Il saggio rilegge È stato così (1947) di Ginzburg a partire dalla sua ricezione critica, che ne ha privilegiato l’oggettività in chiave neorealista. Attraverso un’analisi ravvicinata dell’opacità della voce narrante, della stagnazione della temporalità e delle forme deboli di causalità, il contributo mostra come la sottrazione dell’enfasi retorico-emotiva non coincida con una semplice adesione al paradigma realistico. Ne emerge una forma narrativa che si colloca all’intersezione tra istanze realistiche e procedimenti di matrice modernista, problematizzando le tradizionali categorie storiografiche e invitando a leggere la narrativa novecentesca non secondo rigide periodizzazioni, ma come uno spazio di persistenze, riusi e trasformazioni.