Questo numero della rivista è dedicato agli Archivi videoteatrali. Si considerano sia gli archivi analogici e digitali del teatro classico e di ricerca, sia gli archivi del cosiddetto intermedia theatre, cioè del teatro che fa uso di vecchie e nuove tecnologie nello spettacolo dal vivo.
Cover Story: Presentazione della copertina del numero 4
Introduzione al numero 4 di Connessioni Remote 4: Performing Arts Archives.
L’articolo descrive il lavoro che ha preceduto la realizzazione del documentario del 2004 Alessandro Fersen. L’essere in scena e contestualizza l’evento per cui è stato progettato e dove è stato proiettato la prima volta. Si discute la selezione dei materiali visualizzati e le scelte decretate dalla narrazione in una struttura video, anziché una mostra o una più tradizionale formula saggistica. L’intento del saggio è di evidenziare la processualità con cui sono riutilizzati i materiali esistenti nel documentario (fotografie, volumi, bozzetti, registrazioni audiovisive ecc. provenienti da Museo Biblioteca dell’Attore di Genova, RAIteche, archivi privati), disponibile sul canale YouTube dell’università di Siena in italiano e in traduzione inglese sul sito della Columbia College Chicago.
Il documentario Alessandro Fersen. L’essere in scena costituisce un esempio di rielaborazione dei materiali e di valorizzazione delle fonti, secondo una concezione scientifica della documentazione intertestuale del performativo.
Recenti innovazioni riguardanti la documentazione della performance e i new media hanno rilevato l’importanza della documentazione del percorso di vita di questo tipo di opere. Per opera complesse come The Floating Museum di Lynn Hershman Leeson questo vuol dire considerare l’opera come un ibrido assemblaggio formato da documenti, record e documentazioni storiche e dalle loro rielaborazioni nel corso del tempo.
Traduzione italiana di Vincenzo Sansone. Articolo originale: Gabriella Giannachi, Imagining the Future of a Complex Mixed-media Work: The Case of Lynn Hershman Leeson’s The Floating Museum, in «Stedelijk Studies Journal», n. 10, 2020. DOI: 10.54533/StedStud.vol010.art06. This contribution is licensed under a CC BY 4.0 license.
Rok Vevar is a dance historian and archivist who founded the Temporary Slovene Dance Archive (TSDA) in 2011. TSDA is a platform for documenting and historicizing modern and contemporary dance in Slovenia. He first opened the archive to the public in his private apartment in Ljubljana, Slovenia, and then in March 2018, he transferred it into the premises of the Museum of Contemporary Art Metelkova in Ljubljana. The material is now more accessible to its users who are at the same time witnesses of the development of this peculiar archive. TSDA has thus become a performative, time-specific and site-specific installation presenting the archive as a structure evolving over time and without end. It seems that by entering the institutional framework as an individual, the archivist has found material support and space while retaining his relative independence. In the introduction of his article, Aldo Milohnic presents the genealogy and the structure of TSDA and then, in the main part of the article, he analyses a specific complexity of the relation artist–activist–archivist, represented by TSDA’s founder Rok Vevar.
Il presente lavoro indaga sulle molteplici funzione del materiale d’archivio nelle opere intermediali del regista, musicista e artista visivo Roberto Paci Dalò (1962), basandosi su un’intervista inedita condotta recentemente. Materiale reperito in archivi internazionali, disegni, immagini e video catturati in viaggio, ritratti, campionamenti sono il perno attorno al quale Paci Dalò costruisce le proprie topografie sonore: dall’album Napoli (1993), che offre un ritratto sonoro della città partenopea a Ye Shanghai (2013), realizzato grazie ad un’intensa ricerca di archivio riguardante il cosiddetto “Settore ristretto per i rifugiati apolidi” della metropoli orientale nel periodo dell’occupazione giapponese, e alle installazioni site-specific De bello Gallico (2011) e Greuelmärchen. La conversazione, dedicata all’archivio sia come luogo fisico, che come modus operandi, mette in risalto i molteplici piani di realtà da cui attinge l’“archivio d’artista”, dal documento storico all’opera d’arte intermediale, che fa del proprio autore oggetto e fruitore allo stesso tempo.
L’articolo, solidamente fondato su fonti e documenti inediti nel panorama occidentale, ricostruisce un episodio di raro interesse per la storia delle arti performative cinesi e mondiali, basato su un processo di traduzione tra medium e linguaggi diversi che portò alla realizzazione dello spettacolo di danza teatrale Pioggia di fiori sulla Via della Seta (1979), partendo dallo studio degli affreschi delle grotte di Dunhuang (IV-XIV secolo d.C) - contesto in cui emersero anche i primi pionieristici esperimenti di notazione scritta della danza - per poi tradurlo successivamente in dance film nel 1982, in TV show nel 2008 e in video digitale virale nel 2021: un passaggio dalla bidimensionalità delle posizioni statiche della pittura, alla quadridimensionalità dei corpi in movimento dei danzatori, fino ad arrivare all’applicazione del linguaggio cinematografico per trascrivere le coreografie su schermo, e alle potenzialità di diffusione digitale dei social, e della motion capture.
Le raffigurazioni di creature mitologiche, di danzatori e musici, dipinte dal IV al XIV secolo d.C. sulle pareti delle grotte di Mogao quasi si trattasse di un archivio di pose coreutiche, furono utilizzate per ricostruire le coreografie di danze tradizionali antiche. Il concetto di archivio potrebbe essere altresì applicato alla fase della traduzione filmica, che ha consentito la permanenza e la trasmissione di quella coreografia, e del suo odierno corrispettivo digitale e social.
Desirée Sabatini intervista Ferruccio Marotti
Anna Maria Monteverdi intervista Fernando Mastropasqua
Anna Maria Monteverdi intervista Gabriele Coassin
Riassunto dell’intervento all’HackMeeting 2000
Trascrizione dell’intervento al seminario “La TV per i bambini tra edutainment e educational. Nuovi linguaggi per nuove generazioni”. Roma 25-26 giugno 1997. Auditorium RAI di Viale Mazzini.
Testo di Irene Tedeschi. Ricordi di Irene Tedeschi dallo stage di S’era tutti sovversivi con Giacomo Verde
Testo di Sara Cattani. Ricordi di Sara Cattani dallo stage di S’era tutti sovversivi con Giacomo Verde
Recensione del progetto Beyond Borders ideato dalla compagnia Instabili Vaganti, in collaborazione con L’arboreto – Teatro Dimora, La Mama Umbria e ATER Fondazione e con diversi partner esteri.