L'Europa di chi non crede

  • Nicola Colaianni
Parole chiave: Unione europea e Consiglio d'Europa

Abstract

Son passati quasi trent’anni dacché tra le varie dichiarazioni apposte in calce al trattato di Maastricht comparve abbastanza inaspettatamente quella che impegna l’Unione Europea al “dialogo trasparente, costante e regolare” con “le chiese e le associazioni o comunità religiose” non più e non meno, tuttavia, che con le “organizzazioni filosofiche e non confessionali”. Dichiarazione apparentemente innocua, giacché espressamente si esclude che da essa possa essere pregiudicato lo status a quelle organizzazioni assegnato dai diritti nazionali, ma politicamente impegnativa per l’Unione, tanto che fece strada e si riversò nell’art. 17 del TFUE, assumendo così un carattere anche giuridicamente impegnativo. (segue)

Non-believer’s Europe

ABSTRACT: In spite of the Treaty on the Functioning of the European Union, which puts on the same footing the status of the churches and of the humanist organizations, the status  of believers and non-believers is not the same in each state, regardless its model (the paper quotes briefly the features of United Kingdom, France, Belgium, Italy, Germany  and Malta). The reason lies in a kind of mass religious tradition, which at present is even more hard to defeat because of the rampant populism, which takes advantage also of the religion. The antidote stays in the pluralistic – not monist and excluding the differences -  secularism in order to grant the same dignity of believers also to both differently believers and non-believers.

Pubblicato
2019-02-11
Sezione
Articoli