Creazione artistica e decreazione
Per un’estetica del silenzio
DOI:
https://doi.org/10.54103/2240-9599/30806Abstract
Il presente contributo esplora il ruolo del silenzio nell’esperienza musicale e artistica, rifiutando la sua concezione come mera assenza di suono per proporlo invece come elemento interno, attivo e strutturante. A partire da riflessioni sulla musica del Novecento, il silenzio è interpretato come sfondo percettivo, pausa espressiva e dispositivo estetico capace di rivelare la sonorità ambientale del mondo. In particolare, l’opera 4’33” di Cage consente di concepire il silenzio non come vuoto acustico, ma come occasione di ascolto puro, in cui la soggettività dell’ascoltatore è invitata a sospendersi. Questo processo di desoggettivazione, che attraversa numerose pratiche artistiche contemporanee, è analizzato alla luce della teoria della formatività di Luigi Pareyson e della dialettica tra controllo e perdita di controllo, nell’ottica di un incontro effettivo con il reale. La figura dell’artista emerge così non come demiurgo, ma come colui che si rende disponibile all’opera, accettando una relativa spoliazione dell’io. Tale dinamica trova un ulteriore approfondimento nel pensiero di Simone Weil, attraverso i concetti di decreazione e azione non-agente, che suggeriscono una forma di operatività impersonale, fondata sull’obbedienza all’ordine del mondo più che sull’affermazione soggettiva. L’intreccio tra riflessione estetica, meditazione spirituale e pratica artistica consente infine di pensare il silenzio non come mutismo ma come apertura all’alterità e alla ‘presa di parola’ del reale.
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