraria, artistica e culturale sono chiavi di volta nella decostruzione di questo marchingegno, nella loro capacità di scrivere, di tradurre in immagine, di mettere in figura i confini sempre meno definiti del “proprio” dell’animale e del “proprio” dell’umano, scuotendo dalla base le fondamenta del pensiero antropocentrico e indicando possibili vie d’uscita.

E se l’animale ha fatto parte dell’immaginario estetico fin dalle origini della letteratura e dell’arte, negli interventi culturali contemporanei assistiamo – come segnala Gabriel Giorgi – a uno spostamento del “luogo” dell’animale, che, da segno dell’alterità assoluta, si approssima, si fa più vicino, spostando con sé il complesso dei meccanismi biopolitici di ordinamento dei corpi. Un animale che, nella produzione culturale recente, “comincia a funzionare in modi sempre più espliciti come segno politico”, attraverso forme di espressione estetica che travalicano la semplice “rappresentazione” per far emergere nuove “figurazioni” animali:

L’animale nella cultura – l’artefatto: qui non ci troviamo nello spazio della rappresentazione, ma in quello della figurazione, del divenire e del regime della visibilizzazione e dell’immaginazione – riordina la distribuzione dei corpi, revoca classificazioni logiche dell’alterità, esplora nuovi modi di contiguità […] per tentare da lì nuovi modi di nominare e di rendere visibili i corpi, e altre biopolitiche dalle quali pensare le comunità e le etiche del vivente. (Giorgi, traduzione nostra)

Per questo, l’invito è a esplorare le scritture e le figurazioni animali nella letteratura, nel campo delle arti visive e plastiche, del cinema, del teatro, della performance, e in genere nei materiali estetici e negli interventi culturali, attraverso le seguenti linee tematiche:

- Corpo umano e corpo animale: metamorfosi e divenire animale

- Spazialità e animalità: spazio primordiale, Umwelt, ambienti di coesistenza

- Morfologia animale: da Goethe alla biologia teoretica

- Zooantropologia, etologia filosofica, biosemiotica

- Zoopoetica: animalità e scrittura

- L’animalizzazione dell’arte

- Estetica e animalità: mimesi, biomimesi, camouflage

- Ripensare l’umano, ripensare l’animale, ripensare la norma: intersezioni fra antispecismo, femminismo, teorie di genere, antirazzismo, antipsichiatria, post e decolonialità

- Animali e agency politica: forme di soggettivazione e de-soggettivazione

- Specismo, biopotere e norma sacrificale

 

BIBILIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Adams, Carol. Carne da macello. La politica sessuale della carne. Traduzione di Matteo Andreozzi e Annalisa Zabonati, VandA, 2020.

Agamben, Giorgio. L’aperto. L’uomo e l’animale. Bollati Boringhieri, 2002.

Burgat, Florence. Liberté et inquiétude de la vie animale. Kimé, 2006.

---. Une autre existence : la condition animale. Albin Michel, 2012.

Calarco, Matthew. Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida, a cura di Massimo Filippi e Filippo Trasatti, Mimesis, 2012.

Cimatti, Felice. Filosofia dell’animalità. Laterza, 2003.

Deleuze, Gilles, e Félix Guattari. Mille piani. Traduzione di Massimiliano Guareschi, Castelvecchi, 2006.

Derrida, Jacques. “Che cos’è la poesia”. Maurizio Ferraris, Postille a Derrida. Rosenberg & Sellier, 1990.

---. L’animal que donc je suis. Galilée, 2006.

Filippi, Massimo, e Marco Reggio. Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali. Mimesis, 2017.

Filippi, Massimo. Questioni di specie. elèuthera, 2017.

Giorgi, Gabriel. Formas comunes. Animalidad, cultura, biopolítica. Edizione Kindle, Eterna Cadencia, 2014.

 

La lista di argomenti suggerita non è da intendersi come esaustiva: altre proposte di studio del tema offerte da quanti intendano collaborare al volume verranno seriamente vagliate dal Comitato Scientifico, al fine di ampliare con percorsi il più articolati e inediti possibili l’esplorazione intrapresa in questo numero della Rivista.

A tal fine, la Redazione propone il seguente calendario di scadenze, cui passo previo ed essenziale è l'invio di una proposta di contributo all’indirizzo amonline@unimi.it entro il 15 ottobre 2020 con indicazione sintetica dell’argomento che si intende trattare (massimo 200 parole), e di un conciso curriculum vitae del proponente.

La consegna del contributo è fissata al 15 febbraio 2021.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di novembre 2021.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate in questo CfP.

Inoltre, Altre Modernità valuterà la pubblicazione di saggi non tematici, da inserire nella sezione indicizzata “Fuori Verbale”, secondo le modalità dichiarate e le tempistiche richieste per i saggi tematici in questo CfP.

Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi dei curatori, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

 

n.26 – 11/2021   PDF

Zoografías. Escrituras y figuraciones animales

coordinado por Renato Boccali y Marianna Scaramucci

 

Palabras clave: estudios animales; zoopoética; figuraciones animales; animalidad; biopolítica

 

En un momento histórico en el que cada vez es más urgente repensar el antropocentrismo, los efectos del antropoceno y cuestionar las ideas de naturaleza y cultura, el número 26 de Otras Modernidades se inspira en el título del ensayo de Matthew Calarco –Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida (Zoografías. La cuestión de lo animal de Heidegger a Derrida)–, e idealmente sigue su propuesta, la de “captar la centralidad de la cuestión de lo animal para comprender nuestro ser hombres y mujeres en esta sociedad” (traducción de quien escribe), para repensar, como escriben los coordinadores de la edición italiana, “qué es humano, cuáles son nuestros fines y cómo debería declinarse el fin de nuestro dominio sobre los seres vivos”.

La reflexión filosófica, crítica, política y cultural en torno a la cuestión de lo animal se manifiesta hoy en formas cada vez más articuladas y ramificadas, lo que nos permite reformular constante y profundamente nuestra mirada hacia (y con) los animales no-humanos. Una reflexión dirigida a mostrar y al mismo tiempo a desenmascarar las relaciones de biopoder en las que se basa la relación entre los humanos y los otros animales, para repensarnos a nosotros mismos y al mundo del que formamos parte.

El vasto campo de los Estudios animales, en sus diversas formas, también se abre a intersecciones continuas y profundas con las perspectivas críticas y las reivindicaciones que provienen de horizontes como los del feminismo y las teorías de género, del antirracismo, de las teorías poscoloniales y decoloniales, de la antipsiquiatría. Un intenso trabajo crítico y teórico que se entrelaza con las prácticas, con el activismo, con las demandas del antiespecismo y los movimientos de liberación-no-solo-animal que muestran el camino para abrir cualquier tipo de jaula.

Si con Agamben (80) es la “máquina antropológica” la que funda la idea del humano precisamente a partir de la diferencia con el animal, las formas de expresión literaria, artística y cultural son piedras angulares en la deconstrucción de este dispositivo, en su capacidad de escribir, de traducir en imágenes, de figurar los límites cada vez menos definidos de lo “propio” del animal y lo “propio” del ser humano, sacudiendo los cimientos del pensamiento antropocéntrico e indicando posibles salidas.

Y si el animal ha formado parte del imaginario estético desde los orígenes de la literatura y el arte, en las intervenciones culturales contemporáneas presenciamos –como señala Gabriel Giorgi– un desplazamiento del “lugar” del animal, que de signo de la otredad absoluta se vuelve próximo, contiguo, dislocando consigo mecanismos biopolíticos ordenadores de cuerpos. Un animal que, en la producción cultural reciente, “empieza a funcionar de modos cada vez más explícitos como un signo político”, a través de formas de expresión estética que van más allá de la simple “representación” para resaltar nuevas “figuraciones” animales:

El animal en la cultura –el artefacto: aquí no estamos en el espacio de la representación, sino en el de la figuración, el devenir y el régimen de visibilización y de imaginación– reordena distribuciones de cuerpos, revoca clasificaciones y lógicas de alteridad, explora nuevos modos de contigüidad [...] para ensayar desde allí otros modos de nombrar y de hacer visibles los cuerpos, y otras biopolíticas desde las que se piensan comunidades y éticas de lo viviente. (Giorgi)

Por ello, la invitación es a explorar las escrituras y las figuraciones animales en la literatura, en el campo de las artes plásticas y visuales, del cine, del teatro, de la performance y, en general, en materiales estéticos y en intervenciones culturales, a través de las siguientes líneas temáticas:

- Cuerpo humano y cuerpo animal: metamorfosis y transformación en animal

- Espacialidad y animalidad: espacio primordial, Umwelt, ambientes de coexistencia

- Morfología animal: de Goethe a la biología teórica

- Zooantropología, etología filosófica, biosemiótica

- Zoopoética: animalidad y escritura

- La animalización del arte

- Estética y animalidad: mimesis, biomimesis, camuflaje

- Repensar lo humano, repensar lo animal, repensar la norma: intersecciones entre antiespecismo, feminismo, teorías de género, antirracismo, antipsiquiatría, poscolonialidad y decolonialidad

- Animales y agencia política: formas de subjetivación y de-subjetivación

- Especismo, biopoder y normas de sacrificio

 

BIBLIOGRAFÍA DE REFERENCIA

Adams, Carol J. Carne da macello. La politica sessuale della carne. Traducido por Matteo Andreozzi y Annalisa Zabonati, VandA, 2020.

Agamben, Giorgio. L’aperto. L’uomo e l’animale. Bollati Boringhieri, 2002.

Burgat, Florence. Liberté et inquiétude de la vie animale. Kimé, 2006.

---. Une autre existence : la condition animale. Albin Michel, 2012.

Calarco, Matthew. Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida, editado por Massimo Filippi y Filippo Trasatti, Mimesis, 2012.

Cimatti, Felice. Filosofia dell’animalità. Laterza, 2003.

Deleuze, Gilles, y Félix Guattari. Mille piani. Traducido por Massimiliano Guareschi, Castelvecchi, 2006.

Derrida, Jacques. “Che cos’è la poesia”. Postille a Derrida. Maurizio Ferraris, Rosenberg & Sellier, 1990.

---. L’animal que donc je suis. Galilée, 2006.

Filippi, Massimo, y Marco Reggio. Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali. Mimesis, 2017.

Filippi, Massimo. Questioni di specie. elèuthera, 2017.

Giorgi, Gabriel. Formas comunes. Animalidad, cultura, biopolítica. Versión Kindle, Eterna Cadencia, 2014.

La lista de argumentos sugeridos no es exhaustiva: el Comité científico examinará con atención otras propuestas para el estudio del tema sugeridas por quienes deseen colaborar en el volumen, a fin de ampliar la investigación emprendida en este número de la revista desde perspectivas inéditas y bien estructuradas.

Con este objetivo, la Redacción propone el siguiente calendario, cuyo paso previo es enviar una propuesta de contribución a la dirección amonline@unimi.it antes del 15 de octubre de 2020 con una indicación sintética del tema que se quiere tratar (máximo 200 palabras) y un breve currículum vitae del proponente.

La entrega de la contribución está prevista para el 15 de febrero de 2021.

Otras Modernidades acepta contribuciones en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a finales de noviembre de 2021.

Asimismo, serán bienvenidas las reseñas o entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido señaladas en este CfP.

Además, Otras Modernidades evaluará la publicación de ensayos no temáticos, que se incluirán en la sección titulada “Entre mamparas”, de acuerdo con las modalidades y los plazos indicados en este CfP para los ensayos temáticos.

Con el fin de que este número sea metodológicamente homogéneo y favorezca una confrontación con los objetivos de los editores, los autores pueden contactarlos para comentarios y consultas a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

 

n.26 – 11/2021   PDF

Zoographies. Animal writings and figurations

edited by Renato Boccali and Marianna Scaramucci

 

Keywords: animal studies; zoopoetics; animal figurations; animality; biopolitics

 

We are living a historical moment when it is clearly getting increasingly important to reconsider the concept of anthropocentrism, the effects of anthropocene and the ideas of nature and culture. This is the reason why issue N. 26 of Other Modernities draws upon the title of Matthew Calarco’s essay Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida (Zoographies: The Question of the Animal from Heidegger to Derrida) and it ideally follows his proposal to “grasp the centrality of the animal issue in order to understand our roles as men and women in this society”, to rethink, as the editors of the Italian edition claim, “what is human, what our purposes are, and how the end of our supremacy over the other living beings should decline” (our translation).

Philosophical, critical, political, and cultural reflections around the animal issue are put forth through increasingly articulated and diversified forms, which allows us to constantly reconsider our gaze upon (and with) non-human animals. Such considerations aim to show, and at the same time to dismantle, the relationship of biopower upon which the connection between human beings and other animals is based, in order to revisit ourselves and the world where we belong.

Moreover, the broad field of Animal Studies, and its diverse sub-disciplines, is open to continuous and profound intersections with critical perspectives and claims from the fields of Feminism and Gender Theories, as well as Antiracism, Post and DeColonial Theories, and Antipsychiatry. An intense critical and theoretical work which intertwines with the practices, activism, and appeals put forth by antispeciesists and the not-only-animal-liberation movements, paving the way to the opening of any kind of cage.

With Agamben (80), it is the “anthropological machine” to found the idea of the human being as something other than the animal; on the contrary, the various forms of literary, artistic and cultural expressions are the cornerstone of the deconstruction of such a contraption, as they write, translate into images, and portray the increasingly less clear-cut boundaries between what is “proper” of the animal and what is “proper” of the human being, shaking the foundations of the anthropocentric thought and indicating potential ways out.

Moreover, animals have been part of the aesthetic imagery since the very origins of literature and art; however, in contemporary cultural productions it is possible to observeas noticed by Gabriel Giorgia shift of the animal’s “place”, which, from being a sign of absolute otherness, gets closer and closer, bringing along the entirety of the biopolitical mechanisms of the system of bodies. An animal which, in recent cultural productions, “has started functioning in increasingly more explicit ways as a political sign”, through forms of aesthetic expressions that go beyond the mere “representation”, in order to make new animal “figurations” emerge:

The animal in culture (referring to the artefact: not the space of representation, but that of figuration, of development and of the regime of visibilization and imagination) reorganizes the distribution of bodies, explores new modes of proximity […] in order to attempt at new ways to name bodies and make them visible, and other biopolitics that enable us to consider communities and the ethics of living beings. (Giorgi, our translation)

Therefore, we invite contributors to explore animal writings and figurations in literature, in the field of visual and plastic arts, of cinema, theatre, live performance, and in aesthetic and cultural productions in general, drawing on the following thematic lines:

- Human body and animal body: metamorphosis and becoming animals

- Spaciality and animality: primordial space, Umwelt, environmental coexistence

- Animal morphology: from Goethe to theoretical biology

- Zooanthropology, philosophical ethology, biosemiotics

- Zoopoetics: animality and writing

- Animalization of art

- Aesthetics and animality: mimesis, biomimesis, camouflage

- Rivisiting the human being, rivisiting the animal being, rivisiting the norm: intersections among Antispeciesism, Feminism, Gender Theories, Antiracism, Antipsychiatry, Post and DeColoniality

- Animals and political agency: forms of subjectification and de- subjectification

- Speciesism, biopower and sacrificial norm

 

WORKS CITED

Adams, Carol. Carne da macello. La politica sessuale della carne. Translated by Matteo Andreozzi and Annalisa Zabonati, VandA, 2020.

Agamben, Giorgio. L’aperto. L’uomo e l’animale. Bollati Boringhieri, 2002.

Burgat, Florence. Liberté et inquiétude de la vie animale. Kimé, 2006.

---. Une autre existence : la condition animale. Albin Michel, 2012.

Calarco, Matthew. Zoographies: The Question of the Animal from Heidegger to Derrida, Columbia University Press, 2008; Calarco, Matthew. Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida, edited by Massimo Filippi and Filippo Trasatti, Mimesis, 2012.

Cimatti, Felice. Filosofia dell’animalità. Laterza, 2003.

Deleuze, Gilles, and Félix Guattari. Mille piani. Translated by Massimiliano Guareschi, Castelvecchi, 2006.

Derrida, Jacques. “Che cos’è la poesia”. Maurizio Ferraris, Postille a Derrida. Rosenberg & Sellier, 1990.

---. L’animal que donc je suis. Galilée, 2006.

Filippi, Massimo, and Marco Reggio. Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali. Mimesis, 2017.

Filippi, Massimo. Questioni di specie. elèuthera, 2017.

Giorgi, Gabriel. Formas comunes. Animalidad, cultura, biopolítica. Kindle edition, Eterna Cadencia, 2014.

The list of topics abovementioned is not meant to be exhaustive and the Scientific Committee will consider other proposals submitted by scholars who intend to collaborate in the issue of the journal, with a view to expand the investigation of the area with articulate and original research.

If you wish to contribute to Other Modernities issue 26, you are kindly required to submit an abstract (max 200 words) alongside a short CV to the email address amonline@unimi.it, by 15th October 2020.

The complete contribution will have to be submitted by 15th February 2021.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published by the end of November 2021.

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics.

Moreover, Other Modernities will also consider publishing non-thematic essays in the indexed section “Off the Record”, following the conditions and deadlines indicated for thematic essays in this Call for Papers.

Contributors should feel free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

 

n. 26 – 11/2021   PDF

Zoographies, Écritures et figurations animales sous la direction de Renato Boccali et Marianna Scaramucci

 

Mots-clés : études animales ; zoopoétique ; figurations animales ; animalité

 

Dans un moment historique où l’exigence de repenser l’anthropocentrisme et les effets de l’anthropocène, ainsi que celle de remettre en question les concepts de nature et de culture, se font de plus en plus pressantes, le numéro 26 de la revue Autres Modernités trouve l’inspiration dans le titre de l’essai de Matthew Calarco – Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida (Zoographies. La question de l’animal, de Heidegger à Derrida). De plus, elle en poursuit idéalement la proposition de « cueillir la centralité de la question animale pour comprendre notre façon d’être hommes et femmes au sein de la société », pour repenser, comme l’écrivent les éditeurs de la version italienne, « ce qu’est l’humanité, quels sont nos buts et comment il faut décliner la fin de notre emprise sur le vivant » (notre traduction).

À l’heure actuelle, la réflexion philosophique, critique, politique et culturelle autour de la question animale se manifeste par des formes de plus en plus articulées, complexes et ramifiées, en permettant ainsi de reformuler constamment et en profondeur notre regard sur (et avec) les animaux non-humains. Cette réflexion, donc, vise à montrer, et en même temps à déstabiliser, les rapports de biopouvoir sur lesquels la relation entre les êtres humains et les autres animaux se bâti, afin de repenser nous-mêmes et le monde dont nous faisons partie.

D’ailleurs, le vaste domaine des études animales, avec toutes ses facettes, s’ouvre à des croisements continus et profonds avec les perspectives riches et les revendications des horizons tels que ceux du féminisme et des théories de genres, de l’antiracisme, des théories post et décoloniales, de l’antipsychiatrie. Ce travail intense, critique et théorique croise la pratique, l’activisme, les instances de l’antispécisme et des mouvements de libération-non-seulement-des-animaux, en indiquant la voie pour l’ouverture de toute sorte de cage.

Si, ainsi que l’écrit Agamben (80), c’est la « machine anthropologique » qui fonde l’idée d’un être humain qui se construit à partir des différences par rapport à l’animal, les formes de l’expression littéraire, artistique et culturelle sont alors les clés de voûte de la déconstruction de cette machinerie. Et cela grâce à leur capacité d’écrire, de traduire en image et de mettre en figure les limites, toujours moins définies, de ce qui est « propre » à l’animal et de ce qui est « propre » à l’humain, bousculant ainsi les fondements de la pensée anthropocentrique et en indiquant les voies de sortie possibles.

Et si l’animal a fait partie de l’imaginaire esthétique depuis les origines de la littérature et de l’art, dans les interventions culturelles contemporaines on assiste – ainsi que Gabriel Giorgi le met e évidence – à un déplacement de la “place“ de l’animal. Jadis symbole d’altérité absolue, il se rapproche, il raccourcit les distances, en déplaçant avec lui l’ensemble des mécanismes biopolitiques de l’organisation des corps. Un animal, donc, qui, dans la production culturelle récente, « se met à fonctionner, de manière de plus en plus explicite, comme un signe politique », à travers des formes d’expression esthétique qui dépassent la simple « représentation » pour faire émerger de nouvelles « figurations » animales :

L’animal dans la culture — l’artefact : ici, nous ne sommes pas dans le cadre de la représentation, mais dans celui de la figuration, du devenir, dans le domaine de la visibilisation et de l’imagination — il réorganise la distribution des corps, il supprime des classifications logiques d’altérité, il explore de nouvelles modalités de proximité […] afin d’essayer de nouvelles façons de nommer et de rendre visibles les corps et d’autres biopolitiques avec lesquelles penser les communautés et les éthiques du vivant. (Giorgi, notre traduction)

Par-là, l’invitation à explorer les écritures et les figurations animales dans la littérature, les arts visuels et plastiques, le cinéma, le théâtre et, plus en général, dans les produits esthétiques et les réalisations culturelles, à travers les lignes thématiques suivantes :

- Corps humain et corps animal : métamorphoses et devenir animal

- Spatialité et animalité : espace primordial, Umwelt, milieux de coexistence

- Morphologie animale : de Goethe à la biologie théorétique

- Zooanthropologie, éthologie philosophique, biosémiotique

- Zoopoétique : animalité et écriture

- L’animalisation de l’art

- Esthétique et animalité : mimesis, biomimesis, camouflage

- Repenser l’humain, repenser l’animal, repenser la norme : croisements entre antispécisme, féminisme, théories de genre, antiracisme, antipsychiatrie, post et décolonialisme

- Animaux et actions politiques : formes de subjectivisation et de dé-subjectivisation

- Spécisme, biopouvoir et norme sacrificielle

 

BIBLIOGRAPHIE DE REFERENCE 

Adams, Carol. The Sexual Politics of Meat: A Feminist-Vegetarian Critical Theory. Continuum, 1990.

Agamben, Giorgio. L’aperto. L’uomo e l’animale. Bollati Boringhieri, 2002.

Burgat, Florence. Liberté et inquiétude de la vie animale. Kimé, 2006.

---. Une autre existence : la condition animale. Albin Michel, 2012.

Calarco, Matthew. Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida, sous la direction de Massimo Filippi e Filippo Trasatti, Mimesis, 2012.

Cimatti, Felice. Filosofia dell’animalità. Laterza, 2003.

Deleuze, Gilles, et Félix Guattari, Mille Plateaux, Les Éditions de Minuit, 1980.

Derrida, Jacques. “Che cos’è la poesia”. Maurizio Ferraris, Postille a Derrida. Rosenberg & Sellier, 1990.

---. L’animal que donc je suis. Galilée, 2006.

Filippi, Massimo, et Marco Reggio. Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali. Mimesis, 2017.

Filippi, Massimo. Questioni di specie. elèuthera, 2017.

Giorgi, Gabriel. Formas comunes. Animalidad, cultura, biopolítica. Édition Kindle, Eterna Cadencia, 2014.

La liste suggérée ne se veut pas exhaustive : d’autres propositions d’analyse du sujet, par tous/toutes ceux/celles qui souhaitent soumettre leur contribution, seront également prises en considération par le Comité Scientifique afin d’élargir, avec des parcours le plus articulés et le plus inédits possibles, l’exploration entamée dans ce numéro de la Revue.

À ce propos, la Rédaction propose l’envoi des propositions de contribution au plus tard le 15 octobre 2020. Les propositions seront à envoyer à l’adresse amonline@unimi.it, accompagnées par un résumé synthétique (200 mots maximum) du sujet que l’on entend analyser et d’un bref CV de l’auteur.

L’envoi des contributions est prévu pour le 15 février 2021.

Autres Modernités accepte des contributions en italien, espagnol, français et anglais.

Le numéro sera publié d’ici la fin du mois de novembre 2021.

Nous apprécierons également des critiques ou des entretiens avec des auteur/es ou des spécialistes du sujet proposé dans le présent appel à contribution.

Autres Modernités évaluera également la publication d’essais non-thématiques qui seront insérés dans la section « Hors de propos », selon les modalités et les échéances indiquées pour les essais thématiques dans le présent appel à contribution.

Afin de rendre le volume méthodologiquement homogène, les éditeurs seront à la disposition des auteur/es par l’intermédiaire de la rédaction (amonline@unimi.it).

 

 

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Call for papers 25 – 05/2021     PDF

Muro/muri Forme e rappresentazioni del muro fra lingue, letterature e arti visive

a cura di Alessandra Goggio, Peggy Katelhön e Moira Paleari

 

Parole chiave: Muro di Berlino; confine; narrazione; identità; letteratura; linguistica; arti visive

A 30 anni dalla Riunificazione tedesca, ripensare alla costruzione e alla caduta del Muro di Berlino, eventi spartiacque che cambiarono radicalmente il corso della Storia, non solo della Germania ma dell’Europa intera, non significa soltanto interrogarsi sulle circostanze e le conseguenze di avvenimenti cruciali a livello sociale, geopolitico ed economico, ma, di fronte agli sviluppi del nuovo millennio, anche sul perché siano comparsi altri muri – dalla Barrera fra il Messico e gli Stati Uniti alla demarcazione della frontiera tra Israele e la Striscia di Gaza, dalle barriere erette per la paura dei migranti a quelle che ancora separano popoli e culture o che sono costruite quotidianamente nel confronto con le ‘diversità’.

Strettamente legata a questa riflessione di carattere storico-filosofico è quella, altrettanto centrale, di quali siano state, trasversalmente nel tempo, strategie e modalità di rappresentazione del muro, sia esso storico sia esso inteso in senso traslato di barriera/limite, in ambito artistico, culturale e linguistico.

È altresì necessario ripensare alle funzioni ricoperte dal muro nel corso della Storia, non solo come elemento di divisione, ma anche come spazio disponibile ad accogliere l’atto creativo – si pensi alla tradizione degli affreschi, ai moderni graffiti urbani o, ancora, ai muri delle prigioni, spesso unica superficie d’espressione fruibile –, oppure come confine (valicabile), che innesca (o inibisce) lo sviluppo di strategie volte alla circolazione delle idee e dei prodotti culturali che le veicolano, come ad esempio i processi traduttivi.

All’interno di questi orizzonti interpretativi risulta utile porsi alcune domande: esiste un immaginario del muro comune e continuo? Si possono rintracciare modalità di raffigurazione narrativa del muro in relazione a determinate epoche, tendenze generazionali e generi, o riconoscere interazioni fra verbalità e visualità? O individuare mappature e paesaggi linguistici nati intorno al concetto di muro? Quali sono state le funzioni ricoperte dal Muro/dai muri nella Storia e quali sono oggi? Esistono delle costanti? E quali sono le strategie adottate per superare il muro inteso come barriera fisica ma anche ideale/linguistica/culturale?

Possibili spunti di analisi includono:

- il Muro di Berlino in letteratura e altre arti (arti figurative, cinema, fumetto, produzioni digitali)

- riflessioni su altri muri presenti e passati e la loro rappresentazione letteraria o linguistica

- il muro come limite/confine/ostacolo

- muro/muri come stimolo per l’atto creativo

- strategie di superamento di muri fisici e ideali

- muro/muri nella memoria, nelle testimonianze, nei documenti o come monumento

- costruzioni linguistiche dell’identità oltre il muro

- la metafora del muro nei testi e nei corpora

- confini e barriere linguistiche nell’analisi del discorso

- comunicare oltre i ‘muri’ (questioni di gender, di semplificazione in base agli utenti, social media ecc.)

La lista di argomenti suggerita non è da intendersi come esaustiva: altre proposte di studio del tema offerte da quanti intendano collaborare al volume verranno seriamente vagliate dal Comitato Scientifico, al fine di ampliare con percorsi il più articolati e inediti possibili l’esplorazione intrapresa in questo numero della Rivista.

A tal fine, la Redazione propone il seguente calendario di scadenze, cui passo previo ed essenziale è l'invio di una proposta di contributo all’indirizzo amonline@unimi.it entro il 20 maggio 2020 con indicazione sintetica dell’argomento che si intende trattare (massimo 200 parole), e di un conciso curriculum vitae del proponente.

La consegna del contributo è fissata al 20 settembre 2020.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di maggio 2021.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate in questo CfP.

Inoltre, Altre Modernità valuterà la pubblicazione di saggi non tematici, da inserire nella sezione indicizzata “Fuori Verbale”, secondo le modalità dichiarate e le tempistiche richieste per i saggi tematici in questo CfP.

Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi dei curatori, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

 

CfP AM 25 – 05/2021     PDF

 Muro/muros Formas y representaciones del muro entre lenguas, literaturas y artes visuales

coordinado por Alessandra Goggio, Peggy Katelhön y Moira Paleari

 

Palabras clave: Muro de Berlín; frontera; narración; identidad; literaturas; lingüística; artes visuales

Treinta años después de la reunificación alemana, volver a pensar en la construcción y en la caída del muro de Berlín –eventos decisivos que cambiaron radicalmente el curso de la historia de Alemania y de toda Europa– no solo significa cuestionarse sobre las circunstancias y las consecuencias de unos acontecimientos cruciales a nivel social, geopolítico y económico, sino también, frente a los cambios del nuevo milenio, reflexionar sobre por qué aparecieron otros muros, desde la barrera entre México y Estados Unidos hasta la demarcación de la frontera entre Israel y la Franja de Gaza, desde las barreras erigidas por el miedo a los migrantes hasta aquellas que aún separan pueblos y culturas o que se construyen cotidianamente frente a la ‘diversidad’.

Vinculado de manera estrecha con esta reflexión histórico-filosófica, es igualmente relevante preguntarse cuáles han sido en el curso del tiempo las estrategias y las formas de representar el muro, sea este histórico sea en el sentido de barrera/límite, dentro del ámbito artístico, cultural y lingüístico.

Asimismo, es necesario pensar de nuevo en las funciones que el muro cumple en el curso de la historia, no solo como un elemento de división sino como un espacio que acoge el acto creativo –pensemos en la tradición de los frescos, en los modernos grafitis urbanos o también en los muros de las cárceles, a menudo la única superficie de expresión utilizable– o como un límite (superable) que desencadena (o inhibe) el desarrollo de estrategias dirigidas a la circulación de ideas y productos culturales que las transmiten, como pueden ser los procesos de traducción.

Dentro de estos horizontes interpretativos resulta útil plantearse algunas preguntas: ¿existe un imaginario de muro común y continuo? ¿Podemos encontrar formas de representación narrativa del muro en relación con ciertas épocas, tendencias generacionales y géneros, o reconocer las interacciones entre palabra e imagen? ¿Es posible identificar las cartografías y los paisajes lingüísticos creados en torno al concepto de muro? ¿Cuáles fueron las funciones atribuidas al Muro/muros en la historia y cuáles desempeñan hoy? ¿Existen elementos constantes? ¿Y cuáles son las estrategias adoptadas para superar el muro entendido como barrera física pero también simbólica/lingüística/cultural?

Los posibles puntos de análisis incluyen:

- El Muro de Berlín en la literatura y en otras expresiones artísticas (artes visuales, cine, cómics, producciones digitales)

- reflexiones sobre otros muros presentes y pasados y su representación literaria o lingüística

- el muro como límite/frontera/obstáculo

- muro/muros como estímulo para el acto creativo

- estrategias para superar los muros físicos y simbólicos

- muro/muros en la memoria, en testimonios, en documentos o como monumento

- construcciones lingüísticas de la identidad más allá del muro

- la metáfora del muro en textos y corpus

- fronteras y barreras lingüísticas en el análisis del discurso

- comunicar más allá de los ‘muros’ (cuestiones de género, de simplificación en función de los usuarios, de las redes sociales, etc.)

La lista de argumentos sugeridos no es exhaustiva: el Comité científico examinará con atención otras propuestas para el estudio del tema sugeridas por quienes deseen colaborar en el volumen, a fin de ampliar la investigación emprendida en este número de la revista desde perspectivas inéditas y bien estructuradas.

Con este objetivo, la Redacción propone el siguiente calendario, cuyo paso previo es enviar una propuesta de contribución a la dirección amonline@unimi.it antes del 20 de mayo de 2020 con una indicación sintética del tema que se quiere tratar (máximo 200 palabras) y un breve currículum vitae del proponente.

La entrega de la contribución está prevista para el 20 de septiembre de 2020.

Otras Modernidades acepta contribuciones en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a finales de mayo de 2021.

Asimismo, serán bienvenidas las reseñas o entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido señaladas en este CfP.

Además, Otras Modernidades evaluará la publicación de ensayos no temáticos, que se incluirán en la sección titulada “Entre mamparas”, de acuerdo con las modalidades y los plazos indicados en este CfP para los ensayos temáticos.

Con el fin de que este número sea metodológicamente homogéneo y favorezca una confrontación con los objetivos de los editores, los autores pueden contactarlos para comentarios y consultas a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

 

CfP AM25 – 05/2021     PDF

 Wall/walls Shapes and representations of the wall in languages, literatures and visual arts

edited by Alessandra Goggio, Peggy Katelhön and Moira Paleari

 

Keywords: Berlin Wall; border; narrative; identity; literature; linguistics; visual arts.

Thirty years after the German reunification, looking back at the construction and the fall of the Berlin Wall – two watershed events that completely changed the course of History, not only of Germany but of Europe itself – does not simply mean questioning the circumstances and the consequences of crucial occurrences at a social, geopolitical and economic level. Indeed, it also implies considering the developments of the new millennium, also about the reasons why other walls have appeared – from the Barrera between Mexico and the United States, to the boundary of the border between Israel and the Gaza Strip, from the barriers erected for fear of the migrants to those that still separate peoples and cultures or that are built every day in relation to “diversities”.

Besides this historical-philosophical reflection, it is crucial to investigate the strategies and modalities of representation of the wall over the years, whether it is seen as a historical one, or, metaphorically, whether it is meant as a barrier/limit in an artistic, cultural and linguistic sense.

It is also necessary to rethink the functions of the wall in the course of History, not only as an element of division, but also as a space available for the creative act (suffice it to think of the tradition of the frescoes, of the modern urban graffiti or also the walls of prisons, which are often the only available surface of expression) or as a (transitable) border that triggers (or prevents) the development of strategies aimed at the circulation of ideas and of cultural products, for example, through translation practices.

Within these interpretive horizons, we should ask ourselves a few questions: is there a collective and recurrent imaginary of the wall? Is it possible to trace back modalities of narrative representation of the wall with respect to specific ages, generational tendencies and genres, or to perceive interactions between verbality and visuality? Is it possible to identify mappings and linguistic landscapes born around the concept of the wall? What were the functions performed by the Wall/the walls in History and what are they now? Are there any constant features? And what are the strategies adopted to overcome the wall meant not only as a physical barrier, but also as an ideal/linguistic/cultural one?

Potential topics to be addressed are:

- the Berlin Wall in literature and other arts (figurative arts, cinema, comics, digital productions)

- reflections about other walls, present and past, and their literary or linguistic representation

- the wall as a limit/boundary/obstacle

- wall/walls as a stimulus for a creative act

- strategies to overcome physical and ideal walls

- wall/walls in memory, in testimonies, in documents or as a monument

- linguistic constructions of identity beyond the wall

- the metaphor of the wall in texts and corpora

- boundaries and linguistic barriers in discourse analysis

- communication beyond ‘walls’ (questions of gender, of simplification on the basis of users, social media, etc.)

The list of topics abovementioned is not meant to be exhaustive and the Scientific Committee will consider other proposals submitted by scholars who intend to collaborate in the issue of the journal, with a view to expand the investigation of the area with articulate and original research.

If you wish to contribute to Other Modernities issue 25, you are kindly required to submit an abstract (max 200 words) alongside a short CV, by the 20th May 2020.

The complete contribution will have to be submitted by 20th September 2020.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published by the end of May 2021.

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics.

Moreover, Other Modernities will also consider publishing non-thematic essays in the indexed section “Off the Record”, following the conditions and deadlines indicated for thematic essays in this Call for Papers.

Contributors should feel free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

 

CfP AM25 – 05/2021    PDF

Mur/murs Formes et représentations du mur entre langues, littératures et arts visuels

sous la direction de Alessandra Goggio, Peggy Katelhön et Moira Paleari

 

Mots-clés : Mur de Berlin ; frontières ; narration ; identité ; littérature ; linguistique ; arts visuels

La construction et la chute du Mur de Berlin représentent des événements qui, comme une ligne de démarcation, ont radicalement changé le cours de l’Histoire, non seulement pour l’Allemagne, mais pour l’Europe entière. Trente ans après la réunification allemande, repenser à ces événements ne signifie pas seulement se questionner sur les circonstances et les conséquences de faits historiques tout à fait cruciaux au niveau social, géopolitique et économique. Face aux développements du nouveau millénaire, cela nous pousse également à nous interroger sur les raisons qui ont porté à la construction de nouveaux murs ‒ à partir de la Barrera entre Mexique et États-Unis, jusqu’à la frontière entre Israël et la Bande de Gaza, en passant par les barrières hérissées par peur des migrants et par celles qui séparent, encore aujourd’hui, des peuples et des cultures ou que l’on construit quotidiennement dans la confrontation avec les ‘diversités’.

Strictement connectée à cette réflexion de type historique et philosophique, on retrouve encore la question, également centrale, que nous posent les stratégies et les modalités de représentation du mur, au sens historique, aussi bien que, au sens figuré, en tant que barrière/limite dans le domaine artistique, culturel et linguistique.

Ainsi, il devient nécessaire de repenser aux fonctions attribuées au mur dans le cours de l’Histoire, non seulement comme un élément de division, mais aussi comme un espace qui permet d’accueillir l’acte créatif, si l’on pense notamment à la tradition des fresques, aux graffiti urbains contemporains ou, encore, aux murs des prisons, représentant souvent le seul médium d’expression utilisable. Et de même, comme une frontière (franchissable) qui stimule (ou qui empêche) le développement de stratégies finalisées à la circulation des idées et des produits culturels qui les véhiculent, comme dans le cas des traductions.

Dans le cadre de ces horizons interprétatifs, il est utile de se poser quelques questions : existe-t-il un imaginaire continu, commun et partagé du mur ? Est-il possible de retracer des modalités de représentations narratives du mur, en rapport à des époques spécifiques, à des tendances générationnelles et aux genres ? Peut-on reconnaître des interactions entre l’expression verbale et visuelle ? Peut-on détecter des cartes et des paysages linguistiques nés autour du concept de mur ? Quelles sont les fonctions attribuées au/x mur/s dans le cours de l’Histoire et aujourd’hui ? Quelles sont, enfin, les stratégies employées afin de franchir le mur, en tant que barrière physique, mais aussi idéale/linguistique/culturelle ?

Pistes d’analyse envisageables :

- le Mur de Berlin dans la littérature et dans les arts (arts figuratifs, cinéma, BD, productions digitales)

- réflexions sur d’autres murs du présent et du passé et sur leurs représentations littéraires ou linguistiques.

- le mur comme limite/frontière/obstacle

- mur/murs comme déclencheur/s de l’acte créatif

- stratégies pour franchir les murs physiques et réels

- mur/murs dans la mémoire : témoignages, documents, monuments

- constructions linguistiques de l’identité au-delà du mur

- la métaphore du mur dans les textes et dans les corpora

- frontières et barrières linguistiques dans l’analyse du discours

- communiquer au-delà des ‘murs’ (questions de genre, de simplification à partir du type d’utilisateurs, réseaux sociaux, etc.).

La liste suggérée ne se veut pas exhaustive : d’autres propositions d’analyse du sujet, par tous/toutes ceux/celles qui souhaitent soumettre leur contribution, seront également prises en considération par le Comité Scientifique afin d’élargir, avec des parcours le plus articulés et le plus inédits possibles, l’exploration entamée dans ce numéro de la Revue.

À ce propos, la Rédaction propose l’envoi des propositions de contribution au plus tard le 20 mai 2020. Les propositions seront à envoyer à l’adresse amonline@unimi.it, accompagnées par un résumé synthétique (200 mots maximum) du sujet que l’on entend analyser et d’un bref CV de l’auteur.

L’envoi des contributions est prévu pour le 20 septembre 2020.

Autres Modernités accepte des contributions en italien, espagnol, français et anglais.

Le numéro sera publié d’ici la fin du mois de mai 2021.

Nous apprécierons également des critiques ou des entretiens avec des auteur/es ou des spécialistes du sujet proposé dans le présent appel à contribution.

Autres Modernités évaluera également la publication d’essais non-thématiques qui seront insérés dans la section « Hors de propos », selon les modalités et les échéances indiquées pour les essais thématiques dans le présent appel à contribution.

 Afin de rendre le volume méthodologiquement homogène, les éditeurs seront à la disposition des auteur/es par l’intermédiaire de la rédaction (amonline@unimi.it).

 

 

 

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Altre Modernità n.24   call for papers

 

La narrazione come cura:

la rappresentazione della malattia nelle nuove pratiche delle Medical Humanities 

(a cura di) Paolo Caponi, Laura Scarabelli, Nicoletta Vallorani

 

Parole chiave: Medical Humanities; narrazione; comunicazione; mediazione; cura

 

Come metafora, nulla produce un impatto potente come il corpo sofferente e/o malato. Il corpo, in se stesso, è sempre stato lo snodo centrale di riflessioni e narrazioni, ma solo in tempi recenti il corpo malato è divenuto un prisma capace di riflettere e trasformazioni e i cambiamenti nel corpo sociale, una sorta di meta-corpo capace di registrare le carenze, le flessioni e gli scompensi di un determinato tempo.

Se la medicina cerca i nessi eziologici tra sintomo e patologia, in altre parole punta alla diagnosi e alla cura, nella letteratura, soprattutto contemporanea, l’esperienza della malattia diviene il pretesto per indagare nelle zone d’ombra del corpo sociale e le sue costellazioni culturali. L’obiettivo non è la cura quanto addirittura il contrario, cioè l’esplorazione del sintomo, l’allargamento dello stesso, l’esegesi delle ragioni profonde di un determinato stato dell’essere. Questo, forse, è il punto d’unione in cui si dovrebbero ritrovare la medicina e la letteratura, nello stare nel sintomo così come nella cura, non unicamente per arrivare a una terapia risolutiva ma per analizzare la metamorfosi del corpo nella malattia.

A partire da queste riflessioni, si stanno articolando molte pratiche di lettura e di narrazione che si propongono di accompagnare il malato nel percorso di cura, attraverso una riappropriazione discorsiva del corpo che cambia. Nonostante molte esperienze di questo genere si stiano sviluppando in diverse nazioni e scenari, un approccio organico alla narrazione come terapia deve ancora essere messo a punto. Nelle scienze umane, molto lavoro è già stato fatto nei contesti anglofoni e ispanofoni, per quanto riguarda il cancro (Sontag 1978; Siebers 2000) e l'AIDS (Waldby 1996; Kosofsky Sedgwick 1994; Meruane 2012; Vaggione 2014), a partire dagli anni '80 e '90, rispondendo alla crescente tendenza a focalizzarsi sul corpo come fonte e origine dei modi in cui si articola l'identità umana (Vallorani & Bertacco 2006).

D’altra parte, nell’ambito delle scienze e delle discipline STEM, alcune ricerche hanno trattato esperienze di medicina narrativa (Charon 2008; Marini 2015), così come innovativi approcci legati all'assistenza sanitaria di comunità (Murphy & Berkeley 2017) e alla formazione di professionisti del settore (Zannini 2008). Inoltre, nell'ambito di una più ampia indagine sulla rilevanza della interazione nel processo di cura (Brown & Garden 2017), è stata recentemente sperimentata una proposta, dedicata principalmente ad adolescenti e giovani adulti malati di cancro (Veneroni et al 2017), volta a integrare le risorse della letteratura, dell’arte e della narrazione con il flusso della terapia.

Questo numero di Altre Modernità si propone di portare in evidenza nuovi territori in grado di trasformare la malattia in opportunità, spazio di resistenza che rimodella la tendenza occidentale a una separazione dicotomica tra il regno della salute e la prigione della patologia. Intendiamo, inoltre, riflettere sulle modalità attraverso le quali l'immaginazione, la creatività e l'arte possano divenire preziose alleate nei protocolli di cura (Ferrari et al. 2016; Ferrari et al. 2017).

L’obiettivo è quello di aprire un fruttuoso dialogo interdisciplinare che raccolga riflessioni da diversi orizzonti del sapere al fine di analizzare in profondità il rapporto tra corpo, malattia e cura, e indagare le diverse modalità con le quali la narrazione può integrarsi ai protocolli clinici e alle pratiche istituzionali della medicina. La relazione tra la narrazione come pratica letteraria e artistica e il processo della cura in patologie come il cancro, l'AIDS, le malattie croniche e varie forme di disabilità costituiscono un ambito di studio stimolante e ricco di risorse che, tuttavia, manca ancora di un approccio strutturato. Il volume intende, pertanto, avvicinarsi a tale ambito quasi inesplorato con l'obiettivo di indagare i modi in cui medicina e letteratura possano interagire efficacemente.

Oggetto privilegiato della nostra analisi saranno le narrazioni - per lo più letterarie, ma anche visive, performative e culturali in generale - legate al processo di figurazione della malattia nei processi di cura, al fine di rilevare l’impatto sociale della letteratura e delle arti nella elaborazione e posta in discorso della metamorfosi del corpo nella terapia. Le proposte possono riguardare diversi tipi di testi: memorie che evocano l'esperienza di malattie terminali o condizioni estreme di marginalità; opere di finzione che aiutano a dinamizzare l'esperienza del dolore, del destino e della fatalità, studi scientifici relativi alle implicazioni psicologiche della malattia sia per nell’esperienza del paziente che nel suo contesto.

 

Chi fosse interessato a partecipare al numero 24 di AM è pregato di inviare alla Redazione un abstract corredato da una breve bibliografia (di min. 10/max. 20 linee), e di un conciso curriculum vitae del proponente, entro il 15 ottobre 2019. Indirizzo di spedizione: amonline@unimi.it

La Redazione confermerà agli autori l'accoglienza dei contributi entro il 15 novembre 2019.

La consegna dei contributi è fissata al 15 febbraio 2020. 

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di novembre 2020.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate. Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi degli editors, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

 

Segnaliamo che il numero 24 di AM, darà spazio al Dossier tematico, coordinato da Gabriele Bizzarri, “Scritture di malattia e discorso de-coloniale nella letteratura ispanoamericana ultracontemporanea (1980-2015)”. Il Dossier monografico intende riflettere sulle implicazioni identitarie di un corpus infetto che si dipana cronologicamente tra gli anni ’80 -l’epoca dell’esplosione della letteratura “sessodissidente” e dei suoi “viaggi virali”- e la più stringente attualità declinandole in senso sia individuale che collettivo, come risposte atte a decostruire, da una parte, le intenzioni disciplinanti del mandato biopolitico e, dall’altro, i progetti di omogeneizzazione culturale e di neutralizzazione della differenza veicolati dal discorso della globalizzazione.

Chi fosse interessato a partecipare a questo Dossier è pregato di scrivere a gabriele.bizzarri@unipd.it

 

n. 24 – 11/2020

 

La narración como curación:

la representación de la enfermedad en las nuevas prácticas de las humanidades médicas

 

coordinado por Paolo Caponi, Laura Scarabelli y Nicoletta Vallorani

 

 

 

 

 

 

 

Palabras clave: Humanidades médicas; narración; comunicación; mediación; curación

 

 

Como metáfora, nada funciona mejor que el cuerpo sufriente, el cuerpo enfermo. El cuerpo en sí mismo siempre ha sido foco de reflexiones y narraciones, pero solo recientemente el cuerpo enfermo se ha convertido en un prisma que refleja las transformaciones y los cambios en el cuerpo social, una suerte de meta-cuerpo capaz de registrar las carencias, las declinaciones y los desequilibrios de toda una época.

Si la medicina busca las conexiones etiológicas entre los síntomas y la patología, en otras palabras, tiene como objetivo el diagnóstico y el tratamiento, en la literatura, especialmente en la contemporánea, la experiencia de la enfermedad se convierte en el pretexto para indagar en las sombras del cuerpo social y en sus constelaciones culturales. El objetivo no es tanto la curación, sino, incluso al contrario, la exploración del síntoma, la ampliación del mismo, la exégesis de las razones profundas de un determinado estado del ser. Este es quizás el punto de unión en el que se debieran encontrar la medicina y la literatura, en el estar tanto en el síntoma como en el tratamiento, no solo para llegar a una terapia definitiva, sino para analizar la metamorfosis del cuerpo en la enfermedad.

A partir de estas reflexiones, se están articulando muchas prácticas narrativas y de lectura que buscan acompañar al paciente en su camino hacia la curación, a través de una reapropiación discursiva del cuerpo que cambia. Aunque muchas experiencias de este tipo se están desarrollando en diferentes países y escenarios, aún no se ha elaborado un enfoque orgánico de la narración como terapia. A partir de la década de los ochenta y noventa, en las ciencias humanas se ha trabajado mucho en contextos de habla inglesa e hispana en lo que respecta al cáncer (Sontag 1978; Siebers 2000) y al SIDA (Waldby 1996; Kosofsky Sedgwick 1994; Meruane 2012; Vaggione 2014), respondiendo a la creciente tendencia a enfocarse en el cuerpo como fuente y origen de los modos en los que se articula la identidad humana (Vallorani y Bertacco 2006).

Por otro lado, en el campo de las ciencias y disciplinas CTIM, algunas investigaciones han abordado experiencias de medicina narrativa (Charon 2008; Marini 2015), así como enfoques innovadores relacionados con la atención médica comunitaria (Murphy & Berkeley 2017) y la formación de profesionales del sector (Zannini 2008). Además, en el ámbito de una investigación más amplia sobre la relevancia de la interacción en el proceso de curación (Brown & Garden 2017), recientemente se ha experimentado una propuesta, dirigida principalmente a adolescentes y a adultos jóvenes con cáncer (Veneroni et al. 2017), para integrar los recursos de la literatura, el arte y la narración con el curso de la terapia.

Este número de Otras Modernidades tiene como objetivo llamar la atención sobre nuevos territorios que pueden transformar la enfermedad en oportunidad, un espacio de resistencia que remodela la tendencia occidental hacia una separación dicotómica entre el ámbito de la salud y la prisión de la patología. También tenemos la intención de reflexionar sobre los modos en los que la imaginación, la creatividad y el arte pueden convertirse en preciosos aliados de los protocolos de atención (Ferrari et al. 2016; Ferrari et al. 2017).

El fin es abrir un diálogo interdisciplinario fructífero que reúna reflexiones desde diferentes horizontes de conocimiento para analizar en profundidad la relación entre el cuerpo, la enfermedad y la cura, e investigar las diferentes formas en las que la narración puede integrarse en los protocolos clínicos y en las prácticas institucionales de la medicina. La relación entre la narración como práctica literaria y artística y el proceso de curación de enfermedades como el cáncer, el SIDA, las enfermedades crónicas y diversas formas de discapacidad constituyen un campo de estudio estimulante y rico al que, sin embargo, todavía falta un enfoque estructurado. Por lo tanto, el número trata de abordar esta área casi inexplorada con la intención de investigar los modos en los que la medicina y la literatura pueden interactuar de manera efectiva.

El objeto privilegiado de nuestro análisis serán las narraciones –en su mayoría literarias, pero también visuales, performativas y culturales en general– vinculadas al proceso de figuración de la enfermedad en los procesos de curación, a fin de detectar el impacto social de la literatura y las artes en la elaboración y discusión de la metamorfosis del cuerpo durante la terapia. Las propuestas pueden referirse a diferentes tipos de textos: memorias que evocan la experiencia de enfermedades terminales o de condiciones extremas de marginalidad; obras de ficción que ayudan a dinamizar la experiencia del dolor, del destino y de la fatalidad; estudios científicos relacionados con las implicaciones psicológicas de la enfermedad, tanto en la experiencia del paciente como en su contexto.

 

Si está interesado en participar en el número 24 de Otras Modernidades, puede enviar un resumen a la Redacción con una breve bibliografía (mín. 10 / máx. 20 líneas) y un breve curriculum vitae antes del 15 de octubre de 2019. Dirección de envío: amonline@unimi.it.

La Redacción confirmará a los autores la aceptación de las contribuciones antes del 15 de noviembre de 2019.

La entrega de las contribuciones está prevista para el 15 de febrero de 2020.

El número se publicará a finales de noviembre de 2020.

 

Asimismo, serán bienvenidas las reseñas o entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido. Con el fin de que este número sea metodológicamente homogéneo y favorezca una confrontación con los objetivos de los editores, los autores pueden contactarlos para comentarios y consultas a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

 

Informamos que el número 24 de Otras Modernidades dará espacio al Dossier temático, coordinado por Gabriele Bizzarri, “Escritura de enfermedades y discurso de-colonial en la literatura hispanoamericana ultracontemporánea (1980-2015)”. El Dossier monográfico pretende reflexionar sobre las implicaciones identitarias de un corpus infectado que cubre un periodo que va desde la década de los ochenta –la época de la explosión de la literatura “sexodisidente" y de sus "viajes virales"– hasta la actualidad más apremiante, declinándolas tanto en un sentido individual como colectivo como respuestas diseñadas para deconstruir, por un lado, las intenciones que disciplinan el mandato biopolítico y, por otro, los proyectos de homogeneización cultural y de neutralización de la diferencia transmitidos por el discurso de la globalización.

Las personas interesadas en participar en este Dossier pueden escribir a gabriele.bizzarri@unipd.it.

 

 

 

 

 

 

 

n. 24 – 11/2020

 

Storytelling as care:
representing illness in the new protocols of Medical Humanities

edited by Paolo Caponi, Laura Scarabelli, and Nicoletta Vallorani

 

 

 

 

 

 

 

Keywords: Medical Humanities; Storytelling; Communication; Mediation; Care

 

 

As a metaphor, nothing works as the suffering, sick body. The body in itself has always been the focus of reflections and narrations, but only recently the sick body has been made into a prism reflecting the transformations and changes in the social body, a kind of meta-body able to track the aporias, failures, and unbalances of a whole epoch.

The etiologic connection between some symptoms and the corresponding pathology belongs to the field of medicine, that is oriented towards diagnosis and medical protocols, while literature, mostly contemporary literature, poetically tells the experience of illness exploiting it as to throw some light beyond the shadow line of the social body and its cultural constellations. Its purpose is not the actual medical care but the opposite: the exploration of the symptom, its enlargement, the gradual understanding of the deepest reasons of a specific condition. This may be the juncture where medicine and literature should meet, their shared ground involving both the symptom and the therapy, to the purpose of analysing the metamorphosis of the body in illness rather than finding a cure.

 

Starting from these reflections, a number of new approaches have been recently developed, all of them aimed at accompanying the patient all along the medical protocols, through a discursive re-appropriation of his/her body in the process of change. Many experiences of the kind are in progress all over the world, though an organic approach to storytelling as therapy is still to be devised. In the humanities, much work has already been done in the Anglophone and Hispanophone contexts, with regards to cancer (Sontag 1978; Siebers 2000) and AIDS (Waldby 1996; Kosofsky Sedgwick 1994), mostly in the 1980s and 1990s, responding to the increasing tendency to focus on the body as the source and origin of the ways in which human identity is articulated (Vallorani & Bertacco 2006).

On the other hand, in the field of sciences and STEM disciplines, some researches have regarded experiences and studies in narrative medicine (Charon 2008; Marini 2015) as well as community-based health care (Murphy & Berkeley 2017) and new perspective in training professionals in the field (Zannini 2008). Within the frame of a larger research on the relevance of communication in the protocols of care (Brown & Garden 2017), a more specific line of approach to models of care for teenagers and young adults with cancer has been recently tried (Veneroni et al. 2017), also tentatively implementing literature, art and storytelling in the protocols of care.

This issue of Other Modernities aims at defining a new territory where the illness can be lived through also as an opportunity, a space of resistance reshaping the Western tendency to a dichotomic separation between the realm of health and the prison of pathology. The volume wants to focus on imagination, creativity and art as precious implementations to the protocols of care (Ferrari et al. 2016; Ferrari et al. 2017).

We want to propose a fruitful, interdisciplinary dialogue gathering reflections from different fields, with a view to analysing in depth the relationship between body, illness and care, and the different ways in which storytelling enters the protocols of care and the institutional practice of medicine. In so doing, we approach an almost unexplored field with the aim of investigating the ways in which science and the humanities can effectively interact. The intersectional area between storytelling as a literary and artistic practice and the medical protocols in pathologies such as cancer, AIDS, and various forms of disabilities is a resourceful one that, however, still lacks a structured approach. In the current practice meant to help young patients to face illness, tools to help the patients and their families to face the illness are to be found in some kind of an interdisciplinary work involving both hard sciences and the Humanities.

The issue is aimed at examining the types of narrativesmostly literary, but also visual, performative and cultural in generalthat are connected to the process of approaching, elaborating, facing an illness with a view to the possible social impact of literature and the arts. We call for proposals related to literary, artistic and visual researches mostly by capitalizing on storytelling and its potentials in the process of taking care, supporting, understanding, grieving related to conditions of serious pathologies that tend to be approached only within a medical protocol. The proposal may concern different kinds of texts: memoirs evoking the experience of terminal illnesses or extreme conditions of marginality; works of imagination helping to displace the experience of sorrow, doom, and fatality, or emphasizing the metaphors of illness as well as the times and spaces of therapy; scientific studies related to the psychological implications of disease for both the patient and his/her context.

  

   If you wish to contribute to Other Modernities issue 24, you are kindly required to submit an abstract alongside a brief list of references (10 lines minimum/ 20 lines maximum) and a short CV, by 15th October 2019.

The Editorial Board will notify acceptance of proposals by 15th November 2019.

The complete contribution will have to be submitted by 15th February 2020.

The issue will be published by the end of November 2020.

 

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics. Contributors should feel free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

 

Please note that Other Modernities issue 24 will include the thematic dossier coordinated by Gabriele Bizzarri “Writings on illness and decolonial discourse in ultra-contemporary Hispanic American literature (1980-2015)”. The dossier aims at investigating the identity implications of an “infected” corpus over a period of time that goes from the 80swhen the “sex-dissident” literature and its “viral travels” explodedto contemporary times. Such implications are considered both from an individual and a collective perspective, as reactions meant to deconstruct, on the one hand, the disciplinary intentions of the biopolitical mandate, and, on the other one, the projects of cultural homogenization and of neutralization of difference which are conveyed through the discourse of globalization.

If you are interested in contributing to the dossier, please write to gabriele.bizzarri@unipd.it.

 

 


 

n. 23 – 05/2020

 Regards francophones sur paysage français

sous la direction de Marco Modenesi et Cristina Brancaglion

 

Un Nègre à Paris, en 1959, est l’un des premiers témoignages d’une confrontation, entre la France, incarnée par sa capitale, et le représentant d’une Afrique francophone, projection littéraire de Bernard Dadié, ivoirien, qui s’y rend pour la première fois. Le regard de ce dernier enregistre, apprécie, jauge et juge la ville, à travers un point de vue qui la transfigure sans pourtant jamais renoncer à être critique.

Pascale Casanova, dans La République mondiale des lettres (1999), dans le vaste sillon de Pierre Bourdieu, démontre que le choix d’une langue de la part d’un auteur obéit à des logiques par lesquelles il se positionne dans le vaste champ de confrontation qu’est la littérature mondiale. Dans ce champ, les rapports entre centre et périphéries traduisent les rapports de force et le positionnement culturel, idéologique et identitaire d’un écrivain aussi bien que de la communauté linguistique dont il est, volontairement ou involontairement, l’expression, relativement à ce centre.

Les rapports qui s'instaurent par des regards en provenance de la périphérie et allant en direction du centre s'inscrivent, bien évidemment, dans de multiples perspectives et dans le cadre de multiples domaines : littérature, théâtre, cinéma, télévision, radio, musique, chanson, arts figuratifs, langue, lexicographie, lexicologie, sociologie, sociolinguistique, études culturelles…

Quel est donc le rapport entre les nombreuses déclinaisons de la francophonie — dans le sens le plus essentiel du terme: les réalités géographiques, culturelles et sociales qui parlent le français en-dehors de la France — par rapport à la France ? Autrement dit, quelle a été, mais surtout et avant tout, quelle est aujourd’hui la façon de regarder la France de la part des réalités francophones européennes et extra-européennes ? Enfin, quelle est la nature de ces regards francophones lorsqu’ils se posent sur le panorama français ?

 Les multiples regards littéraires et culturels de la francophonie mondiale se conjuguent de manière sensiblement différente et variée selon les époques et selon les aires géographiques: la France comme point de repère, modèle, inspiration, opposant, envahisseur, contraste, adversaire…

Quelle est, donc, la représentation de la France, aujourd'hui et éventuellement dans le passé récent, à partir de telle ou telle perspective francophone ? Que nous apprend cette représentation ?

Les écrivains, les peintres, les musiciens francophones entretiennent-ils (encore) un rapport artistique, intellectuel avec la France ? Et si oui, de quelle nature et/ou de quelle portée ?

De même, l’affirmation d’une vision « pluricentrique » de la langue française suite à l’émergence de normes endogènes dans les pays ayant le français en partage, entraîne une redéfinition des normes langagières et une remise en question du modèle de référence, traditionnellement ciblé sur le français de France.

Quels sont les débats engendrés par cette tension ? Autrement dit: quelle est ou quelle a été la perception de la France, de sa langue, dans ce cas, du point de vue des usagers appartenant aux autres espaces francophones ?

Il se dessine ainsi d'autres parcours de recherche — concernant les regards entrecroisés que s'échangent le français de France et les français d'ailleurs — dans des domaines comme la lexicographie (le dictionnaire, instrument privilégié dans la description de tout patrimoine lexical), les pratiques linguistiques et les positionnements normatifs des Français ainsi que l'analyse du discours.

Quelle est, à ce point, la mosaïque que la multiplicité des regards francophones compose lorsqu'ils se posent sur la France ? Et sur quelle France ?

Quelles sont les dynamiques intellectuelles, linguistiques, créatives, artistiques, historiques ou idéologiques qui se font ou se défont, dans le temps et dans l'espace, à l'intérieur de ce lien de contemplation, d'observation ou d'évaluation ?

L'enjeu de cette livraison consacrée à la francophonie est de proposer des réponses possibles à ces questions.

 Les pistes qu'on vient de proposer ne constituent évidemment pas une liste exhaustive: le Comité scientifique va analyser toute autre proposition d'étude concernant le sujet choisi pour cette livraison de notre Revue, de manière à amplifier l'exploration qu'on voudrait entreprendre selon des parcours le plus possible articulés et inédits.

À cet égard, la Rédaction a établi le calendrier d'échéances qu'on trouve ci-dessous. Le premier pas, essentiel, demeure l'envoi d'une proposition (au plus tard le 5 mars 2019) à l'adresse amonline@unimi.it qui devra présenter une synthèse (50 mots au maximum)  du sujet qu'on voudrait aborder ainsi qu'un bref CV du proposant.

 Date limite pour la remise des contributions: 5 juin 2019

Autres Modernités accepte des contibutions en italien, espagnol, français et anglais.

 Ce numéro de la Revue sera publié au plus tard à la fin du mois de mai 2020.

 Des comptes rendus ainsi que des interviews à des auteurs ou à des spécialistes du sujet proposé pour cette livraison sont les bienvenus. Dans le but de sauvegarder même l'homogénéité méthodologique de la Revue et de se confronter avec les intentions des responsables de ce numéro, ces derniers sont disponibles pour un entretien avec les auteurs, à travers le Secrétariat de la Rédaction (amonline@unimi.it). 

  

 

 

Call for papers/Convocatoria/

Appel à contributionn

n. 23 – 05/2020 

 Sguardi francofoni su paesaggio francese

a cura di Marco Modenesi e Cristina Brancaglion

  

Un Nègre à Paris, nel 1959, è una delle prime testimonianze di un confronto tra la Francia, incarnata dalla sua capitale, e il rappresentante di un'Africa francofona, proiezione letteraria di Bernard Dadié, ivoriano, che vi si reca per la prima volta. Lo sguardo di quest'ultimo registra, valuta, soppesa e giudica la città, attraverso un punto di vista che la trasfigura senza mai, però, rinunciare a essere critico.

Pascale Casanova, ne La République mondiale des lettres (1999), nell'ampia scia di Pierre Bourdieu, dimostra che la scelta di una lingua da parte di un autore obbedisce a logiche attraverso le quali si colloca in quel vasto campo di confronto che è la letteratura mondiale. In questo campo, i rapporti fra centro e periferie traducono i rapporti di forza e la collocazione culturale, ideologica e identitaria di uno scrittore, così come della comunità linguistica di cui egli è, volontariamente o involontariamente, espressione rispetto a quel centro.

I rapporti che si stabiliscono da sguardi che provengono dalla periferia e che si dirigono verso il centro sono ascrivibili, evidentemente, a molteplici prospettive e al quadro di molteplici aree: letteratura, teatro, cinema, televisione, radio, musica, canzone, arti figurative, lingua, lessicografia, lessicologia, sociologia, sociolinguistica, studi culturali…

Qual è, allora, il rapporto fra le numerose declinazioni della francofonia – nel senso più essenziale del termine: le realtà geografiche, culturali e sociali che parlano francese fuori dalla Francia – rispetto alla Francia? In altre parole, qual è stato, ma soprattutto e prima di tutto, qual è oggi il modo di guardare la Francia da parte delle realtà francofone europee ed extraeuropee? E infine, qual è la natura di questi sguardi francofoni quando si posano sul panorama francese?

I molteplici sguardi letterari e culturali della francofonia mondiale si coniugano in modo sensibilmente diverso e vario secondo le epoche e secondo le aree geografiche: Francia come punto di riferimento, modello, ispirazione, oppositore, invasore, contrasto, avversario…

Qual è, allora, la rappresentazione della Francia, oggi ed eventualmente nel passato recente, a partire da una determinata prospettiva francofona? Che cosa ci dice questa rappresentazione?

Gli scrittori, i pittori, i musicisti francofoni mantengono (ancora) un rapporto artistico, intellettuale con la Francia? E se sì, di quale natura e/o di quale portata?

Allo stesso modo, l’affermarsi di una visione “pluricentrica” della lingua francese in seguito all’emergere di norme endogene nei paesi che condividono fra loro il francese, comporta una ridefinizione delle norme linguistiche e una messa in discussione del modello di riferimento, tradizionalmente focalizzato sul francese di Francia.

Quali sono i dibattiti generati da questa tensione? Altrimenti detto: qual è o quale è stata la percezione della Francia, della sua lingua, in questo caso, dal punto di vista degli utenti facenti parte di altri spazi francofoni?

Si disegnano, così, altri itinerari di ricerca – relativi agli sguardi incrociati che si scambiano la lingua francese di Francia e le lingue francesi d’altrove – in campi come la lessicografia (il dizionario, strumento privilegiato nella descrizione di ogni patrimonio lessicale), le pratiche linguistiche e le posizioni normative dei Francesi, così come l’analisi del discorso.

Qual è, a questo punto, il mosaico che la molteplicità degli sguardi francofoni compone, quando questi si posano sulla Francia? E su quale Francia?

Quali sono le dinamiche intellettuali, linguistiche, creative, artistiche, storiche o ideologiche che si fanno o si disfano, nel tempo e nello spazio, all’interno di questo legame di contemplazione, d’osservazione o di valutazione?

La posta in gioco di questo numero dedicato alla francofonia è proporre risposte possibili a queste domande.

Tuttavia, la lista di argomenti suggerita non è da intendersi come esaustiva: altre proposte di studio del tema offerte da quanti intendano collaborare al volume verranno seriamente vagliate dal Comitato Scientifico, al fine di ampliare con percorsi il più articolati e inediti possibili l’esplorazione intrapresa in questo numero della Rivista.

A tal fine, la Redazione propone il seguente calendario di scadenze, cui passo previo ed essenziale è l'invio di una proposta di contributo (entro il 5 marzo 2019) all’indirizzo amonline@unimi.it con indicazione sintetica dell’argomento che si intende trattare (massimo 50 parole), e di un conciso curriculum vitae del proponente.

La consegna del contributo è fissata al 5 giugno 2019.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine del mese di maggio 2020.

Saranno altresì gradite recensioni o interviste ad autori o studiosi del tema secondo le indicazioni di contenuto indicate. Al fine di poter rendere anche metodologicamente omogeneo il volume e di confrontarsi con gli obiettivi dei curatori, essi si mettono a piena disposizione degli autori per un colloquio e conversazione attraverso la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

  

n. 23 – 05/2020

Miradas francófonas sobre el paisaje francés

coordinado por Marco Modenesi y Cristina Brancaglion

 

 Un Nègre à Paris, de 1959, es uno de los primeros testimonios de confrontación entre la Francia encarnada por su capital y un representante del África francófona, proyección literaria del marfileño Bernard Dadié, quien va allí por primera vez. Su mirada registra, evalúa, sopesa y juzga la ciudad, a través de un punto de vista que la transfigura sin perder su espíritu crítico.

Pascale Casanova, en La République Mondiale des Lettres (1999), siguiendo los pasos de Pierre Bourdieu, muestra cómo la elección de una lengua por parte de un autor obedece a la lógica a través de la cual se ubica en ese vasto campo de confrontación que es la literatura mundial. En este campo, las relaciones entre el centro y las periferias traducen las relaciones de fuerza y la colocación cultural, ideológica e identitaria de un escritor, así como de la comunidad lingüística de la que es, voluntaria o involuntariamente, una expresión con respecto a ese centro.

Las relaciones que se establecen a través de las miradas que provienen de las periferias y que se dirigen hacia el centro son obviamente atribuibles a múltiples perspectivas en el marco de muy diversas áreas: literatura, teatro, cine, televisión, radio, música, canción, artes visuales, lengua, lexicografía, lexicología, sociología, sociolingüística, estudios culturales…

Entonces, ¿cuál es la relación entre las numerosas declinaciones de la francofonía – en el sentido más esencial del término: las realidades geográficas, culturales y sociales que hablan francés fuera de Francia – con respecto a Francia? En otras palabras, ¿cuál ha sido, pero sobre todo y antes que nada, cuál es hoy la manera de ver a Francia por parte de las realidades francófonas europeas y extraeuropeas? Y finalmente, ¿cuál es la naturaleza de estas miradas francófonas cuando se posan en la escena francesa?

Las múltiples miradas literarias y culturales de la francofonía mundial se combinan de una manera sensiblemente diferente y variada según las épocas y las áreas geográficas: Francia como punto de referencia, modelo, inspiración, oponente, invasor, contraste, adversario…

En este sentido, ¿cuál es la representación de Francia, hoy y eventualmente en el pasado reciente, a partir de una perspectiva francófona particular? ¿Qué nos dice esta representación?

¿Los escritores, pintores y músicos francófonos mantienen (todavía) una relación artística e intelectual con Francia? Y si es así, ¿de qué tipo y/o en qué medida?

Asimismo, la consolidación de una visión “pluricéntrica” de la lengua francesa después del surgimiento de normas endógenas en los países que comparten la lengua implica una redefinición de las normas lingüísticas y un cuestionamiento del modelo de referencia, tradicionalmente focalizado en el francés de Francia.

¿Cuáles son los debates generados por esta tensión? Dicho de otro modo, ¿cuál es o cuál ha sido la percepción de Francia, en este caso de su lengua, desde el punto de vista de los usuarios que pertenecen a otros espacios francófonos?

Se dibujan así otros itinerarios de investigación – relacionados con las miradas cruzadas que se intercambian la lengua francesa de Francia y las lenguas francesas de otros lugares – en campos como la lexicografía (el diccionario como herramienta privilegiada en la descripción de todo patrimonio léxico), las prácticas lingüísticas y las posiciones normativas de los franceses, así como en el análisis del discurso.

¿Cuál es entonces el mosaico que compone la multiplicidad de miradas francófonas cuando se posan en Francia? ¿Y en qué Francia?

¿Cuáles son las dinámicas intelectuales, lingüísticas, creativas, artísticas, históricas o ideológicas que se crean o desintegran, en el tiempo y en el espacio, dentro de este vínculo de contemplación, observación o evaluación?

La intención de este número dedicado a la francofonía es proponer posibles respuestas a estas preguntas.

Aún así, esta lista de argumentos sugeridos no pretende ser exhaustiva: el Comité Científico examinará con atención otras propuestas de estudio del tema planteadas por los interesados en colaborar en el volumen, con la finalidad de ampliar la exploración emprendida en este número de la revista a través de nuevos caminos bien articulados e inéditos.

Con este fin, el equipo de redacción ha establecido los siguientes plazos, antes de los cuales es necesario enviar una propuesta de contribución (antes del 5 de marzo de 2019) a la dirección amonline@unimi.it con una breve indicación del argumento que se quiere tratar (máximo 50 palabras) y un conciso curriculum vitae del proponente.

La entrega de la contribución está prevista para el 5 de junio de 2019.

Otras Modernidades acepta trabajos en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a finales de mayo de 2020

También serán bienvenidas reseñas de libros y entrevistas a autores o estudiosos del tema de acuerdo con las indicaciones sobre el contenido del número. A fin de que el volumen sea homogéneo desde el punto de vista metodológico y poder aclarar los objetivos del mismo, los coordinadores estarán disponibles a través de la secretaría de redacción (amonline@unimi.it).

  

 

n. 23 – 05/2019 

Francophone gazes on French landscapes

edited by Marco Modenesi and Cristina Brancaglion

 

Un Nègre à Paris, written in 1959, is one of the first attestations of a clash between France, embodied by its capital city, and the representative of a francophone Africa, a literary projection of the Ivorian Bernard Dadié, who goes there for the first time. His gaze records, assesses, weighs up and judges the city, from a perspective that transfigures it without giving up being critical, ever.

                 Pascale Casanova, in La République mondiale des lettres (1999), following Pierre Bourdieu’s argumentations, shows that the authors’ choice of a language follows the logics through which they settle in global literature, which turns out to be a huge field of debate. In this field, the relationships between centre and peripheries translate the relationships of strengths and the writers’ cultural, ideological and identity collocation, as well as the linguistic community that they express, intentionally or unintentionally, with respect to that centre.

                The relationships that are established by gazes from the periphery can clearly be attributed to multiple perspectives and to the frameworks of multiple areas: literature, theatre, cinema, television, radio, music, songs, figurative arts, languages, lexicography, lexicology, sociology, sociolinguistics, cultural studies, and others.

                What is, then, the relationship between the various variations of Francophonie – in the most essential meaning of the word: geographical, cultural and social realities that speak French outside of France – in relation to France? In other words, how was, but most of all and first and foremost, how is today France looked at by European and extra-European francophone realities? And finally, what is the nature of such francophone gazes when they are directed on the French landscape?

                The multiple literary and cultural gazes of global Francophonie get slightly different directions according to the time and the geographical areas: France may be seen as a reference point, a model, an inspiration, an opponent, an invader, a contrast, an enemy… 

                What is, then, the representation of France, today and even in the recent past, starting from a specific francophone perspective? What does this representation tell us?

                Do francophone writers, painters, musicians (still) maintain an artistic, intellectual relationship with France? If so, what is the nature and the scope of such a relationship?

                Likewise, the emergence of a “multicentric” vision of the French language following the development of endogenous norms in the countries where French is spoken implies a re-definition of the linguistic norms, and the reference model which traditionally revolves around the French spoken in France needs to be questioned.

                What are the debates emerging from such tension? In other words, what is or what was the perception of France, of its language, from the point of view of the speakers living in other francophone places?

                Thus, other research paths are unveiled – concerning the crossed gazes that are exchanged between the French language spoken in France and the French language spoken elsewhere – in fields such as lexicography (the dictionary is the preferential tool in the description of every lexical patrimony), the linguistic practices and regulatory positions of the French people, as well as discourse analysis.

                What is, at this stage, the mosaic composed by the multiplicity of francophone looks when they look at France? And which France?

                What are the intellectual, linguistic, creative, artistic, historical and ideological dynamics that are done or undone, in time and space, within this connection of contemplation, observation or evaluation?

                This issue, devoted to Francophonie, aims at providing potential answers to these questions.

   However, the topics suggested are not meant to be exhaustive: other proposals focussing on the subject will be thoroughly assessed by the Scientific Committee, with a view to expanding the investigation carried out in this issue of the journal with research paths as articulate and original as possible.

Proposals of contributions should be submitted to the address amonline@unimi.it (by 5th March, 2019), with a short description of the topic that contributors intend to explore (50 words maximum), alongside their brief curriculum vitae.

Contributions should be submitted by 5th June, 2019.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published by the end of May 2020.

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics. Contributors are free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Board (amonline@unimi.it).

 

 


 

 

Call for papers/Convocatoria/Appel à contributionn

 n. 22 – 11/2019 

Letterature disprezzate: storie e inversioni di oppressione linguistica

a cura di Donna Jo Napoli, Rachel Sutton-Spence e Simona Bertacco

 

 

Alcune letterature non godono della giusta considerazione a causa della lingua in cui sono state scritte. Spesso il pregiudizio linguistico è strettamente collegato al pregiudizio generale che si prova nei confronti delle comunità che parlano la lingua in questione; i loro modi di essere sono considerati inferiori, le loro testimonianze sono “fraintese, male interpretate, mal rispettate e disprezzate in contesti formali” (discorso presidenziale del Prof. John Rickford all’incontro annuale invernale della Linguistic Society of America del 2016). Alcuni di questi pregiudizi si fondano sulla mancanza di familiarità con tali letterature, o su una familiarità superficiale delle stesse, da cui scaturisce una inevitabile incapacità di apprezzarne le strutture e i valori d’insieme.

Le letterature sono trasmesse in forma scritta, orale, di segni, canto o forme ibride. Durante il Simposio delle Letterature Disprezzate (Disrespected Literatures Symposium) che si è svolto nei giorni 4-6 Aprile 2017, finanziato dalla Fondazione William J. Cooper e tenuto al Swarthmore College, si sono esplorati i vari modi in cui le letterature disprezzate linguisticamente sono trascurate dalla società, nonostante le critiche all’identità e alla forza degli individui e delle comunità avanzate da tali letterature. Durante il simposio sono state analizzate, discusse e interpretate le letterature disprezzate create da poeti-linguisti. Inoltre, il simposio prevedeva anche un workshop a cura di un videografo che rende le esibizioni teatrali accessibili al pubblico generale, compresa la poesia nel linguaggio dei segni e la poesia cantata.

Il numero che proponiamo è sia una provocazione che una insurrezione originate nelle periferie delle culture e delle società delle Americhe – per usare un termine caro alle politiche editoriali di Altre Modernità – contro le separazioni tra il mondo creativo e quello accademico intellettuale e anche tra le varie discipline. Ma, cosa più importante, contiene una riflessione profonda su ciò che costituisce la letteratura, e su dove, perché e come i lettori sono e possono essere plasmati.

Il numero comprenderà i lavori degli studiosi e dei poeti-linguisti che hanno partecipato al simposio, ma ci auguriamo di includere anche studi – creativi o accademici – di altri studiosi e artisti che si occupano delle Americhe o che ci vivono, intenzionati a dare più visibilità alle letterature e ai testi che sono stati disprezzati.

Ricerchiamo in particolare saggi scritti da affiancare a video di performance creative, ma considereremo anche lavori di notevole interesse prodotti in un unico formato.

Il comitato editoriale ha stabilito le seguenti scadenze.

Gli autori dovranno inviare le loro proposte sotto forma di un abstract (minimo 10 righe e massimo 20) insieme ad alcune brevi note biografiche, all’indirizzo amonline@unimi.it (sia in inglese che nella lingua di loro scelta) entro il 15 ottobre 2018.

I saggi completi dovranno essere inviati entro il 15 febbraio 2019.

Altre Modernità accetta contributi in italiano, spagnolo, francese e inglese.

Il numero sarà pubblicato entro la fine di novembre 2019.

Saranno altresì gradite recensioni di libri e interviste ad autori e studiosi che si occupano dei temi sopracitati.

Gli autori possono contattare gli editori per discutere e chiedere chiarimenti rispetto agli obiettivi delle loro proposte, al fine di rendere il numero il più omogeneo possibile dal punto di vista metodologico. Gli editori possono essere contattati tramite la Segreteria di Redazione (amonline@unimi.it).

  

n. 22 – 11/2019 

Literaturas despreciadas: historias e inversiones de opresión lingüística 

coordinado por Donna Jo Napoli, Rachel Sutton-Spence y Simona Bertacco

 

Algunas literaturas no gozan de la debida consideración por el idioma en que fueron escritas. El prejuicio lingüístico a menudo está estrechamente relacionado con el prejuicio general que se siente hacia las comunidades que hablan el idioma en cuestión; sus modos de ser son considerados inferiores, sus testimonios son "malinterpretados, incomprendidos y despreciados en contextos formales" (discurso presidencial del Prof. John Rickford en la reunión anual de invierno de la Linguistic Society of America en 2016). Algunos de estos prejuicios se basan en la falta de familiaridad con estas literaturas, o en un conocimiento superficial de las mismas, lo que da lugar a una incapacidad ineludible para apreciar las estructuras y los valores del conjunto.

Las literaturas se transmiten en forma escrita, oral, a través de signos, cantos o formas híbridas. Durante el Simposio de las Literaturas Despreciadas (Disrespected Literatures Symposium) que tuvo lugar del 4 al 6 de abril de 2017, financiado por la Fundación William J. Cooper y celebrado en el Swarthmore College, fueron exploradas las diversas formas en las que las literaturas despreciadas lingüísticamente son ignoradas por la sociedad, a pesar de las críticas a la identidad y a la fuerza de los individuos y las comunidades propuestas por dichas literaturas. Durante el simposio se analizaron, discutieron e interpretaron las literaturas despreciadas creadas por poetas-lingüistas. Además, el simposio incluyó un taller coordinado por un videógrafo que hace las representaciones teatrales accesibles al gran público, incluidas la poesía en lenguaje de signos y la poesía cantada.

El número que proponemos es a la vez una provocación y una insurrección originadas en la periferia de las culturas y sociedades de las Américas – por usar un término familiar a las políticas editoriales de Otras Modernidades – contrario a la separación entre el mundo creativo y el académico intelectual, así como también entre las diferentes disciplinas. Pero, lo que es más importante, contiene una reflexión profunda sobre lo que constituye la literatura y sobre dónde, por qué y cómo los lectores son y pueden ser plasmados.

El número recogerá los trabajos de los estudiosos y poetas-lingüistas que participaron en el simposio, aunque esperamos incluir también propuestas – creativas o académicas – de otros estudiosos y artistas que se ocupan de las Américas o que viven allí, con la intención de dar más visibilidad a las literaturas y los textos que han sido despreciados.

En particular, buscamos ensayos escritos que acompañen videos de performances creativas, pero también tomaremos en consideración obras de interés producidas en un único formato.

El comité editorial ha establecido los siguientes plazos.

Los autores deben enviar un resumen de sus propuestas (mínimo 10 líneas, máximo 20), junto con una breve nota biográfica, a la dirección amonline@unimi.it (tanto en inglés como en el idioma elegido) antes del 15 de octubre de 2018.

Los ensayos completos deben enviarse antes del 15 de febrero de 2019.

Otras Modernidades acepta trabajos en italiano, español, francés e inglés.

El número se publicará a fines de noviembre de 2019.

También se aceptan reseñas de libros y entrevistas a autores y académicos que se ocupan de los temas antes mencionados.

Los autores pueden ponerse en contacto con los editores para discutir y solicitar aclaraciones en relación con los objetivos de sus propuestas, a fin de que el número sea lo más homogéneo posible desde el punto de vista metodológico. Pueden contactar a los editores a través de la Secretaría de Redacción (amonline@unimi.it).

 

 

n. 22 – 11/2019 

Disrespected Literatures: Histories and Reversal of Linguistic Oppression

edited by Donna Jo Napoli, Rachel Sutton-Spence and Simona Bertacco

 

Some literatures are disrespected because of the language in which they are expressed. Often linguistic prejudice correlates with general prejudice toward the communities; their ways of being are considered lesser, their testimonies are “misheard, misunderstood, disrespected and disregarded in formal contexts” (Prof. John Rickford’s presidential address to the Linguistic Society of America’s annual winter meeting in 2016).  Some of this prejudice is based on lack of familiarity with the literatures, or only a superficial familiarity that leads to an inability to appreciate the overall structures and values of the literature.

Literatures are delivered in the form of print, speech, sign, singing, and combinations of these. The Disrespected Literatures Symposium of 4-6 April 2017, funded by the William J. Cooper Foundation and hosted at Swarthmore College, explored ways in which linguistically disrespected literatures are neglected by the larger society, yet are critical to the identity and strength of individuals and of communities. It did this through analysis, discussion, and performance of disrespected literatures created by poet-linguists.  It also included a workshop by a videographer who makes poetry performances accessible to the general public, including poetry in a sign language and poetry that involves singing-chanting. 

The issue that we are envisioning is both a provocation and an insurgency coming from the peripheries of the cultures and the societies of the Americas – to use a language that is close to the mandate of Other Modernities – against separations between creative and academic intellectual realms as well as between disciplines. Most importantly, it contains a profound reflection on what constitutes literature, where and why, and how readerships are and can be shaped.

The issue will include work by the scholars and poet-linguists who participated in the symposium, but we hope to include the work – creative or scholarly – by other scholars and artists working on or in the Americas who are interested in giving more visibility to literatures and texts that have been disrespected.

We are looking for written pieces to be put side by side to videos of creative performances, but we will consider outstanding work that is entirely in one form.

 

The editorial board has established the following deadlines.

Authors should send in their proposals in the form of a 10 (min.) - 20 (max.)-line abstract with a brief bio-bibliography to amonline@unimi.it (both in English and in the language of their choice) by 15th October 2018.

Full papers must be received by 15th February 2019.

Other Modernities accepts contributions in Italian, Spanish, French and English.

The issue will be published late November 2019.

 

We also welcome book reviews and interviews to authors and scholars who investigate the aforementioned topics. Contributors are free to contact the editors to discuss and clarify the objectives of their proposals, with a view to making the issue as homogeneous as possible also from a methodological point of view. The editors can be contacted via the Editorial Secretary (amonline@unimi.it).