«Un incrocio a più vie d’uscita»: metafisica ed esistenza nella filosofia di Virgilio Melchiorre
DOI:
https://doi.org/10.54103/mde.i13.1.32201Parole chiave:
metafisica, esistenza, fenomenologia trascendentaleAbstract
La ricerca di Melchiorre si è disposta, dialetticamente, sin dall’inizio tra due polarità: metafisica ed esistenza. Muovendo dalla tradizione della metafisica neoscolastica dell’Università Cattolica, rinnovata dal magistero di Gustavo Bontadini, e mettendola in dialogo con la modernità, con Kierkegaard e con la fenomenologia husserliana, Melchiorre elabora una metafisica capace di conservare la propria forza fondativa senza recidere il legame con l’esistenza. Assumendo come punto di partenza privilegiato la dimensione antropologica e, in particolare, l’ego cogito, reinterpretato alla luce della fenomenologia trascendentale, egli affida la possibilità stessa della metafisica ad un sapere di tipo riflessivo che indaga le condizioni di possibilità della coscienza. Al termine di questo itinerario, configurato come movimento meontico, è ritrovata la pura positività dell’Essere, la cui precomprensione orientava sin dal principio il processo della riflessione. La fenomenologia trascendentale consente così di allargare la prospettiva sull’essere, mostrandone il risvolto esistenziale. Le analisi sul linguaggio simbolico, sull’utopia e sull’etica diventano allora i luoghi privilegiati in cui le strutture metafisiche dimostrano la loro operatività all’interno dell’esistenza. Ne emerge così una filosofia che si configura come «incrocio a più vie d’uscita», capace di pensare un Assoluto che assicura l’uomo nel corso della sua esistenza, ne impegna il concreto e lo invita a prendersene cura.
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