Prima delle mani furono i piedi

Autori

  • Nicola Bottiglieri Università degli Studi di Cassino

DOI:

https://doi.org/10.13130/2035-7680/6528

Abstract

Le più antiche impronte di piede umano che si conoscono in Italia risalgono a 350 mila
anni fa e si trovano fra i comuni di Tora e Piccilli, in località Foresta nella provincia di
Caserta. Tre uomini che avevano una misura di piede 36 (forse dei ragazzi o forse una
variante minore dell’Homo heildelbergensis di statura più alta) camminarono su uno
strato di fanghiglia calda e lasciarono i segni del loro passaggio. Non correvano,
altrimenti la distanza fra le impronte sarebbe stata più ampia, semplicemente
camminavano, anzi ad un certo momento, poiché il sentiero che percorrevano
scendeva verso valle, uno di essi scivolò ed ancora oggi si vede l'impronta della mano
lungo il pendio per appoggiarsi e non cadere del tutto. Subito dopo il loro passaggio,
un vento secco asciugò le impronte e quel gesto non svanì nel nulla ma, come una
fotografia antica, rimase incerto e vivo nel tempo.

Biografia autore

Nicola Bottiglieri, Università degli Studi di Cassino

Nicola Bottiglieri ordinario di letteratura ispanoamericana e docente di letteratura
dello sport all’Università di Cassino. Si è occupato di viaggi reali e immaginari
nell’oceano atlantico ed in forma narrativa ha scritto Le case di Neruda (Mursia 2004), il
romanzo Afrore (Mursia 2006) dove vengono raccontate le peripezie vissute da un
professore andato ad insegnare la lingua italiana a Mogadiscio, e Tristissimi Tropici
(Ilisso 2007), una raccolta di reportage fatti nei paesi tropicali usciti da una rivoluzione,
Nicaragua, Somalia, Cuba. Infine l'ebook A sud del sud, quasi fuori della carta geografica
(www.ultimabooks.it), che tratta di un lungo viaggio nella Terra del Fuoco, arrivando
fino a Capo Horn. Sul numero 16 (1998) della rivista Panta curato da S. Veronesi ha
scritto sul significato dei rigori a fine partita.

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Pubblicato

2015-11-30

Come citare

Bottiglieri, Nicola. 2015. «Prima Delle Mani Furono I Piedi». Altre Modernità, n. 14 (novembre):78-89. https://doi.org/10.13130/2035-7680/6528.