Faticare nell'ombra. Una storia giuridica del lavoro femminile tra età liberale e fascismo
DOI:
https://doi.org/10.54103/2464-8914/26105Parole chiave:
lavoro femminile; sfruttamento e disuguaglianze; retaggi culturali, diritto e governo della società; storia del diritto e storia di genere; età contemporanea.Abstract
Nell’itinerario di scoperta dei ruoli e degli spazi femminili, il diritto e la sua storia sono stati interrogati per verificare e suffragare la tesi dei gender studies sulla disuguaglianza di genere e del trattamento ineguale riservato alle donne. Come noto, la valorizzazione sperequata dei sessi ha definito per negazione gli spazi e il ruolo spettanti alle donne, limitandone o annullandone, sotto il profilo giuridico, la capacità di contrattare e di stare in giudizio, di esercitare la potestà sui figli, e così pure di apprendere, come pure di operare nella sfera pubblica e privata. L’esclusione femminile come elemento
strutturante la società occidentale ha riguardato anche il lavoro femminile, storicamente costruito intorno alla differenziazione mansionale e alla subordinazione all’uomo, contribuendo così a costruire i modelli del male breadwinner e della female caregiver.
A distanza di decenni dalle prime indagini sul lavoro femminile, la condizione delle lavoratrici e il relativo statuto soggettivo hanno conosciuto rinnovato interesse, grazie alla fioritura di ricerche storico giuridiche sugli impieghi delle donne, che hanno codificato lo strumentario giuridico utilizzato nel governo dei processi economico sociali che presiedono alle pratiche del lavoro.
Entro il generale processo ricostruttivo del ruolo giocato dal diritto e dai giuristi per configurare lo statuto soggettivo della lavoratrice, un interesse particolare merita il tornante compreso tra l’unificazione nazionale e la fine della dittatura, a cui questo studio si accosta esaminando le intersezioni tra il formante normativo e dottrinale ma anche quello, finora meno studiato, della giurisprudenza.
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