Storia di Lea Garofalo e di sua figlia Denise

Autori

  • Anna Lisa Tota Professore ordinario in Sociologia dei processi culturali al Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università di Roma Tre ed è Gastprofessor all’Università di St. Gallen nella Svizzera tedesca

DOI:

https://doi.org/10.13130/cross-9279

Abstract

Questo articolo analizza il caso di Lea Garofalo e le modalità, attraverso cui la sua memoria è stata iscritta nel discorso pubblico italiano. In particolare, focalizza l’attenzione sul film “Lea” di Marco Tullio Giordana, dedicato appunto alla storia del femminicidio di Lea Garofalo e alla storia di sua figlia Denise Cosco. Questo caso è emblematico, in quanto mette a tema il destino e le difficoltà che incontrano le donne, quando decidono di opporsi e resistere alla cultura mafiosa e criminale delle famiglie, di cui fanno parte. Inoltre, esso sfida quegli stereotipi, ancora largamente diffusi nel senso comune, secondo i quali questi fenomeni di criminalità organizzata sarebbero diffusi prevalentemente nel sud del nostro paese. Di fatto questo femminicidio dell’n’drangheta avviene a Milano e riguarda attività criminali organizzate nel capoluogo lombardo.

Parole chiave: Memoria pubblica, femminicidio, lotta alla criminalità organizzata, testimoni di giustizia

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Pubblicato

2017-11-28