La memoria dell’acqua: usi e costumi dell’askòs nei territori della Magna Grecia

Autors/ores

  • Francesca Di Giacomo

DOI:

https://doi.org/10.54103/2035-4797/27451

Paraules clau:

askòi; acqua; vino; olio; conservazione; trasporto

Resum

Tale contributo presenta i primi risultati di uno studio sugli askòi provenienti dai centri magnogreci dell’arco ionico e dalle aree indigene comprese tra i fiumi Ofanto e Basento, cominciando da quelli individuati a Jazzo Fornasiello (Gravina in Puglia, BA). Gli obiettivi sono da una parte uno studio dell’evoluzione morfologica dell’askòs, analizzato in un periodo compreso tra il IX e il I secolo a.C., e dall’altra un tentativo di individuazione del ruolo e della funzione di tale forma vascolare. Questi ultimi aspetti possono essere dedotti da molteplici elementi, tra cui lo studio della conformazione e delle dimensioni dell’askòs e l’analisi delle sostanze conservate al suo interno (come acqua, vino, aceto e olio), l’indagine dei contesti di rinvenimento e l’esame delle diverse associazioni di materiali in essi individuati. La chiave interpretativa proposta per gli askòi è che essi servissero anche come contenitori per la conservazione e il trasporto di liquidi potori, come suggerito sia dallo stato attuale dell’arte che dal repertorio iconografico.

Descàrregues

Les dades de descàrrega encara no estan disponibles.

Biografia de l'autor/a

Francesca Di Giacomo

Francesca Di Giacomo ha conseguito il Diploma di Specializzazione in Beni Archeologici presso l’Università degli Studi di Milano. È attualmente dottoranda presso l’Università di Roma La Sapienza e si occupa in particolare di Archeologia Greca e della Magna Grecia.

Descàrregues

Publicades

2024-12-06

Com citar

Di Giacomo, F. (2024). La memoria dell’acqua: usi e costumi dell’askòs nei territori della Magna Grecia. LANX. Rivista Della Scuola Di Specializzazione in Beni Archeologici - Università Degli Studi Di Milano, 110–121. https://doi.org/10.54103/2035-4797/27451

Número

Secció

"Acqua e Archeologia" (seminari della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici)