La luce e la fabbrica. A partire da Luigi Nono
DOI:
https://doi.org/10.54103/mde.i13.1.32388Parole chiave:
Luigi Nono, Metafora, Musica elettroacustica, Illuminazione industriale, Fabbrica modernaAbstract
Questo saggio esamina La fabbrica illuminata (1964) di Luigi Nono, considerando la sua immagine centrale — la luce — non come metafora ma in senso letterale: un approccio già sviluppato dall’autore nel suo Sul filo (2024). Partendo da un’analisi tecnica dell’illuminazione industriale presso l’acciaieria Italsider di Genova Cornigliano, visitata da Nono nel 1963, il saggio legge la composizione in contrappunto con la storia dell’illuminazione industriale. Indifferente al corpo dell’operaio, l’illuminazione industriale equipara il lavoro alle macchine, rendendo invisibile la presenza individuale sotto un bagliore omogeneo. La musica di Nono reagisce a questo regime restituendo singolarità alla voce dell’operaio attraverso la tecnica elettronica. L’analisi traccia l’evoluzione dall’illuminazione fordista della fabbrica ai sistemi ergonomici del modello Toyota e, infine, alla «fabbrica a luci spente» della piena automazione e governata dall’intelligenza artificiale, dove l’oscurità non segnala più la liberazione ma una nuova forma di espropriazione. In contrapposizione a questa traiettoria, La fabbrica illuminata rivela la sua forza politica duratura: la scommessa che la stessa energia che alimenta le fornaci possa contenere il seme della propria rovina.
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