LA DIVERSITÀ INEVITABILE. LA VARIAZIONE LINGUISTICA TRA TIPOLOGIA E SOCIOLINGUISTICA

  • Nicola Grandi

Abstract

Il tema della diversità linguistica è al centro di numerose ricerche, soprattutto di ambito sociolinguistico e tipologico. Eppure nell’area delle scienze del linguaggio pare mancare, ancora, una vera teoria della diversità, che possa ricondurre ad un quadro omogeneo ed unitario le sue numerose accezioni e tutte le prospettive nelle quali può essere osservata. La diversità linguistica, in effetti, può indicare sia la differenza tra lingue, sia la differenza tra strutture linguistiche. Esse può essere poi rilevata sia in prospettiva ‘orizzontale’, cioè nello spazio fisico, sia in prospettiva ‘verticale’, quindi all’interno di una singola comunità e degli strati sociali in cui è organizzata. In più, alla maggior o minore divergenza tra strutture linguistiche i parlanti possono attribuire valori diversi e questo ci porta a considerare anche il rapporto tra diversità reale e diversità percepita. In questo contributo vorrei proporre alcune considerazioni che possano contribuire a ricondurre a un quadro unitario le varie accezioni che può assumere, nell’area delle scienze del linguaggio, il termine diversità (linguistica), nel quadro di una possibile integrazione delle prospettive tipologica e sociolinguistica.

 

Inevitable diversity. The linguistic variation between typology and sociolinguistics

The issue of linguistic diversity is addressed in many articles, especially in sociolinguistic and typological fields. Nevertheless, a real theory of diversity still seems to be missing in linguistics. Such a theory harkens back to a homogeneous and unitary framework the various meanings of the label ‘linguistic diversity’ and all the perspectives in which it can be observed. Linguistic diversity, in fact, can indicate both the difference between languages and the difference between linguistic structures. They can then be detected both from a ‘horizontal’ perspective, that is in physical space, and in a ‘vertical’ one, within a single speech community and within the social levels. In addition, speakers can attribute different values to the greater or lesser divergence between linguistic structures and this also leads us to consider the relationship between real diversity and perceived diversity. In this contribution, I would like to propose some considerations that can help bring back these different nuances to the term ‘linguistic diversity’ to a unitary framework thanks to the integration of typological and sociolinguistic perspectives.

Pubblicato
2020-07-09
Sezione
****