La letteratura e la rete. Alleanze, antagonismi, strategie

2022-04-20

«La sensazione di antagonismo aumenta in un’epoca in cui il semplice fatto di prendere in mano un libro dopo cena rappresenta una specie di Je refuse! culturale». Era il 1996 quando Jonathan Franzen, in un saggio su Harper’s, si scagliava contro la televisione e i media digitali e constatava, in preda a un’«angoscia apocalittica», che leggere letteratura sembrava ormai un atto di contestazione politica e culturale. Prima di lui, David Foster Wallace aveva dedicato al rapporto – problematico – fra scrittori e televisione il suo saggio più noto: E Unibus Pluram. Dopo di lui, ma già nel 1997, Michel Houellebecq, avrebbe esortato a «spegnere la radio, staccare la televisione», disconnettersi dal flusso informativo-pubblicitario, per una sorta di «rivoluzione fredda» accessibile a chiunque; e, come Franzen, si sarebbe interrogato sulle sorti dei lettori, della lettura e della letteratura nell’epoca dell’informazione indefinitamente accelerata e dell’ipermercato universale.

Gli scrittori prendono posizione di fronte a una transizione i cui esiti sono imprevedibili, ma che certo inciderà, già incide, ha inciso, sul ruolo sociale della letteratura. Gli apocalittici sembrano più numerosi – anche Philip Roth temeva che il romanzo non fosse che un «animale morente» nella luce degli schermi –, ma non mancano voci più composte e reazioni esplorative: Paul Auster sembra confidare nel bisogno di storie degli esseri umani e nella capacità di adattamento del genere romanzesco; lo stesso Houellebecq, anche confessando, nel 2013, dipendenza dalla rete, ha integrato nella propria opera elementi di transmedialità; e scrittrici e scrittori come Roberto Saviano comunicano sui social, quotidianamente, con le proprie comunità di lettori.

La rete, in questo senso, offre nuove possibilità di incontro con il pubblico dei lettori. Lo sa bene Anna Todd, la cui serie After, nata come fanfiction su Wattpad, ha venduto milioni di copie. E Wattpad conta fra i propri iscritti anche autrici e autori affermati, con alcuni classici della letteratura fra le opere più lette, mentre su Instagram è apparsa l’#instapoetry. Così Rupi Kaur ha superato i quattro milioni di followers e Amanda Gorman è arrivata al discorso di insediamento di Joe Biden. Sono fenomeni di disintermediazione, o di neo-intermediazione, che possono inquietare, in quanto scartano le tradizionali mediazioni della critica e dell’editoria, nonché per le logiche di mercato e gli algoritmi che le attraversano, ma che devono innanzitutto essere osservati criticamente.

Numerosi saggisti si sono già impegnati in questa riflessione, peraltro, e anch’essi, per lo più, prendendo posizione. Con accenti non dissimili da quelli di Franzen e Houellebecq, Sven Birkerts e Nicholas Carr hanno scritto di una nuova identità umana che si affaccia in rete e contrapposto la lettura letteraria all’«etica intellettuale» del web, mentre Martha Pennington e Robert Waxler, e di nuovo Birkerts, hanno ritrovato nella letteratura una «forza controculturale» e, sulla scorta di McLuhan, un «counter-environment». Ma Clay Shirky, rispondendo a Carr, ha sostenuto che dovremmo rallegrarci della crescita della lettura indotta dalla rete; se poi nell’onda del cambiamento dovessimo perdere Guerra e pace e la Recherche, non sarà un gran male: chi mai li aveva letti veramente, d’altra parte? Altri, come Naomi Baron, hanno studiato più metodicamente, e discusso con maggiore sobrietà, i cambiamenti della lettura correlati all’espansione della rete nelle nostre vite.

Su tutto questo vorremmo riflettere in una sezione monografica di Enthymema. Per questa sezione, che sarà pubblicata nel numero 30 della rivista, a dicembre del 2022, invitiamo contributi che approfondiscano i temi accennati e quindi – per esempio – discutano delle riflessioni proposte da scrittrici e scrittori contemporanei sul rapporto fra letteratura e rete; degli strumenti messi a disposizione di scrittori e lettori dalle nuove tecnologie mediatiche; delle forme di opposizione o convergenza fra etica del libro ed etica del web (e di che cosa si possa intendere con l’una e con l’altra espressione); del futuro del libro come forma di scrittura lineare e compiuta, nel mondo della testualità liquida e frammentata; e di altro che possa contribuire a una riflessione sulla letteratura e la rete.

Chi volesse contribuire è invitato a mandare un abstract di lunghezza compresa fra le 750 e le 1.250 parole, in italiano o in inglese, a Stefano Ballerio (stefano.ballerio@unimi.it) e Marco Tognini (marco.tognini@unimi.it) entro il 30 giugno 2022. L’eventuale accoglimento del contributo proposto sarà comunicato entro il 15 luglio 2022. Il testo completo dei contributi accolti, in italiano o in inglese, dovrà quindi essere mandato, per la review, entro il 15 ottobre 2022. La pubblicazione dei testi approvati è prevista per la fine di dicembre 2022.