La lotta di liberazione nelle colonie portoghesi in Africa e la crisi mediorientale del 1973
DOI:
https://doi.org/10.54103/2612-6672/30880Parole chiave:
Colonie portoghesi, movimenti nazionalisti, guerra di indipendenza, guerra dello Yom Kippur, crisi del 1973Abstract
Fin dalle prime indipendenze all’inizio degli anni ‘60, molti paesi dell’Africa sub-sahariana avevano mantenuto varie forme di collaborazione con Israele, ma quasi tutti si allinearono al suo isolamento diplomatico in occasione della guerra dello Yom Kippur del 1973, per poi riprendere gradualmente forme di collaborazione economica negli anni successivi. In questo quadro, si situa il caso particolare delle colonie portoghesi che, con la parziale eccezione della Guinea Bissau, nel 1973 non erano ancora indipendenti. I movimenti nazionalisti che combattevano in armi per l’indipendenza mantenevano comunque una propria politica diplomatica in ambito internazionale, e prima del conflitto del ‘73 avevano appoggiato la causa palestinese pur coltivando rapporti anche con Israele. Dall’angolatura della politica internazionale di questi movimenti nazionalisti, è interessante analizzare come il 1973 abbia segnato la convergenza di alcuni processi di lungo periodo, che hanno coinvolto il Portogallo, gli Stati Uniti, il Sudafrica dell’apartheid e altri attori nelle dinamiche della guerra fredda.
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