Crimini, pene e privilegi processuali dei chierici nella Practica Criminalis Canonica di Juan Bernal Díaz De Luco
DOI:
https://doi.org/10.54103/2464-8914/26093Parole chiave:
Juan Bernal Díaz de Luco, Storia del diritto penale, Diritto canonico, crimini dei chierici, torturaAbstract
Il saggio contiene un’analisi giuridica delle tesi affermate dal vescovo Juan Bernal Díaz de Luco nella sua opera più celebre, la pionieristica Practica canonica criminalis pubblicata nel 1543. Partendo da una ricostruzione biografica della personalità del suo autore, nel contesto storico della Controriforma di cui egli fu uno dei più accreditati protagonisti, si compie una prima indagine sulla struttura dell’opera, le fonti e il metodo del giurista sivigliano e si approfondiscono alcune delle tematiche svolte nel suo libello, concentrandosi in modo particolare sulla discussione intorno alle pene di alcuni crimini e su determinati problemi processuali: la tortura dei chierici, l’interrogatorio del reo con giuramento de veritate, l’ammissibilità della testimonianza dei laici riguardo ai chierici. Dall’analisi emerge che il Dr. Bernal, come Díaz de Luco era anche denominato, si distingue sia per la tendenza a difendere e conservare i privilegi processuali dei chierici, sia per
la severità e il rigore con cui, in pieno riformismo erasmiano, egli modella la risposta punitiva della Chiesa nei confronti dei crimini dei chierici. Da questo punto di vista Díaz de Luco può essere considerato un abile difensore dei diritti dei chierici, ma anche uno strenuo riformatore dei costumi del clero.
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