La restituzione del sacro: fede, proprietà e ricostruzione giuridica in Bosnia ed Erzegovina

Autori/Autrici

  • Federica Botti, professore associato di Diritto interculturale, Dipartimento di Beni Culturali Bologna,University of Bologna image/svg+xml

DOI:

https://doi.org/10.54103/1971-8543/30681

Parole chiave:

Proprietà religiosa, Restituzione ecclesiastica, Libertà religiosa, Minoranze religiose, Pluralismo confessionale, Relazioni Chiesa-Stato

Abstract

Il presente articolo esamina la restituzione dei beni ecclesiastici in Bosnia ed Erzegovina quale banco di prova fondamentale per il costituzionalismo post-socialista e per la libertà religiosa. Viene anzitutto delineata l’eredità socialista delle nazionalizzazioni e i suoi effetti duraturi sullo status giuridico delle comunità religiose nella regione. In Bosnia, il sistema consociativo instaurato dagli Accordi di Dayton, unito alla frammentazione delle competenze e alle resistenze politiche, ha ostacolato l’attuazione della restituzione e prodotto forme di disuguaglianza strutturale. Le decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo evidenziano come la mancata esecuzione delle pronunce interne in materia di proprietà religiosa comprometta sia la tutela delle minoranze sia il pluralismo confessionale. L’articolo sostiene che una restituzione ecclesiastica effettiva sia essenziale per ricostruire la fiducia, garantire certezza del diritto e consolidare un ordine democratico autenticamente pluralista.

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Pubblicato

2026-01-19

Come citare

Botti, F. (2026). La restituzione del sacro: fede, proprietà e ricostruzione giuridica in Bosnia ed Erzegovina . Stato, Chiese E Pluralismo Confessionale. https://doi.org/10.54103/1971-8543/30681

Fascicolo

Sezione

Articoli