V. 24 N. 2 (1992): Serie 2
Articoli

Efficacia del controllo biologico contro gli aleirodi degli agrumi in Italia

Sebastiano Barbagallo
Istituto di entomologia agraria, Università degli Studi di Catania
Isidora Patti
Istituto di entomologia agraria, Università degli Studi di Catania
Carmelo Rapisarda
Istituto di entomologia agraria, Università degli Studi di Catania
Santi Longo
Istituto di Difesa delle Piante, Università degli Studi di Reggio Calabria

Pubblicato 2024-10-23

Parole chiave

  • citrus whiteflies,
  • controllo biologico,
  • Italia

Come citare

Barbagallo, S., Patti, I., Rapisarda, C., & Longo, S. (1992). Efficacia del controllo biologico contro gli aleirodi degli agrumi in Italia. Bollettino Di Zoologia Agraria E Bachicoltura, 24(2), 121–135. Recuperato da https://riviste.unimi.it/index.php/bzab/article/view/26900

Abstract

Negli ultimi venticinque anni gli agrumeti italiani sono stati progressivamente infestati da tre specie esotiche di Aleirodi, contro i quali il controllo biologico con l'impiego di entomofagi ha consentito di ottenere apprezzabili successi. In particolare, il Dialeurodes citri (Ashmead) ha raggiunto una notevole diffusione, con indici d'infestazione talvolta alquanto elevati, nella maggior parte delle aree agrumicole italiane, a partire dai primi focolai individuati sin dagli inizi degli anni sessanta. L'introduzione e la conseguente diffusione di Encarsia lahorensis (Howard) ha comunque determinato un notevole decremento nelle popolazioni del fitofago, che allo stato attuale, grazie ai rilevanti livelli di parassitizzazione da parte dell'Afelinide (fino al 70-80%), supera solo occasionalmente la soglia di dannosità. Più recentemente, per il controllo biologico di Aleurothrixus floccosus (Maskell), diffusosi negli agrumeti italiani da poco più di un decennio, sono state introdotte due specie di parassitoidi di origine neotropicale. Fra essi, il Cales noacki Howard ha evidenziato una brillante capacità di acclimatazione ai nuovi ambienti, fatta eccezione per la sua particolare sensibilità alle alte temperature e alla ridotta umidità relativa, che lo rendono alquanto vulnerabile nel corso dei mesi estivi; ciò determina molto spesso, a fine estate-inizio autunno, una crescita dei livelli d'infestazione da parte dell'aleirode, che si mantiene invece a basse densità di popolazione nella restante parte dell'anno. Per finire, in varie regioni agrumetate dell'Italia meridionale si è recentemente diffusa, a livelli di dannosità spesso assai elevati, la Parabemisia myricae (Kuwana), nei cui confronti l'Afelinide Encarsia meritoria Gahan ha manifestato apprezzabili capacità di controllo biologico solo in condizioni ambientali assai localizzate. Migliori risultati, con la conseguente rapida riduzione dei livelli d'infestazione da parte dell'aleirode, si sono invece ottenuti con l'introduzione da Israele di Eretmocerus debachi Rose & Rosen e la sua capillare diffusione negli areali agrumicoli infestati.

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