Il saggio si propone una messa a fuoco dell’importanza degli apparati genetici ai fini del commento, in una direzione d’uso che intercetta l’asse dell’intertestualità intesa come laboratorio soggetto ad approssimazioni, correzioni di tiro, assestamenti interni che insistono su singoli luoghi oppure, su scala macroscopica, coinvolgono l’architettura complessiva del testo. Due i casi presi in esame: Delio Tessa e Vittorio Sereni.