Il saggio esplora il ruolo del patrimonio universitario come dispositivo comunicativo capace di generare valore simbolico, attivare processi di rappresentazione e aprire nuovi spazi di riflessione pubblica. L’università, tradizionalmente narrata attraverso stereotipi mediatici o immagini istituzionali convenzionali, può diventare invece un laboratorio di comunicazione patrimoniale critica, nel quale la fotografia svolge una funzione non solo documentale e narrativa, ma anche performativa e trasformativa. Attraverso riferimenti teorici ampi e interdisciplinari, e mediante il confronto con esperienze visive come il Viaggio in Italia di Ghirri o le campagne pubblicitarie di Toscani, il contributo mostra come gli spazi accademici possano essere riletti come luoghi di tensione estetica, pluralismo semantico e “dissenso visivo”. L’immagine diventa così detonatore di senso e strumento di mediazione civica, capace di generare dialogo, riattivare l’immaginario collettivo e riconfigurare il sapere come bene comune.