Il campo di battaglia legale intorno alla nozione di “paese di origine sicuro”, dalla Sicilia all’Albania: sul confinamento epistemico e spazio-temporale del diritto di asilo
Pubblicato 2026-05-04
Parole chiave
- battaglie legali,
- paese di origine sicuro,
- diritto di asilo,
- italia,
- albania
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Copyright (c) 2026 Chiara Denaro

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Abstract
A distanza di due anni dalla ratifica da parte del Senato del protocollo Italia-Albania, e nonostante il parziale fallimento della sua implementazione, l’approccio di gestione che esso introduceva resta al centro di complesse battaglie legali e politiche. La sua implementazione prevedeva la selezione in alto mare dei cittadini stranieri "eleggibili" alle procedure accelerate in frontiera introdotte dal cd. Decreto Cutro - e il loro trasferimento in Albania, in strutture detentive sotto giurisdizione italiana. A fronte di una radicale messa in discussione di tali procedure da parte di tribunali italiani e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea il governo italiano procedeva da un lato nella "delegittimazione" dell'operato dei giudici e dall’altro nell’emissione di nuove disposizioni normative, volte a superare la giurisprudenza “scomoda”. Attraverso un approccio di ricerca socio-legale, il presente contributo esamina le battaglie legali che hanno preso forma attorno alla nozione di “paese di origine sicuro”, a livello locale, nazionale ed europeo. In particolare, esso mette in luce come tale nozione sia divenuta funzionale a processi di confinamento epistemico e spazio-temporale dell’asilo, nonché di svuotamento di tale diritto. Infine, riconoscendo l’impatto non soltanto giuridico ma anche politico e culturale delle battaglie legali avvenute, il contributo si interroga sulla loro eredità alla luce dell’imminente entrata in vigore del Patto Europeo sulle migrazioni e l’asilo, quale strumento potenzialmente in grado di minare ulteriormente i diritti dei richiedenti protezione internazionale.
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