L’“infinito” nella riflessione di Edmund Burke

Autori

  • Michela Ferri Holy Apostles College

DOI:

https://doi.org/10.13130/2039-9251/1279

Abstract

É noto che l’idea dell’“infinito” costituisce uno dei punti cardine della definizione burkeiana del concetto di “sublime”. Dall’analisi contenuta nell’Enquiry il lettore comprenderà che non è nell’infinito “naturale”, bensì, in quello “artificiale”, che Burke rintraccia l’autentico significato di tale idea, così come essa si presenta all’uomo attraverso la sua percezione degli elementi che osserva. Sono due gli aspetti che emergono dall’originale definizione che Burke elabora del concetto di “infinito artificiale”: il primo, quello della pura illusione, considerando che la struttura dell’infinito è quella dell’inganno; il secondo, quello dell’inscindibilità del sublime dall’oggetto: sappiamo che il sublime non può astrarsi dall’oggetto percepito e che, quindi, l’infinito non può che essere inteso come “artificiale”.

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Pubblicato

2011-08-02

Fascicolo

Sezione

Saggi