Presentazione
DOI:
https://doi.org/10.54103/mde.i12.2.30821Abstract
Il progetto di questo numero nasce nell’anno dell’ottantesimo anniversario della Liberazione italiana dal nazifascismo, assunta come cesura storica: un evento che interrompe un ordine politico e simbolico e, insieme, inaugura un lessico pubblico, una trama di memorie, una possibilità di futuro.
Numerosi testi letterari e filosofici hanno contribuito a mantenere attiva questo addensarsi di significati, reinventando la forza simbolica del passaggio: in Cesare Pavese e Fulvio Papi la liberazione coincide con la trasformazione del tempo mitico dell’adolescenza in un tempo di fedeltà agli ideali; in W. G. Sebald si lega alla possibilità di restituire e ricomporre la memoria. L’idea di liberazione si intreccia con la concezione di autonomia dell’arte difesa da Antonio Banfi, riferimento centrale per “Corrente”. In Per la vita dell’arte (1939) Banfi afferma che «l’arte vuol vivere e la vita è una cosa sola con la libertà: libertà intima di sviluppo […] da questa libertà assoluta dell’arte dipende la possibilità di scoprire e consacrare in lei la poeticità della nostra vita». La «libertà dell’arte», intesa come facoltà di autodefinirsi ed esprimere la poeticità dell’esistenza, diventa in questo orizzonte una forma di resistenza: determinazione dell’individuo, impegno etico, rifiuto della riduzione strumentale. Il tema della liberazione, declinato con la lettera minuscola, è quindi inteso come un oggetto da indagare con sguardi e competenze plurali. Da un lato, se ne possono seguire gli echi nel fare creativo:
la poiesis aristotelica, qui volutamente declinata al plurale, come campo di pratiche in cui l’esperienza prende forma. Dall’altro, la liberazione agisce come forza trasformativa che ridisegna spazi individuali e comunitari, modificando i modi del sentire e dell’agire nel tessuto sociale. Parlare di poetiche della Liberazione implica così restituire al termine evento spessore storico e densità simbolica, sottraendolo alla riduzione spettacolare e riaprendone la portata di cesura estetica, etica, filosofica, artistica e civile. Su questo duplice registro – la Liberazione come cesura storica e come spazio di ridefinizione estetica, politica e culturale – si sono svolte le Conversazioni di estetica tenutesi presso la Fondazione Corrente, qui pubblicati, e i contributi selezionati tramite Call for papers, componendo, secondo la linea editoriale della rivista, un attraversamento di saperi e di campi: dalla filosofia alle arti visive, dalla letteratura alla
musica, fino all’architettura.
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