La restituzione del sacro: fede, proprietà e ricostruzione giuridica in Bosnia ed Erzegovina
DOI:
https://doi.org/10.54103/1971-8543/30681Parole chiave:
Proprietà religiosa, Restituzione ecclesiastica, Libertà religiosa, Minoranze religiose, Pluralismo confessionale, Relazioni Chiesa-StatoAbstract
Il presente articolo esamina la restituzione dei beni ecclesiastici in Bosnia ed Erzegovina quale banco di prova fondamentale per il costituzionalismo post-socialista e per la libertà religiosa. Viene anzitutto delineata l’eredità socialista delle nazionalizzazioni e i suoi effetti duraturi sullo status giuridico delle comunità religiose nella regione. In Bosnia, il sistema consociativo instaurato dagli Accordi di Dayton, unito alla frammentazione delle competenze e alle resistenze politiche, ha ostacolato l’attuazione della restituzione e prodotto forme di disuguaglianza strutturale. Le decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo evidenziano come la mancata esecuzione delle pronunce interne in materia di proprietà religiosa comprometta sia la tutela delle minoranze sia il pluralismo confessionale. L’articolo sostiene che una restituzione ecclesiastica effettiva sia essenziale per ricostruire la fiducia, garantire certezza del diritto e consolidare un ordine democratico autenticamente pluralista.
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