Il presente elaborato è parte di un’indagine da me condotta sul fenomeno vocale, improntata ad una valorizzazione e ad una risignificazione delle potenzialità politico-identitarie della voce cantata. Come reazione alla tradizionale supremazia della parola e all’egemonia del discorso, la scelta di utilizzare, nello specifico, la voce cantata come orizzonte di riferimento della mia analisi riflette il desiderio di emancipare la voce dal suo statuto ancillare di mero medium del linguaggio, per rivendicarne, invece, le sue più proprie potenzialità. L’orizzonte disciplinare entro cui si colloca questa ricerca è chiaramente quello dei Voice Studies, cui ho affiancato però alcune prospettive desunte dai Gender Studies e dai Queer Studies, tentando di realizzarne una prolifica sintesi cooperativa. L’intento di questo lavoro non è infatti quello di fornire un’ambiziosissima trattazione esaustiva del fenomeno vocale, quanto più quello di proporre in serie, attingendo a piene mani dall’orizzonte disciplinare dei Voice Studies, quei contributi che hanno delineato caratteristiche del fenomeno vocale funzionali a disvelarne implicite potenzialità espressivo-identitarie. Partirò dunque dal recupero della materialità vocale suggerito e auspicato da Roland Barthes, affiancandogli successivamente i preziosi contributi delle filosofe femministe Adriana Cavarero e Ann J. Cahill e dell’etnomusicologa Katherine Meizel, che hanno parlato rispettivamente di unicità/pluralità della voce, intervocalità e multivocalità come caratteristiche identitarie intrinseche al fenomeno vocale.