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Il museo che non c’è. Note sulla dispersione del patrimonio in Gran Bretagna

Caroline Patey

Abstract


Indifferente alla loro recente moltiplicazione come al sodalizio che vi si celebra con l’architettura di grido, un fantasma si aggira per i musei. Sordo al nome di Jean Nouvel (Reina Sofia, Louvre) quanto a quelli di Herzog & De Meuron (Tate Modern), impermeabile ai fasti del British Museum (Norman Foster) come ai restauri della Tate Britain (James Stirling), disinteressato alle fortune del ‘nuovo’ Victoria and Albert Museum e malinconico come si addice alla sua natura, il fantasma invita a interrogare tanta luccicante spettacolarità e forse a non dimenticare che, per quanto custode di memoria e guardiano di culture, il museo è anche il luogo dove vengono consumate, direttamente o meno, amnesie e damnatio memoriae e in nome del quale continuano a perpetrarsi non poche violazioni e disseminazioni.

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DOI: https://doi.org/10.13130/2035-7680/1025

NBN: http://nbn.depositolegale.it/urn%3Anbn%3Ait%3Aunimi-6024

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Altre modernità/ Otras modernidades/ Autres modernités/ Other Modernities            ISSN 2035-7680 Università degli Studi di Milano

 

UNIMI, Dipartimento di Lingue e letterature straniere

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