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N. 4Performing Arts Archives. Problematiche di analisi, trasposizione e catalogazione audiovisuale della memoria teatrale in video.

Pubblicato dicembre 31, 2022

Descrizione del fascicolo

Questo numero della rivista è dedicato agli Archivi videoteatrali. Si considerano sia gli archivi analogici e digitali del teatro classico e di ricerca, sia gli archivi del cosiddetto intermedia theatre, cioè del teatro che fa uso di vecchie e nuove tecnologie nello spettacolo dal vivo.

 

Saggi per la call-sezione sottoposta a peer review

  1. Strade secondarie. Il documentario "Alessandro Fersen. L'essere in scena": dagli archivi a YouTube

    L’articolo descrive il lavoro che ha preceduto la realizzazione del documentario del 2004 Alessandro Fersen. L’essere in scena e contestualizza l’evento per cui è stato progettato e dove è stato proiettato la prima volta. Si discute la selezione dei materiali visualizzati e le scelte decretate dalla narrazione in una struttura video, anziché una mostra o una più tradizionale formula saggistica. L’intento del saggio è di evidenziare la processualità con cui sono riutilizzati i materiali esistenti nel documentario (fotografie, volumi, bozzetti, registrazioni audiovisive ecc. provenienti da  Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, RAIteche, archivi privati), disponibile sul canale YouTube dell’università di Siena in italiano e in traduzione inglese sul sito della Columbia College Chicago.

    Il documentario Alessandro Fersen. L’essere in scena costituisce un esempio di rielaborazione dei materiali e di valorizzazione delle fonti, secondo una concezione scientifica della documentazione intertestuale del performativo.

  2. Immaginare il futuro di una complessa opera mixed-media: Il caso di The Floating Museum di Lynn Hershman Leeson

    Recenti innovazioni riguardanti la documentazione della performance e i new media hanno rilevato l’importanza della documentazione del percorso di vita di questo tipo di opere. Per opera complesse come The Floating Museum di Lynn Hershman Leeson questo vuol dire considerare l’opera come un ibrido assemblaggio formato da documenti, record e documentazioni storiche e dalle loro rielaborazioni nel corso del tempo.

    Traduzione italiana di Vincenzo Sansone. Articolo originale: Gabriella Giannachi, Imagining the Future of a Complex Mixed-media Work: The Case of Lynn Hershman Leeson’s The Floating Museum, in «Stedelijk Studies Journal», n. 10, 2020. DOI: 10.54533/StedStud.vol010.art06. This contribution is licensed under a CC BY 4.0 license.

  3. Artist–Activist–Archivist On Multiple Dimensions of the Temporary Slovene Dance Archive

    Rok Vevar è uno storico della danza e archivista che ha fondato il Temporary Slovenian Dance Archive (TSDA) nel 2011. Il TSDA è una piattaforma per documentare e storicizzare la danza moderna e contemporanea in Slovenia. Dapprima, lo studioso ha aperto l'archivio al pubblico nel suo appartamento privato a Lubiana, in Slovenia, e poi nel marzo 2018 lo ha trasferito nei locali del Museo di Arte Contemporanea Metelkova a Lubiana. Il materiale risulta adesso più accessibile per i suoi utenti che sono allo stesso tempo testimoni dello sviluppo di questo peculiare archivio. Il TSDA è così diventato un'installazione performativa, time-specific e site-specific, che presenta l’archivio come una struttura in evoluzione nel tempo e senza fine. Sembra che entrando nel quadro istituzionale come individuo, l'archivista abbia trovato un supporto materiale e uno spazio pur conservando una sua relativa indipendenza. Nell'introduzione del suo articolo, Aldo Milohnic presenta la genealogia e la struttura del TSDA e poi, nella parte principale dell'articolo, analizza una specifica complessità circa il rapporto artista-attivista-archivista, rappresentata dal fondatore del TSDA Rok Vevar.

  4. Atlanti multimediali: lo studio-archivio di Roberto Paci Dalò

    Il presente lavoro indaga sulle molteplici funzione del materiale d’archivio nelle opere intermediali del regista, musicista e artista visivo Roberto Paci Dalò (1962), basandosi su un’intervista inedita condotta recentemente. Materiale reperito  in archivi internazionali, disegni, immagini e video catturati in viaggio, ritratti, campionamenti sono il perno attorno al quale Paci Dalò costruisce le proprie topografie sonore: dall’album Napoli (1993), che offre un ritratto sonoro della città partenopea a Ye Shanghai (2013), realizzato grazie ad un’intensa ricerca di archivio riguardante il cosiddetto “Settore ristretto per i rifugiati apolidi” della metropoli orientale nel periodo dell’occupazione giapponese, e alle installazioni site-specific De bello Gallico (2011) e Greuelmärchen. La conversazione, dedicata  all’archivio sia come luogo fisico, che come modus operandi, mette in risalto i molteplici piani di realtà da cui attinge l’“archivio d’artista”, dal documento storico all’opera d’arte intermediale, che fa del proprio autore oggetto e fruitore allo stesso tempo.

  5. Archiviare l’effimero: la permanenza della danza di Dunhuang attraverso le tecnologie

    L’articolo, solidamente fondato su fonti e documenti inediti nel panorama occidentale, ricostruisce un episodio di raro interesse per la storia delle arti performative cinesi e mondiali, basato su un processo di traduzione tra medium e linguaggi diversi che portò alla realizzazione dello spettacolo di danza teatrale Pioggia di fiori sulla Via della Seta (1979), partendo dallo studio degli affreschi delle grotte di Dunhuang (IV-XIV secolo d.C) - contesto in cui emersero anche i primi pionieristici esperimenti di notazione scritta della danza - per poi tradurlo successivamente in dance film nel 1982, in TV show nel 2008 e in video digitale virale nel 2021: un passaggio dalla bidimensionalità delle posizioni statiche della pittura, alla quadridimensionalità dei corpi in movimento dei danzatori, fino ad arrivare all’applicazione del linguaggio cinematografico per trascrivere le coreografie su schermo, e alle potenzialità di diffusione digitale dei social, e della motion capture.

    Le raffigurazioni di creature mitologiche, di danzatori e musici, dipinte dal IV al XIV secolo d.C. sulle pareti delle grotte di Mogao quasi si trattasse di un archivio di pose coreutiche, furono utilizzate per ricostruire le coreografie di danze tradizionali antiche. Il concetto di archivio potrebbe essere altresì applicato alla fase della traduzione filmica, che ha consentito la permanenza e la trasmissione di quella coreografia, e del suo odierno corrispettivo digitale e social.

L'arte è inutile come una cannuccia annodata