La giurisprudenza amministrativa sul cambio di destinazione d’uso per fini di culto (riflessioni a partire dal Consiglio di Stato, sez. III, sent. 9 dicembre 2024, n. 9823)
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/30689Parole chiave:
Edilizia di culto, Destinazione d’uso, Carico urbanistico, Culto privato, Culto pubblicoAbstract
La prassi del mutamento di destinazione d’uso di immobili per fini di culto mette in luce le tensioni tra libertà religiosa e poteri pubblici. La giurisprudenza amministrativa in materia tenta di bilanciare due esigenze, nessuna delle quali totalmente sacrificabile: l’esercizio del culto, in particolare da parte delle comunità religiose minoritarie, e il controllo edilizio necessario al buon governo del territorio. L’orientamento interpretativo consolidato, incentrato sulla verifica in concreto dell’impatto del carico urbanistico, pare prima facie promuovere l’esercizio del culto. A partire dal caso di Seregno, il contributo ripercorre i principi enunciati dalla Corte costituzionale per interrogarsi su quanto questa chiave di lettura attui efficacemente il sistema di garanzie costituzionali. Ne emerge una tutela ancora incompleta: il bilanciamento continua a privilegiare le esigenze urbanistiche, confinando il culto alla sola dimensione privata.
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