Gli ingranaggi del potere. Officiali giudiziari a Vercelli fra Tre e Quattrocento
DOI:
https://doi.org/10.54103/asl/30516Parole chiave:
Medioevo, Visconti, Vercelli, Officialità, Giustizia signorile, CriminalitàAbstract
Le tematiche legate al funzionamento del dispositivo penale e ai meccanismi di reclutamento dell’officialità cittadina nei Principati dell’Italia bassomedievale hanno goduto, in anni recenti, di un crescente interesse storiografico. L’attenzione degli studiosi sì e concentrata sui canali di circolazione delle magistrature maggiori, lasciando in ombra i circuiti attraversati dall’officialità minore, di nomina anche locale, che assicurava di fatto il corretto funzionamento della complessa macchina amministrativa comunale. Il presente articolo tenta di gettare una luce proprio su queste figure, dai giudici deputati ai malefici ai servitori del Comune, attraverso l’analisi dei registri criminali conservati a Vercelli dalla fine del Trecento fino alla metà del secolo successivo. I libri delle inquisizioni e delle condanne rappresentano infatti una fonte preziosa per ricostruire non solo la prassi seguita dal tribunale podestarile eusebiano, ma per tracciare il profilo professionale dei funzionari, tanto di quelli forestieri quanto di quelli locali. Officiali principeschi o di nomina cittadina che, articolandosi tra loro come degli ingranaggi, garantivano alla macchina giudiziaria di mantenersi efficiente e reattiva, assicurando così agli emergenti Stati rinascimentali un canale privilegiato per la risoluzione delle dispute e, al contempo, un imprescindibile strumento di consolidamento del potere.
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