Estetica nell’etica. Melchiorre in cattedra
DOI:
https://doi.org/10.54103/mde.i13.1.32199Parole chiave:
Insegnare filosofia, etica, estetica, morte, ermeneuticaAbstract
La lezione di un filosofo morale ed esegeta cristiano mi accompagna e fa luce su tre questioni essenziali. C’è l’estetica nel cuore dell’etica, perciò la debita proportio di un’azione trascende le regole impersonali che vorrebbero imporne deduttivamente l’esecuzione. Secondo: per dare un giudizio morale su un gesto occorre non solo pesarne le possibili conseguenze, ma decifrarne il significato entro il contesto di una narrazione biografica animata da desideri personali. Terzo. La morte è nemica, ingiustificabile sia dal punto vista filosofico che religioso; ad essa il giusto oppone una resistenza incrollabile (che può esprimersi anche in forme apparenti di negoziazione e resa). La morte è figura di un male radicale, estraneo all’aspirazione umana e al desiderio divino di condividere con noi, per sempre, la sua gioia di vivere.
L’etica clinica è quindi una critica d’arte, che ricava dalla forma di una vita, letta come un testo, le norme per valutare la bellezza/bontà dell’azione da porre o evitare. L’eredità di Melchiorre attende d’essere recepita e svolta a livello sociale e culturale, civile ed ecclesiale.
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