FabLab, Movimento Maker e DIY culture
Uno studio di caso sugli spazi di fabbricazione digitale nel Lazio
DOI:
https://doi.org/10.54103/2531-5994/31071Parole chiave:
maker, social movements, fablab, DIY cultureAbstract
Il movimento maker, a partire dall’inizio del Millennio, ha rappresentato un’esperienza di innovazione e sviluppo capace di proporre modelli socio-tecnici, di apprendimento, nuove forme di produzione e fabbricazione digitale, nuove pratiche sociali e di innovazione. A partire da una cornice interpretative propria dei social movement studies, il presente contributo mira ad analizzare il movimento maker ed esplorarne le diverse peculiarità basandosi su un lavoro di ricerca svolto nei FabLab gestiti dalla Regione Lazio e da FabLab privati operanti sul territorio della Capitale. Come sottolineato da Smith et al. (2013) è possibile ricondurre il movimento maker a tre possibili cornici interpretative, ognuna delle quali inquadra in modo differente le possibilità sociotecniche espresse dalla fabbricazione digitale dal basso. La prima cornice considera le potenzialità del movimento maker inquadrandolo come pivot di una nuova rivoluzione industriale capace di estendere al mondo materiale le innovazioni apportate dalla rivoluzione digitale delle comunicazioni (Anderson 2012); la seconda ne considera invece la dimensione di democraticizzazione della produzione, ora accessibile a tutti attraverso la diffusione di tecnologie di fabbricazione digitale desktop (Mota 2011) assieme alle possibilità di condivisione e apprendimento offerte dalla rete Internet e dalle community online di peer-production (Magone e Mazali 2016); un’ultima cornice ne inquadra, infine, la dimensione di innovazione dal basso capace di sviluppare anche sensibilità e consapevolezza ecologiche rispetto ad un sistema di produzione più sostenibile, contribuendo all’affermazione di valori post-consumistici (Gershenfeld 2012).

