V. 3 (1960): Serie 2
Articoli

Ecologia ed etologia del Cryptocephalus pini L.

Luigi Masutti
Istituto di Entomologia agraria della Università di Padova

Pubblicato 2024-08-29

Come citare

Masutti, L. (1960). Ecologia ed etologia del Cryptocephalus pini L. Bollettino Di Zoologia Agraria E Bachicoltura, 3, 143–178. Recuperato da https://riviste.unimi.it/index.php/bzab/article/view/25485

Abstract

Biologia, danni e possibilità di controllo del Crisomelide Crypfocephalus pini L. vengono presi in esame in questo lavoro, a cui seguirà, a suo tempo, la pubblicazione dello studio morfologico attualmente in corso. Le osservazioni, effettuate in diverse annate lungo l'arco alpino orientale, hanno portato alla scoperta dei vari stadi larvali, della loro durata, del comportamento e del regime dietetico, problemi che finora ,erano rimasti insoluti; anche l'allevamento dall'uovo, più volte tentato in passato, è stato realizzato nel corso delle ricerche. La specie è monovoltina. Dalle uova abbandonate in autunno entro singole scatoconche sul terreno, sotto le piante danneggiate, sgusciano verso i primi di maggio le larve. Queste vivono alla superficie del suolo, nutrendosi dei più disparati detriti organici di natura vegetale, mostrandosi all'aperto solo nel tardo pomeriggio o nelle giornate nuvolose o immediatamente dopo i temporali, e impupandosi, alla fine del 4° stadio, a qualche cm di profondità nel terreno, raramente in superficie, rinchiuse nella scatoconca, che dalla nascita hanno progressivamente ampliato. Dopo circa tre settimane compaiono, per lo più nella prima metà di agosto, gli adulti, che possono rimanere attivi fino a dicembre, rodendo gli aghi di varie conifere per nutrirsi. La scalarità dello sviluppo larvale, legato a fattori ambientali e dietetici estremamente variabili, provoca una distribuzione degli sfarfallamenti nel tempo, che influisce sensibilmente sul numero di uova deposte. Si può calcolare che, nel migliore dei casi, tale numero raggiunga le tre centinaia. È stato ottenuto un Tetrastichus, prossimo alla specie oreophilus Forst., da scatoconche raccolte durante l'inverno: gli adulti sfarfallano dalla metà di giugno a tutto agosto. Per quanto riguarda l'ecologia, si conclude che l'insetto preferisce vivere in zone caratterizzate da distribuzione primaverile-estiva delle piogge e su versanti, su piante e su parti della chioma esposti al sole, per lo più verso SW, non penetrando nei boschi troppo fitti. Il Crisomelide vive a spese di diverse Conif.ere e soprattutto dei pini, danneggiando quasi esclusivamente la vegetazione dell'annata. Alle specie colpite finora note (Pinus silvestris L., Pinus nigra Arn., Pinus montana Mill., Abies alba Mill., Picea excelsa Lk., Juniperus communis L., Larix europaea D.C.) si devono ora aggiungere: Pinus halepensis Mill., Pinus brutia Ten., Abies cephalonica Loud., Cedrus deodara Laws., Chamaecyparis lawsoniana Parl. Sulle Alpi Orientali il C. pini è particolarmente nocivo al Pinus nigra Arn. austriaca Hèiss e al P. silvestris L., prediligendo le piante più giovani. Nella presente memoria sono esposte alcune considerazioni sull'entità dei danni, che, anche quando non portano direttamente a morte gli esemplari colpiti, facilitano l'insediamento dello Scolitide Pityophthorus glabratus Eichh., del Curculionide Pissodes notatus F., del Cerambicide Asemum striatum L. e, in alcuni casi, della crittogama Peridermium pini Kleb. Non di rado interi ettari di rimboschimento possono essere completamente defoliati per anni di seguito. In attesa di compiere prove di lotta, si consiglia di risarcire le piantagioni danneggiate non con pini, ma con altre conifere o latifoglie, al fine di evitare un peggioramento della situazione. Per ovvie ragioni sono da escludere, nelle zone in cui sia presente il Crisomelide, rimboschimenti a base di solo o predominante pino nero o pino silvestre. Si prospetta come poco efficace la raccolta degli adulti e si propongono alcune modalità per un eventuale intervento con mezzi chimici.

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